Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8086 del 23/03/2021

Cassazione civile sez. I, 23/03/2021, (ud. 03/02/2021, dep. 23/03/2021), n.8086

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4350/2016 proposto da:

N.C., elettivamente domiciliata in Roma, Viale Eritrea n. 36,

presso lo studio del Dott. Zanchi Guido, rappresentata e difesa

dall’avvocato Zanchi Italo, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Comune di Brindisi, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Corso Vittorio Emanuele II n. 18, presso lo

Studio Grez e Associati S.r.l., rappresentato e difeso dall’avvocato

Stefanelli Sandro, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 897/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 12/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/02/2021 dal Cons. Dott. TERRUSI FRANCESCO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con citazione notificata nell’anno 1993, N.C. convenne davanti al Tribunale di Brindisi il comune di quella città, chiedendo la disapplicazione del Decreto di Esproprio n. 30 del 1979 relativo a un suolo di sua proprietà, con ivi la casa di abitazione, per difetto dell’atto di controllo regionale, con conseguente riconoscimento della proprietà e con risarcimento del danno per l’occupazione illegittima;

nella resistenza del comune sia il tribunale, sia, poi, la corte d’appello di Lecce dichiararono il difetto di giurisdizione del giudice ordinario;

la N. propose ricorso per cassazione;

questa Corte, a sezioni unite, con sentenza n. 14955 del 2007, lo accolse sul rilievo che fosse da ascrivere alla giurisdizione del giudice ordinario la domanda risarcitoria proposta prima della riforma dei criteri di riparto di cui al D.Lgs. n. 80 del 1998, per l’occupazione appropriativa di un fondo che si assumesse perpetrata – come nella specie – dall’amministrazione in base a un decreto di espropriazione non inviato all’organo di controllo sugli atti degli enti locali, e per questo privo di efficacia, denunciandosi in tal modo un comportamento in carenza di potere, lesivo del diritto soggettivo;

il giudizio fu riassunto dinanzi al tribunale di Brindisi, tenuto a verificare se la condotta del comune, in base alle norme sul controllo degli atti degli enti locali (L. n. 62 del 1953, artt. 45 e segg.), ove accertato che il decreto di esproprio fosse stato emesso su delega del competente presidente della giunta regionale, potesse o meno ritenersi illecita in quanto esecutiva di un atto per cui fosse stato prescritto un controllo, di fatto non eseguito;

il tribunale respinse la domanda e la sentenza è stata confermata dalla corte d’appello di Lecce, la quale in sintesi ha ritenuto che il decreto di esproprio, in quanto emanato dal sindaco quale organo monocratico, sebbene nell’esercizio di funzioni delegate dalla regione Puglia, non potesse considerarsi soggetto all’azione di controllo tutorio per due concorrenti ragioni: (a) perchè del D.Lgs. n. 62 del 1953, art. 62, richiamando le “deliberazioni” adottate da province, comuni e altri enti locali, allude ai soli provvedimenti adottati da organi collegiali; (b) perchè in ogni caso da tale norma è escluso il decreto di esproprio, stante la sua natura di atto meramente esecutivo della deliberazione consiliare di approvazione del progetto di opera pubblica, quest’ultima sottoposta a controllo tutorio di legittimità;

per la cassazione della sentenza, depositata il 12-11-2015 e non notificata, la N. ha proposto ricorso in base a un’unica, per quanto articolata, censura;

il comune di Brindisi ha replicato con controricorso;

la ricorrente ha depositato una memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

I. – la ricorrente denunzia la violazione di plurime disposizioni di legge (D.P.R. n. 616 del 1977, art. 93,L. n. 62 del 1953, art. 62, L.R. Puglia n. 37 del 1978, art. 20) riproponendo, sotto forma di censura, la tesi fin dall’inizio sostenuta per cui il decreto sindacale di esproprio era da considerare inefficace, non essendo stato sottoposto a controllo dell’allora co.re.co. secondo la normativa al momento vigente;

assume che le funzioni espropriatative per l’e.r.p. rientravano tra quelle delegate dalla regione ai comuni ai sensi del D.P.R. n. 616 del 1977, art. 93 e che, contrariamente a quanto opinato dalla corte d’appello, il riferimento normativo alle deliberazioni, contenuto nella L. n. 62 del 1953, art. 62, ai fini del controllo tutorio nelle materie delegate dalla regione, dovevasi intendere esteso a tutti gli atti deliberativi, collegiali o monocratici; nel contempo sottopone a critica l’affermazione della corte territoriale circa la natura meramente esecutiva del decreto di esproprio, trattandosi invece di atto di natura provvedimentale conclusivo dell’afferente procedimento;

