Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8175 del 11/04/2011

Cassazione civile sez. trib., 11/04/2011, (ud. 11/01/2011, dep. 11/04/2011), n.8175

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rapp.te pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che lo rappresenta e difende per legge;

– ricorrente –

contro

C.G.B., elett.te dom.to in Roma, alla via Po

n. 9, presso lo studio dell’avv. Napolitano Francesco, dal quale è

rapp.to e difeso, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Campania n. 470/1/2004 depositata il 6/12/2004;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza

dell’11/1/2011 dal Consigliere Relatore Dott. Marcello Iacobellis;

Udito l’avv. Napolitano per il controricorrente;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale, dott.

APICE Umberto che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da C.G.B. contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell’appello proposto dalla Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP di Napoli n. 738/04/01 che aveva accolto il ricorso del contribuente avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) per Irpef ed Ilor, relativi all’anno 1994, emesso dall’Ufficio II.DD. di Napoli, nei confronti della ditta individuale C.G.B., esercente attività di raccolta e trasporto rifiuti, con sede in (OMISSIS). Sulla base di un P.V.C., redatto dalla G.d.F. di Giugliano, con l’atto di avviso in questione, era stato rettificato il reddito d’impresa sul rilievo che la posta di bilancio “capitale netto” risultava incrementata da fonti di finanziamento personali dei titolare, di cui il medesimo non aveva dichiarato la provenienza, così da ritenersi derivanti da reddito d’impresa non dichiarato.

La CTR rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate sul rilievo che l’Ufficio non aveva “svolto la necessaria attività d’indagine” e che il ricorrente aveva “dato prova, allegando la documentazione relativa, che aveva disponibilità di capitali da immettere nell’azienda individuale per far fronte a necessarie esigenze di cassa”. Circa la presunzione che trattavasi di proventi derivanti da reddito d’impresa sottratti all’imposizione tributaria, la CTR affermava “invece, agli atti di causa risulta allegata la quietanza rilasciata in data 5/6/1994 dagli eredi di C. A. per il pagamento del capitale assicurato in conseguenza della prematura morte dello steso; documentazione del Banco di Napoli datata 21/12/1988 per l’acquisto di Bond Banco di Napoli, estratto conto del (OMISSIS) circa il possesso di consistenti Certificati di deposito emessi dal Monte dei Paschi di Siena. La CTR riteneva, infine, “inconsistenti le motivazioni addotte dall’Ufficio circa l’assimilazione al concetto di capitale netto per la società per azioni … al capitale netto di ditta individuale”.

Il ricorso proposto si articola in due motivi. Resiste con controricorso il C. il quale ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con primo motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate assume la “Violazione dell’art. 2217 c.c. in relazione all’art. 2423 c.c..

Omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia. Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5”. “Erroneo in fatto ed oscuro delle sue implicazioni giuridiche – sarebbe – il punto della sentenza impugnata in cui si imputa all’Ufficio l’assimilazione del concetto di capitale netto della ditta individuale (art. 2217 c.c.) a quello di una società per azioni (art. 2423 c.c.) … . Nel caso di specie la parte ha sempre esposto in bilancio dal 1991 la voce capitale netto” assimilando lo stesso a un conto versamenti e prelievi c/utili, quindi utilizzando una posta in bilancio formale in modo improprio … . E’ palese dunque la violazione dell’art. 2217 c.c., e, quindi, l’obbligo del contribuente di consentire la ripartizione tra attività e passività della impresa individuale e attività e passività della ditta attraverso una documentazione opponibile all’Ufficio.

La censura relativa alla violazione di legge è inammissibile in quanto verte su questioni estranee alla ratio decidendi della sentenza impugnata.. Dalla motivazione della decisione, come sopra riportata, si rileva come la CTR ha ritenuto comprovato che gli importi in contestazione derivassero da capitali propri del contribuente. Tanto è sufficiente a sorreggere sul piano logico giuridico la decisione impugnata, di talchè irrilevante è la questione circa l’assimilazione del concetto di capitale netto della ditta individuale a quello di una società per azioni. La censura, quand’anche fondata, non potrebbe comunque condurre, stante l’intervenuta definitività dell’altra ratio decidendi non impugnata, all’annullamento della decisione stessa (Sez. 3, Sentenza n. 24540 del 20/11/2009; Sez. 3, Sentenza n. 389 del 11/01/2007).

