Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8151 del 02/04/2010

Cassazione civile sez. I, 02/04/2010, (ud. 11/01/2010, dep. 02/04/2010), n.8151

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.V., domiciliato in Roma presso la Corte di

Cassazione, rappresentato e difeso dall’avv. MARRA Alfonso Luigi

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

Presidenza del Consiglio dei Ministri in persona del Presidente,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ex lege;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’appello di Napoli emesso nel

procedimento n. 886/06 in data 4.10.2006;

Udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica

dell’11.1.2010 dal Relatore Cons. PICCININNI Carlo;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con decreto del 4.10.2006 la Corte di Appello di Napoli condannava ai sensi della L. n. 89 del 2001 la Presidenza del Consiglio al pagamento di Euro 2.400,00 oltre interessi in favore di C. V., con riferimento all’eccessiva durata di un giudizio davanti al TAR Campania per il riconoscimento di crediti retributivi, apprezzata nella misura di tre anni.

Avverso la decisione C. proponeva ricorso per Cassazione articolato in dodici motivi, cui resisteva l’intimata, con i quali rispettivamente denunciava:

1 ) violazione del rapporto tra normativa nazionale e sovranazionale;

2), 3), 4) mancato riconoscimento del “bonus” di Euro 2.000,00, in ragione della natura della controversia;

5) riduzione dell’indennizzo in ragione della modesta consistenza della controversia;

6), 7), 8), 9), 10), 11), 12) errata liquidazione delle spese processuali sotto vari profili.

Osserva il Collegio che e’ inammissibile il primo motivo per la genericita’ della doglianza; sono infondate quelle prospettate sub 2), 3) e 4), poiche’ la natura peculiare di alcune controversie (fra le quali quelle di lavoro, come nel caso in esame) non comporta l’automatico riconoscimento del “bonus”, ma consente al giudice che ritenga di avvalersi in tal senso del potere discrezionale conferitogli di liquidare l’ulteriore importo di Euro 2.000,00 sopra indicato. Nella specie la detta liquidazione non vi e’ stata, e cio’ significa, implicitamente, che il giudice non ha ritenuto di concederla; e’ analogamente infondata quella sub 5), poiche’ la liquidazione effettuata (Euro 800,00 annui) e’ sostanzialmente in linea con i parametri CEDU. E’ viceversa parzialmente fondata la doglianza relativa alle spese, limitatamente all’errata applicazione della tariffa per i procedimenti in Camera di consiglio ed alla violazione dei minimi tariffari.

Il ricorso va dunque accolto entro tali limiti, con cassazione del decreto impugnato sotto tale riflesso e condanna della Presidenza al pagamento delle spese del giudizio di merito e ad un terzo di quelle di legittimita’ (da compensare per i residui due terzi tenuto conto del limitato accoglimento dei motivi di impugnazione), da distrarre in favore del procuratore dichiaratosi antistatario e liquidate in dispositivo.

PQM

Accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato in relazione ai profili accolti e, decidendo ex art. 384 c.p.c., condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento delle spese processuali del giudizio di merito e ad un terzo di quelle di legittimita’, da distrarre in favore del procuratore dichiaratosi antistatario, che liquida rispettivamente in Euro 570,00, di cui Euro 345,00 per onorari e Euro 175,00 per diritti e, nella loro interezza in Euro 420,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori di legge.

Compensa due terzi delle spese del giudizio di legittimita’.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 2 aprile 2010

 

 

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