Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8167 del 11/04/2011

Cassazione civile sez. trib., 11/04/2011, (ud. 05/01/2011, dep. 11/04/2011), n.8167

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

D.E., D.M., D.G., D.

G., D.P., S.M.G., elettivamente

domiciliati in ROMA VIALE DELL’UNIVERSITA’ 27, presso lo studio

dell’avvocato TEDESCHI DARIO, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato PALAZZOLI DIEGO, procura speciale Notaio Dr. ARTURO

ANTONIO PASQUALE in FORIO REP. 59792 del 16/01/2006;

– ricorrenti –

contro

GEST LINE SPA, AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 107/2005 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 13/05/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/01/2011 dal Consigliere Dott. CAMILLA DI IASI;

udito per il ricorrente gli Avvocati TEDESCHI DARIO E PALAZZOLI

DIEGO, che hanno chiesto l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

1. E., G., G., M. e D.P., nonchè S.M.G. propongono ricorso per cassazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e della Gest Line s.p.a. – già E.SA.BAN. s.p.a. – (che non si sono costituite) e avverso la sentenza con la quale, in tema di impugnazione di cartella esattoriale relativa al pagamento di rate di imposta di successione, Invim, sanzioni e multe in relazione alla dichiarazione di successione relativa al decesso di D.F., la C.T.R. Campania riformava la sentenza di primo grado che aveva accolto i ricorsi riuniti dei contribuenti. In particolare, i giudici d’appello, premesso che la vertenza trae origine dal mancato pagamento dei versamenti previsti in un atto stipulato tra gli eredi di D.F. ed il fisco col quale veniva pattuito il pagamento dilazionato dell’imposta di successione, rilevavano che, a norma del D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 38, se il contribuente non provvede al pagamento delle rate scadute entro 60 giorni dalla notificazione di apposito avviso, decade dal beneficio della dilazione, e che pertanto, non potendo l’amministrazione porre in essere alcun provvedimento finalizzato al recupero delle rate non pagate prima di tale termine, la prescrizione doveva decorrere solo a far data dal sessantesimo giorno successivo alla richiesta, onde doveva ritenersi che la cartella impugnata fosse stata notificata entro il termine di prescrizione decennale.

2. Col primo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 2935, 2943 e 2946 c.c. nonchè D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 38 e L. n. 212 del 2000, art. 8, comma 3, i ricorrenti sostengono tra l’altro che i giudici d’appello avrebbero omesso di considerare che il D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 38, comma 5, prevede che il contribuente decade dal beneficio della dilazione se non provvede al pagamento delle rate scadute entro il termine di 60 giorni dalla notificazione di apposito avviso, pertanto la norma si riferisce alle rate che ancora devono scadere (rispetto alle quali soltanto può configurarsi la perdita del beneficio della dilazione), non alle rate già scadute, che sono perciò immediatamente esigibili essendo scaduto il relativo termine.

La censura è fondata. Premesso che nella sentenza impugnata si da atto che in primo grado l’Ufficio aveva precisato che la richiesta riguardava esclusivamente le rate scadute e non si registrano contestazioni in proposito, occorre rilevare che il D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 38, comma 5, prevede che, salva l’applicazione delle sanzioni stabilite per il ritardo nel pagamento, il contribuente decade dal beneficio della dilazione se non provvede al pagamento delle rate scadute entro 60 giorni dalla notificazione di apposito avviso: secondo la norma in esame, pertanto, il pagamento delle rate scadute entro 60 giorni dalla notificazione dell’avviso impedisce la decadenza dal beneficio della dilazione, con la conseguenza che le rate non scadute non possono essere richieste prima che siano infruttuosamente trascorsi i suddetti 60 giorni, senza che ciò incida in alcun modo sui tempi di richiesta delle rate scadute le quali, in quanto tali, possono essere immediatamente richieste.

La ritenuta fondatezza del primo motivo rende superfluo l’esame del successivo secondo motivo (col quale si deduce violazione dell’art. 2909 c.c. nonchè degli artt. 324 e 329 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per omesso esame di un punto decisivo prospettato dalla parte).

Il primo motivo di ricorso deve essere pertanto accolto, con assorbimento del secondo, e la sentenza impugnata deve essere conseguentemente cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito con l’accoglimento del ricorso introduttivo, essendo al momento della notifica della cartella (24.03.2003) trascorso il termine di prescrizione decennale, decorrente dall’atto interruttivo (20.03.1993) e non dallo scadere dei sessanta giorni previsti dal D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 38.

Atteso lo sviluppo processuale della controversia, si dispone la compensazione delle spese dei gradi di merito e la condanna delle soccombenti al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito accoglie il ricorso introduttivo. Compensa le spese dei gradi di merito e condanna le soccombenti alle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 7.200,00 di cui Euro 7.000,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 5 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 11 aprile 2011

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