Inammissibile è altresì la censura in ordine alla motivazione in quanto priva di specifiche argomentazioni. Per validamente denunziare, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, la carenza della motivazione in ordine all’accertamento positivo o negativo di un fatto, il ricorrente deve specificare in ordine a quali aspetti del fatto storico la motivazione non enunci il supporto probatorio sul quale l’accertamento si fonda, ovvero le ragioni fattuali o logiche per le quali tale supporto probatorio non può che essere considerato logicamente incongruo, insufficiente o contraddittorio, oppure specificare quali elementi di prova pur ritualmente acquisiti siano stati illogicamente e immotivatamente ignorati. Il controllo sulla congruità della motivazione postula, invero, la specificazione da parte del ricorrente delle risultanze che egli assume decisive e non valutate o insufficientemente valutate dal giudice, oppure specificare i profili in ragione dei quali le risultanze di cui il giudice ha tenuto conto siano insufficienti a dar fondamento probatorio all’accertamento o siano addirittura incongrue a tal fine.

Solo tali specificazioni, infatti, consentono al giudice di legittimità di deliberare sulla adeguatezza logica della motivazione. Deve conseguentemente ritenersi inidoneo allo scopo il ricorso con cui la parte – come nella specie – si limiti a denunciare nella sola intestazione del motivo di censura l’omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia, senza ulteriori deduzioni o argomentazioni.

Con secondo motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate assume la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 5 e la L. 18 febbraio 1999, n. 28, art. 25. Omessa o insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia. Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5. Secondo la ricorrente l’illegittimità della sentenza impugnata deriva da una incongrua ricostruzione del procedimento seguito dall’Ufficio per l’accertamento impugnato. La sentenza avrebbe erroneamente ritenuto che i documenti non esibiti in sede di verifica ma allegati all’atto introduttivo del giudizio fossero idonei a vincere le presunzioni poste dall’Ufficio a fondamento dell’accertamento impugnato, senza rilevare la inammissibilità della produzione ai sensi delle norme citate e del comportamento tenuto dal contribuente in sede di verifica.

La censura relativa alla inammissibilità della produzione documentale è inammissibile in quanto non proposta in sede di merito. Ed invero, i motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena d’inammissibilità, questioni che siano già comprese nel tema del decidere del giudizio d’appello, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di legittimità questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase di merito, tranne che non si tratti di questioni rilevabili d’ufficio (Sez. 3, Sentenza n. 2140 del 31/01/2006). L’esame degli atti processuali evidenzia che il C., con il ricorso introduttivo alla CTP di Napoli, contestò la presunzione operata dall’Ufficio deducendo che i mezzi finanziari apportati erano “frutto di risparmi accantonati nei ventuno anni di esercizio di attività (inizio anno 1973) come dimostrato dal possesso di titoli per L. 710.000.000 già alla data del 28 febbraio 1991, nonchè dal rimborso assicurativo per la morte del figlio A. per L. 300.000.000 avvenuta nel 1994.” allegando la relativa documentazione. Nessuna deduzione circa l’ammissibilità di tale produzione risulta formulata dall’Agenzia delle Entrate con l’atto di appello.

Inammissibile è altresì la censura in ordine alla “Omessa o insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia”, secondo quanto sopra ritenuto nell’esame dell’ analogo primo motivo di ricorso.

Consegue da quanto sopra il rigetto del ricorso e la condanna della ricorrente alla rifusione, in favore del C., delle spese del giudizio di cassazione che si liquidano in complessivi Euro 5.100,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre accessori di legge.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione, in favore del C. delle spese del giudizio di cassazione che si liquidano in complessivi Euro 5.100,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 11 aprile 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA