Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8105 del 22/03/2019

Cassazione civile sez. trib., 22/03/2019, (ud. 03/10/2018, dep. 22/03/2019), n.8105

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA E. Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giusep – rel. Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 6662/2015 R.G. proposto da:

C.S., rappresentata e difesa dagli Avv.ti Alessandro

Giovannini e Valerio Cioni, con domicilio eletto presso quest’ultimo

in Roma via degli Scipioni n. 268/a, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle dogane, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale

dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

e

Equitalia Centro Spa, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Maurizio

Cimetti e Sante Ricci, con domicilio eletto presso quest’ultimo in

Roma via delle Quattro Fontane n. 161, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Toscana n. 1477/1/14, depositata il 18 luglio 2014.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 3 ottobre 2018

dal Cons. Giuseppe Fuochi Tinarelli.

Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Sorrentino Federico, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Udito l’Avv. Valerio Moretti per delega dell’Avv. Maurizio Cimetti

per Equitalia Centro Spa che ha concluso per il rigetto del ricorso

Udito l’Avvocato dello Stato Anna Collabolletta per l’Agenzia delle

dogane che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.S. impugnava la cartella di pagamento notificata in data 7 marzo 2012 da Equitalia Centro Spa per l’importo di Euro 71.479,82, oltre interessi, in esecuzione della sentenza della Commissione tributaria provinciale di Pisa n. 222/05/07, passata in giudicato in data 4 gennaio 2009, relativa all’irrogazione di sanzioni amministrative per dazi ed Iva all’importazione, eccependo la decadenza dell’Amministrazione finanziaria.

Il giudice di primo grado rigettava l’impugnazione; la sentenza era confermata dalla CTR della Toscana.

La contribuente ricorre per cassazione con un motivo. Resistono, con controricorso, l’Agenzia delle dogane e Equitalia Centro Spa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. L’unico motivo di ricorso denuncia violazione del D.P.R. 602 del 1973, art. 25, e del art. 2953 c.c. per aver la CTR escluso la decadenza in capo al concessionario per la riscossione della notifica della cartella di pagamento, effettuata oltre i termini di cui al D.P.R. 602 del 1973, art. 25, ritenendo applicabile il termine decennale di prescrizione.

Assume, in particolare, che la decisione n. 222/05/07 della CTP di Pisa, sulla cui base era stata emessa la cartella, si era limitata a dichiarare inammissibile il ricorso della contribuente perchè tardivo, sicchè l’atto di contestazione era già definitivo.

2. Il motivo è infondato.

2.1. Questa Corte, a Sezioni Unite, ha affermato il principio per cui “il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’art. 2953 c.c., che disciplina specificamente ed in via generale la cosiddetta actio iudicati, mentre, se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 20, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l’obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario” (Sez. U, n. 25790 del 10/12/2009).

In applicazione di questo principio si è poi chiarito che “il diritto alla riscossione di un’imposta, conseguente ad avviso di liquidazione divenuto definitivo, perchè confermato con sentenza passata in giudicato, non è assoggettato ai termini di decadenza e prescrizione che scandiscono i tempi dell’azione amministrativo-tributaria, ma esclusivamente al termine di prescrizione generale previsto dall’art. 2953 c.c., in quanto il titolo sulla base del quale viene intrapresa la riscossione non è più l’atto amministrativo, ma la sentenza” (Cass. n. 5837 del 11/03/2011; orientamento consolidato ed univoco: v. ex multis Cass. n. 330 del 09/01/2014; Cass. n. 16730 del 09/08/2016; Cass. n. 9076 del 07/04/2017).

2.2. Non assume poi alcun rilievo, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, la circostanza che la statuizione giudiziale che ha determinato la definitività della pretesa erariale sia consistita nella declaratoria di tardività dell’originario ricorso, trattandosi di situazione che non è riconducibile nè alla mancata impugnazione, nè ad acquiescenza all’atto amministrativo, nè, infine, ad un caso di estinzione del giudizio tributario (che, invece, comporta, ex art. 393 c.p.c., D.Lgs. 546 del 1992, art. 63, comma 2, il venir meno dell’intero processo e, quindi, in forza dei principi in materia di impugnazione dell’atto tributario, la definitività dell’avviso di accertamento).

In una simile evenienza, infatti, la statuizione giudiziale non incide in alcun modo sull’effettività del processo – che resta pendente, con tutte le conseguenze fattuali e giuridiche che ne derivano, fino alla pronuncia della sentenza – ma lo chiude in senso sfavorevole al contribuente, così fondando la definitività della pretesa avanzata dall’Amministrazione, che, dunque, trova il suo titolo nel dictum giudiziale passato in giudicato e non sul pregresso atto amministrativo.

2.3. Va dunque affermato il seguente principio di diritto:

“Il diritto alla riscossione di un’imposta, azionato mediante emissione di cartella di pagamento e fondato su un accertamento divenuto definitivo a seguito di sentenza passata in giudicato, non è assoggettato ai termini di decadenza di cui al D.P.R. 602 del 1973, art. 25 (nel testo vigente “ratione temporis”), bensì al termine di prescrizione decennale previsto dall’art. 2953 c.c. per l’actio iudicati, irrilevante la circostanza che la statuizione giudiziale che ha determinato la definitività della pretesa erariale sia consistita nella declaratoria di tardività dell’originario ricorso del contribuente”.

3. Nella specie, la riscossione è pacificamente riferibile all’accertamento derivante da sentenza passata in giudicato sicchè nessuna decadenza poteva ritenersi operante con riferimento alla notificazione della cartella esattoriale, essendo l’azione di riscossione soggetta al solo termine prescrizionale decennale, rispettato dal concessionario della riscossione.

4. Il ricorso va pertanto rigettato con aggravio di spese, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la contribuente al pagamento delle spese a favore dell’Agenzia delle dogane, che liquida in Euro 5.600,00, oltre spese prenotate a debito, nonchè a favore di Equitalia Centro Spa, che liquida in Euro 5.600,00, oltre 15% per spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, il 3 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2019

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