Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8176 del 22/03/2019

Cassazione civile sez. trib., 22/03/2019, (ud. 20/02/2019, dep. 22/03/2019), n.8176

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15447/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE DOGANE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

i

cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12, domicilia;

– ricorrente –

contro

EXERGIA ENERGIA E GAS s.p.a., in concordato preventivo, (C.F.:

(OMISSIS)) in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dagli Avv. Gianleo Occhionero, del Foro di

Asti e Longo Lucio Laurita, del Foro di Roma, con domicilio eletto

presso l’Avv. Longo Lucio Laurita;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 6652/35/2014, pronunciata il 2 dicembre 2014 e

depositata l’11 dicembre 2014;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 20 febbraio

2019 dal Consigliere Dott. Antezza Fabio.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. L’Agenzia delle Dogane ricorre, con un motivo, per la cassazione della sentenza (indicata in epigrafe) di rigetto dell’appello proposto dalla stessa Amministrazione avverso la sentenza n. 80/12/2013 emessa dalla CTP di Varese. Quest’ultima, a sua volta, aveva accolto l’impugnazione proposta avverso l’atto di contestazione di sanzioni per mancato/tardivo pagamento delle accise sul gas naturale 2011 (atto prot. n. 371-2012).

2. Per quanto emerge dalla sentenza impugnata e dagli atti di parte, a carico del contribuente, operante anche nel settore della distribuzione di gas naturale, l’A.D. emise (D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, ex art. 13) provvedimento di contestazione di sanzioni per tardivo pagamento delle maggiori accise gravanti sulle rate di acconto mensili da marzo a dicembre 2001 (atto prot. n. (OMISSIS)), impugnato innanzi al Giudice tributario.

3. La CTP accolse il ricorso, ritenendo sussistenti, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, ex art. 8, le “condizioni di incertezza sull’ambito di applicazione” (riferimento da intendersi al D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 26, Testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi, di seguito anche: “TUA”).

4. L’appello proposto dall’A.D. fu rigettato dalla CTR, con la sentenza oggetto di attuale impugnazione, ancora una volta per la ritenuta operatività del citato art. 8 con riferimento alle disposizioni inerenti il pagamento (in acconto) delle accise sul gas naturale (se da effettuarsi in base al fatturato ovvero al consumato).

Nel dettaglio la Commissione regionale statuì nei seguenti termini.

“La Commissione osserva come corretto risulti l’operato della società contribuente e, di conseguenza, risulta del tutto applicabile l’esimente di cui al più volte del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8, infatti è del tutto naturale che i consumi fatturati possano non corrispondere con i volumi di gas importati, acquistati o estratti, così come statuito dalla Cassazione nella sentenza n. 124 del 7.1.14, ud. Del 3.7.13…. In relazione a quanto sopra, oltre alla dispersione, occorre tener presente che il quantitativo effettivamente fatturato è noto solo al consuntivo, essendo numerose le variabili che intervengono sull’effettiva fornitura/consumo di gas, quindi non è corretta l’applicazione di sanzioni sul pagamento delle rate d’acconto; appositamente, in tal senso, viene redatto il prospetto delle rettifiche di fatturazione che serve all’inserimento dei dati relativi alla rimodulazione dei consumi, oggetto di precedenti fatturazioni, attinenti anche a periodi non compresi nell’anno in dichiarazione”.

5. Contro la sentenza d’appello l’A.D. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, ed il contribuente si difende con controricorso (con il quale prospetta anche ipotesi di inammissibilità del motivo di ricorso) sostenuto da memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è fondato.

2. Con il motivo unico di ricorso, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si deduce: “Violazione… del D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, art. 26, comma 13, in combinato disposto con il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13, comma 1, con contestuale falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 10, comma 3, e del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 8, oltre che del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 6”.

Il ricorrente, in sostanza, prospetta la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 8, la cui errata interpretazione avrebbe comportato l’applicazione con riferimento alla disciplina inerente il versamento degli acconti delle accise sul gas naturale, di cui all’art. 26 TUA.

2.1. Il motivo in esame, ammissibile nei termini di cui innanzi (in quanto specifico laddove, invece, generica è la prospettata inammissibilità), è fondato in applicazione di consolidato orientamento di questa Corte, dal quale non vi sono motivi per discostarsi.

Ai fini di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 8, difatti, condizione d’inevitabile “incertezza normativa tributaria” sul contenuto, sull’oggetto e sui destinatari della norma tributaria, che costituisce causa di esenzione, consiste in un’oggettiva impossibilità di individuare la norma giuridica in cui sussumere un caso di specie, accertabile esclusivamente dal Giudicante, in quanto riferita nè al contribuente nè all’Amministrazione finanziaria bensì al Giudice, unico soggetto dell’ordinamento cui è attribuito il potere-dovere di accertare la ragionevolezza di una determinata interpretazione. Restano quindi irrilevanti l’incertezza soggettiva derivante dall’ignoranza incolpevole del diritto o dall’erronea interpretazione della normativa o dei fatti di causa (in merito ai detti presupposti di operatività dell’esenzione si vedano, ex plurimis: Cass. sez. 5, 07/11/2018, n. 28376; Cass. sez. 5, 04/05/2018, n. 10662, Rv. 647971-01; Cass. sez. 5, 27/02/2017, n. 4960, Rv. 643217-02, in motivazione, Cass. sez. 5, 23/11/2016, n. 23845, Rv. 641724-02; Cass. sez. 5, 20/06/2015, n. 13076, Rv. 635871-01; Cass. sez. 6-5, 02/12/2015, n. 24588, Rv. 637564-01, che fa esplicito riferimento alla necessità della sussistenza di contrasti giurisprudenziali sull’oggetto della controversia ed all’irrilevanza di divergenza tra l’indirizzo interpretativo dell’Amministrazione finanziaria e le indicazioni fornite dall’associazione di categoria del contribuente).

La CTR con l’impugnata sentenza non ha correttamente applicato l’evidenziato principio. Essa, con motivazione peraltro meramente assertiva e priva di qualsivoglia illustrazione degli elementi di oggettiva incertezza normativa, ha difatti dato risalto, al più, ad elementi soggettivi di incertezza e, comunque, con riferimento ad una norma introdotta non nell’immediatezza del verificarsi della fattispecie in esame e della quale non ha altresì neanche prospettato contrasti giurisprudenziali.

3. In conclusione, il ricorso deve essere accolto, con cassazione della sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto, e rinvio alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, che provvederà anche alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie ricorso e cassa la sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Lombardia anche per la regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 20 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2019

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