Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8091 del 23/03/2021

Cassazione civile sez. I, 23/03/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 23/03/2021), n.8091

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9863/2016 proposto da:

Dott. B.D. Costruzioni s.r.l., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma Via

Cola di Rienzo 149, presso lo studio dell’avvocato Carola

Cicconetti, e rappresentata e difesa dall’avvocato Giuseppe

Olivieri, in forza di procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Tangenziale di Napoli s.p.a., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata, in Roma Via Lutezia, 8,

presso lo studio dell’avvocato Giampiero Laurino, e rappresentata e

difesa dall’avvocato Roberto Vitamore, in forza di procura speciale

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3251/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 16/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/02/2021 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Dott. B.D. Costruzioni s.r.l. (di seguito D. Costruzioni) con atto di citazione notificato il 24/04/2003 ha evocato dinanzi al Tribunale di Napoli la Tangenziale Napoli s.p.a. per conseguire l’accertamento della sua responsabilità contrattuale, ovvero extracontrattuale, e la sua conseguente condanna al risarcimento dei danni, quantificati in Euro 124.206,74.

Tali pretese si fondavano sul contratto pubblico di appalto avente ad oggetto “i lavori di manutenzione ordinaria e ricorrente dei fabbricati autostradali, opere d’arte e pertinenze” stipulato il 31/05/1999 tra la D. Costruzioni e la Tangenziale Napoli per un importo complessivo di Euro 647.965,54.

Il Tribunale di Napoli con sentenza del 16/6/2009 ha rigettato la domanda dell’attrice, ritenendo che la D. Costruzioni non avesse provato: (a) che nel periodo indicato (ottobre 2000-maggio 2001) non vi fossero stati ordini di lavori da parte della Tangenziale di Napoli, (b) che delle sue squadre di personale e mezzi, appositamente allestite, fossero state inutilmente tenute pronte in attesa di incarichi.

2. Con sentenza n. 3251 pubblicata il 16/07/2015 la Corte di appello di Napoli ha rigettato l’appello proposto dalla D. Costruzioni avverso la sentenza di primo grado.

La Corte di Appello di Napoli, a conferma di quanto deciso in primo grado, ha affermato che “gli elementi probatori indicati dall’appellante non appaiono idonei a sovvertire la decisione di primo grado” e, di conseguenza, ha ritenuto le domande dell’appellante infondate.

Segnatamente, la Corte territoriale, pur prendendo atto della produzione da parte della D. Costruzioni di modelli F24 che dimostravano l’avvenuto pagamento di tre operai nel periodo ottobre 2000-maggio 2001, ha osservato che non vi era alcuna prova dell’assenza di ordini da parte della Tangenziale di Napoli nel periodo citato, poichè l’istruttoria esperita non aveva consentito di determinare in quale periodo e per quanto tempo la Tangenziale non avesse richiesto interventi.

In particolare, secondo la Corte di Appello, dalle risultanze probatorie (documenti depositati e testimoni escussi) “non è dato desumere che in quel periodo l’appaltatrice non abbia avuto ordini dalla Tangenziale”.

La Corte di appello ha aggiunto che con la raccomandata del 14/11/2000 la stessa D. Costruzioni aveva solamente lamentato un calo degli ordini, e non la loro sospensione, e infine ha osservato che il contratto inter partes non prevedeva alcuna clausola di esclusiva e consentiva pertanto alla Tangenziale di Napoli di affidare interventi di manutenzione anche ad altre ditte.

3. Avverso la predetta la sentenza, non notificata, ha proposto ricorso per cassazione la D. Costruzioni, con atto notificato il 14/04/2016, proponendo tre motivi.

La Tangenziale Napoli ha resistito con controricorso notificato il 16/05/2016, chiedendo la dichiarazione di inammissibilità o il rigetto del ricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, la D. Costruzioni deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 1453 c.c., perchè la Corte di Appello avrebbe erroneamente ripartito l’onere della prova gravante sulle parti, ponendo in capo alla D. Costruzioni l’onere di provare l’inadempimento da parte della committente nel periodo indicato.

1.1. Il motivo è inammissibile

In primo luogo, la ricorrente lamenta l’erronea distribuzione degli oneri probatori con riferimento alla dedotta responsabilità contrattuale per inadempimento della Tangenziale di Napoli, che avrebbe dovuto essere regolata secondo i principi espressi dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 11533 del 2001.

