Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8116 del 02/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 02/04/2010, (ud. 24/03/2010, dep. 02/04/2010), n.8116

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO 25/B, presso lo

studio dell’avvocato PESSI ROBERTO che la rappresenta e difende,

giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.M., N.G., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA FLAMINIA 195, presso lo studio dell’avvocato VACIRCA

SERGIO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato LALLI

CLAUDIO, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1015/2005 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 22/06/2005 r.g.n. 1931/04 + altre;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

24/03/2010 dal Consigliere Dott. BANDINI Gianfranco;

udito l’Avvocato MICELI MARIO per delega ROBERTO PESSI;

udito l’Avvocato VACIRCA SERGIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per:

inammissibile per intervenuta conciliazione per N. rigetto

in subordine accoglimento per quanto di ragione.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’Appello di Firenze, con sentenza del 27.5 – 22.6.2005, accogliendo l’impugnazione proposta da G.M. e N. G. nei confronti della Poste Italiane spa, ha dichiarato la nullita’ del termine apposto ai contratti di lavoro stipulati inter partes il (OMISSIS) (quanto al G.) e il (OMISSIS) (quanto al N.), dichiarando l’avvenuta costituzione di rapporti a tempo indeterminato decorrenti dalle date anzidette e condannando la parte datoriale alla corresponsione della retribuzione globale di fatto dalla richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione.

Per la cassazione di tale sentenza la Poste italiane spa ha proposto ricorso fondato su due motivi e illustrato con memoria.

Gli intimati G.M. e N.G. hanno resistito con controricorso, illustrato con memoria.

Nel corso del giudizio e’ stato depositato il verbale di conciliazione in sede sindacale concluso fra la ricorrente e l’intimato N.G..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Dal ricordato verbale di conciliazione, debitamente sottoscritto dal lavoratore interessato N.G. e dal rappresentante della Poste Italiane spa, risulta che le parti hanno raggiunto un accordo transattivo concernente la controversia de qua, dandosi atto dell’intervenuta amichevole e definitiva conciliazione a tutti gli effetti di legge e dichiarando che, in caso di fasi giudiziali ancora aperte, le stesse sarebbero state definite in coerenza con il verbale stesso. Ad avviso del Collegio il suddetto verbale di conciliazione si appalesa idoneo a dimostrare l’intervenuta cessazione della materia del contendere nel giudizio di cassazione ed il conseguente sopravvenuto difetto di interesse delle parti a proseguire il processo. Alla cessazione della materia del contendere consegue la declaratoria di inammissibilita’ del ricorso, in quanto l’interesse ad agire (e, quindi, anche ad impugnare), deve sussistere non solo nel momento in cui e’ proposta l’azione o l’impugnazione, ma anche nel momento della decisione in relazione alla quale, ed in considerazione della domanda originariamente formulata, va valutata la sussistenza di tale interesse (cfr, Cass., SU, n. 25278/2006).

Tenuto conto del contenuto dell’accordo transattivo intervenuto tra le parti, si ritiene conforme a giustizia compensare integralmente tra le stesse le spese del giudizio di cassazione.

2. Per quanto riguarda la posizione dell’intimato G.M., la Corte territoriale ha ritenuto l’inefficacia della clausola appositiva del termine osservando, nell’interpretazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 regolante la fattispecie dedotta, che:

l’apposizione del termine continua a configurare una ipotesi derogatoria rispetto allo schema generale, secondo cui i contratti di lavoro a tempo indeterminato rappresentano la forma comune dei rapporti di lavoro;

l’esigenza di specificare nell’atto scritto le ragioni riconducibili alla clausola generale introduce un obbligo motivazionale che si risolve nel dare concretezza alle enunciazioni astratte contenute nella norma e percio’ nel descrivere non gia’ la mera causale, ma la “causa” dell’apposizione del termine, attraverso la descrizione delle ragioni concrete e delle esigenze che sorreggono la temporaneita’ della prestazione, individuando il nesso fra le prime e la seconda.

Nel caso di specie la lettura della motivazione contenuta nel contratto di lavoro, a parte la ricognizione di tutte le fattispecie autorizzazione, ne rilevava il carattere tautologico, facendosi riferimento non gia’ alla causa, ma alla sola causale del contratto stesso; ratione temporis doveva altresi’ rilevarsi la nullita’ degli accordi successivi alla scadenza del CCNL richiamati nel contratto individuale.

2.1 Tali argomentazioni sono state censurate dalla ricorrente, con il primo mezzo, sotto distinti profili.

Premesso che la causale indicata nel contratto faceva riferimento sia alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, sia all’attuazione delle previsioni di numerosi accordi sindacali, sia alla necessita’ di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie contrattualmente dovute a tutto il personale nel periodo estivo, la ricorrente ha infatti dedotto che:

nel contratto era stata effettuata la corretta enunciazione delle specifiche esigenze poste a base dell’assunzione, dovendosi in particolare rilevare che gli accordi richiamati, inerenti alla mobilita’ aziendale, esplicano quali siano le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo esistenti nel caso di specie;

con specifico riferimento alle ragioni di carattere sostitutivo, la Corte territoriale non aveva tenuto conto di un documento riportante le assenze per ferie nel periodo luglio – settembre 2002, ne’ aveva ammesso le prove orali offerte.