II. – il ricorso è infondato;

la ricorrente lamenta l’illiceità dell’ingerenza nella propria sfera soggettiva dominicale del decreto di esproprio del sindaco, essendosi trattato di atto in verità privo di efficacia in quanto non sottoposto al controllo del competente organo regionale secondo la L. n. 62 del 1953, vigente pro tempore;

per contro è corretta l’affermazione della corte territoriale secondo la quale il controllo di legittimità imposto dalla L. n. 62 del 1953, non riguardava altro che le deliberazioni collegiali a monte della funzione delegata al sindaco;

III. – l’art. 62 della Legge citata così disponeva: “Le deliberazioni adottate dalle Provincie, dai Comuni e da altri enti locali nelle materie ad essi delegate dalla Regione a norma dell’art. 39 della presente Legge, eccettuate quelle relative alla mera esecuzione di provvedimenti già adottati e perfezionati ai sensi di legge, sono trasmesse entro dieci giorni alla Commissione di controllo di cui all’art. 41 e al Presidente della Giunta regionale. L’esecutività di tali deliberazioni è regolata dagli artt. 45 e 47, salvo le disposizioni seguenti. Il Presidente della Giunta regionale, ove ritenga una deliberazione non conforme alla legge o alle direttive di cui all’art. 39, trasmette, entro cinque giorni, le sue osservazioni alla Commissione di controllo e all’ente che ha adottato la deliberazione stessa. La Giunta regionale può sempre sostituirsi alle Province, ai Comuni, e agli altri enti locali nell’esercizio delle funzioni delegate in caso di persistente inerzia o violazione delle leggi o delle direttive regionali”;

pur essendo stata ritenuta legittima dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 40 del 1972, tale norma fu notoriamente criticata in dottrina, essendosi auspicato da più parti un decentramento, in tema di competenze delegate, anche nei controlli; auspicio poi accolto, appunto, dalla nuova normativa dettata dalla L. n. 382 del 1975, art. 4;

in tale ottica il riferimento era alle “deliberazioni adottate” dagli enti locali nelle materie a essi delegate dalle Regioni, per tale motivo soggette al controllo della apposita commissione di controllo sull’amministrazione regionale;

IV. – l’ambito della previsione non è stato mai affrontato da questa Corte: lo è stato invece, a più riprese, dalla giurisprudenza amministrativa, la quale s’è mostrata, nel tempo, sostanzialmente concorde nel ritenere che la norma attribuisse al comitato regionale di controllo sugli atti degli enti locali i controlli demandati al prefetto e alla giunta provinciale amministrativa dalla previgente legislazione, che concernevano solo le deliberazioni degli organi collegiali; cosicchè gli atti emanati dal sindaco, in quanto organo monocratico, dovevano considerarsi esclusi dall’esercizio del controllo da parte dell’organo tutorio (cfr., in termini, C. Stato n. 7279-02, C. Stato n. 2370-01, C.G.A.R.S. n. 35-98);

V. – tale orientamento merita condivisione e a esso va data continuità anche per gli effetti che derivano in questa sede;

da siffatto punto di vista la ricorrente fraintende il significato dell’affermazione della corte d’appello circa il carattere esecutivo del decreto di esproprio; la quale affermazione non va intesa in senso assoluto, per negare cioè la natura provvedimentale dell’atto conclusivo del procedimento espropriativo, ma in relazione allo specifico profilo che interessa la questione del controllo regionale sugli atti del comune, che secondo la normativa richiamata non concerneva altro che le deliberazioni collegiali a monte;

VI. – il ricorso deve quindi essere rigettato e le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, che liquida in 6.200,00 Euro, di cui 200,00 Euro per esborsi, oltre accessori e rimborso forfetario di spese generali nella massima percentuale di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello relativo al ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 3 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2021

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