L’assenza di ordini di lavori per un rilevante periodo temporale, secondo la ricorrente, integrava un inadempimento della committente che, quale parte obbligata, a fronte dell’avversaria deduzione era gravata dall’onere della prova.

1.2. Così ragionando, la ricorrente dà per scontato qualcosa che scontato non è affatto, ossia che la Tangenziale di Napoli avesse contrattualmente assunto una vera e propria obbligazione di commissionare lavori alla appaltatrice e in quale misura.

Tale circostanza è solo apoditticamente e genericamente prospettata, per giunta senza alcun riferimento al testo del contratto intercorso fra le parti, nè trascritto, nè sintetizzato.

1.3. Tale assunto poi si pone in flagrante contrasto con il contenuto della sentenza impugnata.

La Corte di appello, infatti, da un lato, ha espressamente escluso che la Tangenziale di Napoli avesse garantito all’appaltatrice l’esclusiva e ha affermato che essa ben poteva invece rivolgersi anche ad altri fornitori per gli interventi manutentivi; dall’altro, la Corte territoriale ha riferito che la committente non era venuta meno neppure all’ammontare complessivo di commesse preventivato in contratto, che invece era stato superato.

1.4. Tutta l’argomentazione critica proposta dalla ricorrente, imperniata sulla distribuzione dell’onere probatorio fra le parti, si basa sull’esistenza di una obbligazione del committente, non solo del tutto indimostrata e neppur collegata a un puntuale riscontro in qualche parte del testo contrattuale, ma espressamente esclusa dalla sentenza con precisa statuizione non aggredita con il ricorso.

1.5. Il contratto del quale l’odierna ricorrente denuncia l’inadempimento era un contratto di appalto ex art. 1655 c.c., nel quale l’appaltatrice si impegnava a svolgere l’attività manutentiva richiesta a fronte di un corrispettivo in denaro reso dalla committente.

La D. Costruzioni ha allegato, quale fatto integrante l’inadempimento della controparte, l’assenza di ordinativi nel periodo compreso tra l’ottobre 2000 e il maggio 2001.

Tuttavia non si vede come tale condotta della Tangenziale Napoli potesse integrare un inadempimento contrattuale, atteso che non risulta che il contratto, stipulato nel 1999, prevedesse alcun obbligo accessorio in capo alla committente di garantire una quantità minima di ordinativi per l’appaltatore; era stato indicato, invece, un importo presunto, comunque raggiunto e superato.

1.6. Nè un tale obbligo accessorio potrebbe trovare fondamento in una presupposizione di fatto, “costituita dalla continua necessità… di continui interventi manutentivi sui manufatti indicati nel contratto”, come invece genericamente sostenuto dalla D. Costruzioni nel proprio ricorso.

Per costante indirizzo giurisprudenziale di questa Corte, infatti, si ha presupposizione quando una determinata situazione di fatto o di diritto, comune ad entrambi i contraenti ed avente carattere obiettivo (in quanto indipendente dalla loro volontà e attività) e certo, sia stata elevata dai contraenti stessi a presupposto condizionante il negozio, in modo da assurgere a fondamento, pur in mancanza di un espresso riferimento, dell’esistenza ed efficacia del contratto (da ultimo, Sez. 3, n. 17615 del 24/08/2020, Rv. 658686-01).

La circostanza di fatto prospettata dalla ricorrente, dunque, non potrebbe in alcun modo rappresentare la fonte di un’obbligazione accessoria contrattuale in capo alla Tangenziale Napoli, ma semmai soltanto incidere sull’efficacia del contratto di appalto stipulato.

2. Con il secondo motivo, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 5, la D. Costruzioni denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo che ha formato oggetto di discussione tra le parti, costituito dall’assenza di ordinativi da parte della Tangenziale Napoli nel periodo indicato dall’impresa appaltatrice.

2.1. Il motivo è doppiamente inammissibile.

In primo luogo, l’art. 348 ter, comma 5, in relazione al quarto, c.p.c. esclude il mezzo di ricorso per vizio motivazionale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel caso di “doppia conforme” e cioè quando la sentenza di appello conferma la decisione di primo grado sulla base delle stesse ragioni inerenti le questioni di fatto.