2.2 Questa Corte ha gia’ avuto modo di precisare (cfr, Cass., n. 2279/2010), in fattispecie sostanzialmente analoghe a quella in esame, che, per evitare un uso indiscriminato del contratto a termine, il legislatore ha imposto la trasparenza, la riconoscibilita’ e la verificabilita’ della causale assunta a giustificazione del termine stesso, gia’ a partire dal momento della stipulazione del contratto di lavoro, attraverso la previsione dell’onere di specificazione, vale a dire di una indicazione sufficientemente dettagliata della causale nelle sue componenti identificative essenziali, sia quanto al contento che con riguardo alla sua portata spazio – temporale e piu’ in generale circostanziale; pertanto, per le finalita’ indicate, anche alla luce della direttiva comunitaria a cui il D.Lgs. n. 368 del 2001 ha dato attuazione, tali ragioni giustificatrici devono essere sufficientemente particolareggiate, in maniera da rendere possibile la conoscenza dell’effettiva portata delle stesse e quindi il controllo di effettivita’ delle stesse.

E’ stato inoltre condivisibilmente affermato che tale specificazione delle ragioni giustificatrici del termine puo’ risultare anche indirettamente nel contratto di lavoro e da esso per relationem in altri testi scritti accessibili alle parti, in particolare nel caso in cui, data la complessita’ e la articolazione del fatto organizzativo, tecnico o produttivo che e’ alla base della esigenza di assunzioni a termine, questo risulti analizzato in documenti specificatamente ad esso dedicati per ragioni di gestione consapevole e/o concordata con i rappresentanti del personale.

Nel caso di specie, secondo quanto sostenuto dalla ricorrente, la richiesta specificazione delle ragioni giustificatrici del termine dovrebbe riscontrarsi negli accordi sindacali espressamente richiamati nel contratto individuale dedotto in giudizio; tale assunto, come si e’ visto, e’ astrattamente condivisibile, ma non puo’ trovare applicazione nel caso di specie, poiche’ la parte ricorrente, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per Cassazione, non ha ivi riportato il contenuto (almeno per quanto di rilievo) degli accordi anzidetti.

2.3 Per quanto concerne poi l’indicazione di ragioni di carattere sostitutivo, questa Corte ha gia’ avuto modo di precisare (cfr, Cass., n. 1576/2010) che proprio il venir meno del sistema delle fattispecie legittimanti impone che il concetto di specificita’ sia collegato a situazioni aziendali non piu’ standardizzate ma obiettive, con riferimento alle realta’ specifiche in cui il contratto viene ad essere calato, cosicche’ il concetto di specificita’ in questione risente di un certo grado di elasticita’ che, in sede di controllo giudiziale, deve essere valutato dal giudice secondo criteri di congruita’ e ragionevolezza.

Pertanto, il contratto a termine, se in una situazione aziendale elementare e’ configurabile come strumento idoneo a consentire la sostituzione di un singolo lavoratore addetto a specifica e ben determinata mansione, allo stesso modo in una situazione aziendale complessa e’ configurabile come strumento di inserimento del lavoratore assunto in un processo in cui la sostituzione sia riferita non ad una singola persona, ma ad una funzione produttiva specifica che sia occasionalmente scoperta.

In quest’ultimo caso, ricorrente nelle fattispecie all’esame, il requisito della specificita’ puo’ ritenersi soddisfatto non tanto con l’indicazione nominativa del lavoratore o dei lavoratori sostituiti, quanto con la verifica della corrispondenza quantitativa tra il numero dei lavoratori assunti con contratto a termine per lo svolgimento di una data funzione aziendale e le scoperture che per quella stessa funzione si sono realizzate per il periodo dell’assunzione. Con la conseguenza che l’apposizione del termine per “ragioni sostitutive” deve ritenersi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse – risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorche’ non identificati nominativamente, ferma restando in ogni caso la verificabilita’ circa la sussistenza effettiva del presupposto di legittimita’ prospettato. Nella presente controversia la parte ricorrente, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per Cassazione, ha omesso di riportare nello stesso il contenuto del contratto individuale dedotto in giudizio, con particolare riferimento a quei teste’ ricordati ulteriori elementi che, eventualmente, potrebbero avere assolto all’onere di specificazione delle enunciate ragioni di carattere sostitutivo; dal che discende l’inammissibilita’ del profilo di doglianza all’esame, restando conseguentemente assorbite le ulteriori censure inerenti alla dedotta omessa considerazione di talune risultanze istruttorie e alla mancata ammissione delle prove orali.

3. Con il secondo motivo la ricorrente censura le conseguenze di carattere risarcitorio dolendosi che:

la Corte territoriale non abbia pronunciato sulla richiesta di esibizione ex art. 210 c.p.c. dei libretti di lavoro e delle buste paga del lavoratore interessato;

non sia stato considerato che l’aliunde perceptum puo’ essere solo genericamente dedotto, essendo onere del lavoratore dimostrare di non essere stato occupato nei periodi di riferimento. Il motivo, nei distinti profili in cui si articola, e’ inammissibile, non essendo state espresse specifiche ragioni di critica (al di la’ di affermazioni genericamente assertive) alle argomentazioni svolte sul punto dalla Corte territoriale, la quale ha ritenuto che, in presenza di una richiesta di condanna generica, l’eccezione di aliunde perceptum avrebbe dovuto essere esaminata nell’ambito del successivo giudizio sul quantum delle spettanze retributive.

4. In definitiva il ricorso, per quanto proposto nei confronti di G.M., va rigettato.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE Dichiara inammissibile il ricorso proposto nei confronti di N.G., compensando le spese; rigetta il ricorso proposto nei confronti di G.M. e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese, che liquida in Euro 10,00 oltre ad Euro 2.000,00 (duemila/00) per onorari ed accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, il 24 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 2 aprile 2010

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