Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8110 del 23/04/2020

Cassazione civile sez. III, 23/04/2020, (ud. 04/12/2019, dep. 23/04/2020), n.8110

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9580/2018 proposto da:

I.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. CESARE 118,

presso lo studio dell’avvocato EMILIA MARIA ANGELONI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAURIZIO CAVALIERE;

– ricorrente –

contro

C.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTEZEBIO

32 SCA INT. 6, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO MARTORIELLO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO CATTANI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2311/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 27/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/12/2019 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.

Fatto

RILEVATO

che:

C.D. intimò a I.M. sfratto per finita locazione e, in subordine, per morosità in relazione ad una locazione ad uso abitativo stipulata per uso transitorio, deducendo che il conduttore non aveva rilasciato il bene alla scadenza prevista e che, inoltre, non aveva pagato i canoni di locazione;

l’intimato si oppose alla convalida assumendo la nullità della clausola di uso transitorio e sostenendo che il canone pattuito era di 350,00 Euro mensili (anzichè di 1.333.33 Euro, come preteso dal locatore);

il Tribunale di Lucca accolse la domanda dell’attore, condannando il conduttore al rilascio dell’immobile e al pagamento della somma di 8.632,14 Euro;

pronunciando sul gravame proposto dallo I., la Corte di Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado, osservando che:

la clausola di transitorietà di cui all’art. 2 del contratto di locazione (che prospettava l’esigenza del conduttore – marito della precedente proprietaria sottoposta alla procedura esecutiva nell’ambito della quale il C. aveva acquistato il bene – di disporre dell’immobile per due mesi e ventisette giorni al fine liberare i locali e di organizzare il trasloco) evidenziava “pieno accordo e consapevolezza delle parti (…) sulla ricorrenza delle condizioni che ne legittimavano la stipula”;

il contratto transitorio era “manifestamente conforme allo schema di cui al D.M. 30 dicembre 2002”;

la locazione aveva pertanto validità dal 19 luglio 2016 al 15 ottobre 2016 e il canone mensile era stato “stabilito in Euro 1.333,33, essendo il riferimento all’annualità un manifesto errore di scritturazione poichè le parti volevano stabilirlo solo per la durata transitoria (2 mesi e 27 gg.) con pagamento in tre rate mensili”;

la locazione doveva pertanto ritenersi “cessata il 15 ottobre 2016 per lo spirare del termine finale ed il conduttore risulta(va) inadempiente al contratto per omesso trasloco e liberazione dell’immobile e per omesso versamento dei canoni di locazione”;

peraltro, “il contratto conteneva anche una clausola risolutiva espressa (art. 7: mancato pagamento anche di una sola rata) e, quindi, anche sotto questo profilo l’appello si appalesa(va) del tutto infondato”;

ha proposto ricorso per cassazione I.M., affidandosi a due motivi illustrati da memoria; ha resistito, con controricorso, il C..

Diritto

CONSIDERATO

che:

il primo motivo denuncia la violazione e la falsa applicazione della L. n. 431 del 1998, art. 5 e D.M. 30 dicembre 2002, art. 2, “in quanto la sentenza impugnata riconosce la transitorietà del contratto di locazione nonostante la mancanza di documentazione allegata al contratto”;

il secondo motivo deduce la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1346,1418 e 1571 c.c., “in quanto la sentenza impugnata ritiene determinato il canone di locazione” benchè il tenore letterale del contratto indichi “un canone annuo in contrasto con il canone mensile”: richiamata la relativa clausola contrattuale (“il canone annuo di locazione è convenuto in Euro 4.000,00 importo che il conduttore si obbliga a corrispondere nel domicilio del locatore da pagarsi con rata mensile eguale anticipata di Euro 1.333,33 ciascuna”), il ricorrente evidenzia che non risulta possibile una lettura univoca e che ciò determina la nullità per indeterminatezza della pattuizione e – con essa – dell’intero contratto, venendo meno l’obbligo dello I. di pagare le somme di cui alla statuizione di condanna;

il primo motivo è inammissibile per difetto di interesse, in quanto il ricorrente censura la sola ratio decidendi basata sulla validità della clausola di durata transitoria, ma non anche l’affermazione che il contratto risultava comunque inadempiuto per omesso versamento dei canoni, anche alla luce della clausola risolutiva espressa correlata al mancato pagamento di una rata del canone; affermazione che, nella logica della decisione, integra un’autonoma ratio, da sola idonea a giustificare la condanna al rilascio (in relazione alla domanda subordinata di risoluzione per morosità);

il secondo motivo è parimenti inammissibile, in quanto la deduzione (nuova) della nullità della clausola concernente l’ammontare del canone viene prospettata sull’assunto di un’insuperabile indeterminatezza che, tuttavia, non si confronta con la lettura univoca datane dalla Corte di Appello (nel senso che il canone fosse stato stabilito in 4.000,00 Euro in relazione all’intero periodo di durata della locazione), che non risulta – di per sè – specificamente censurata sotto il profilo della violazione dei canoni ermeneutici; in difetto del presupposto “fattuale” dell’effettiva impossibilità di determinare la misura del canone, non risulta pertanto predicabile l’ipotesi di nullità prospettata dal ricorrente;

le spese di lite seguono la soccombenza;

sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 2.000,00, oltre ad Euro 200,00 per esborsi ed oltre al rimborso delle spese forfettarie e degli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 4 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2020

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