Nella fattispecie la sentenza di appello ha puntualmente confermato l’accertamento compiuto dal Tribunale circa il difetto di prova di assenza di ordini di lavori manutentivi nel periodo indicato da parte della Tangenziale di Napoli alla D. Costruzioni.

2.2. In secondo luogo, il consolidato indirizzo di questa Corte afferma che il mezzo di ricorso ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riguarda un vizio specifico(denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia); l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie esistenti agli atti (Sez. U., n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629831-01; Sez. 6-L, n. 28887 del 08/11/2019, Rv. 655596-01; Sez. 2, n. 27415 del 29/10/2018, Rv. 651028-01; Sez. 1, n. 7472 del 23/03/2017, Rv. 644826-02; Sez. 6-L, n. 2498 del 10/02/2015, Rv. 634531-01).

2.3. Ora, nel caso di specie il fatto storico della mancata esistenza di ordinativi da parte della committente è stato oggetto dello specifico accertamento da parte della Corte di appello, che ha preso in considerazione sia la raccomandata cui fa riferimento la ricorrente, sia le dichiarazioni testimoniali rese in fase istruttoria e ha ritenuto non provato il fatto.

Con il motivo in esame, in realtà, la D. Costruzioni quindi richiede una inammissibile revisione puntuale e complessiva delle risultanze probatorie.

2.4. Tra l’altro, la ricorrente invoca (pag. 11-12 del ricorso) il principio di non contestazione per affermare che fosse pacifico tra le parti il fatto storico della mancanza di ordinativi e che quindi la Corte di Appello avrebbe illegittimamente omesso di valutare tale circostanza ai fini della decisione.

A parte l’evidente incoerenza di tale denuncia con il motivo d’impugnazione proposto ex art. 360 c.p.c., n. 5, la censura è comunque inammissibile per difetto di autosufficienza.

Quanto alla pretesa avversaria non contestazione, tale da espungere il fatto dall’ambito del controverso e da escludere il bisogno di prova ex art. 115 c.p.c., in virtù del principio di autosufficienza, il ricorso per cassazione con cui si deduca l’erronea applicazione del principio di non contestazione non può prescindere dalla trascrizione degli atti processuali che ne integrerebbero i presupposti, perchè l’onere di specifica contestazione, a opera della parte costituita, presuppone, a monte, un’allegazione altrettanto puntuale a carico della parte onerata della prova (Sez. 3, 05/03/2019, n. 6303).

E ciò tanto nel caso in cui il ricorrente lamenti l’erronea qualificazione da parte del giudice del merito di un fatto come non contestato, sia perchè effettivamente e specificamente contestato da parte sua, sia perchè non allegato in modo specifico dalla controparte, quanto nel caso, che ricorre nella presente fattispecie, in cui il ricorrente lamenti la mancata qualificazione del fatto come non contestato da parte del Giudice del merito, benchè fosse stato specificamente allegato e la controparte non lo avesse specificamente contestato (Sez. 3, 05/03/2019, n. 6303; Sez. 6-3, n. 12840 del 22/05/2017, Rv. 644383-01; Sez. 3, n. 20637 del 13/10/2016, Rv. 642919-01; Sez. 1, n. 9843 del 07/05/2014, Rv. 631136-01; Sez. 1, n. 324 del 11/01/2007, Rv. 596093-01).

2.5. Il fatto de quo non sarebbe infine comunque decisivo alla luce di tutto quanto osservato nel p. 1.

3. Con il terzo motivo proposto sempre ex art. 360 c.p.c., n. 5, la D. Costruzioni lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti, consistente nel fatto storico dell’adempimento dell’appaltatrice.

Oltre a tutto quanto già esposto con riferimento al motivo n. 2, mutatis mutandis applicabile anche al presente motivo, la censura non coglie comunque nel segno poichè il fatto storico di cui si denuncia l’omesso esame è totalmente privo del carattere di decisività, rispetto al tema del contendere e al preteso inadempimento della Tangenziale alle sue obbligazioni contrattuali.

4. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte;

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidate nella somma di Euro 7.000,00 per compensi, Euro 200,00 per esposti, 15% rimborso spese generali, oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2021

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