Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8082 del 29/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 29/03/2017, (ud. 22/02/2017, dep.29/03/2017),  n. 8082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. ZOSO Oronzo – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16161/2013 proposto da:

S.S., elettivamente domiciliato in ROMA VIA DELL’AMBA

ARADAM 24, presso lo studio dell’avvocato CRISTIANO COLONNELLI, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ICA IMPOSTE COMUNALI AFFINI SRL SOCIETA’ UNIPERSONALE, elettivamente

domiciliato in ROMA VIALE TIZIANO 110, presso lo studio

dell’avvocato FABIANA SUBIACO, rappresentato e difeso dall’avvocato

ALESSANDRO CARDOSI;

– controricorrente –

e contro

COMUNE DI ARICCIA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 63/2013 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,

depositata il 30/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/02/2017 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI.

Fatto

RILEVATO

che la Commissione Tributaria Regionale del Lazio dichiarava inammissibile l’appello, proposto da S.S., avverso la decisione con cui era stata ritenuta dovuta dal contribuente l’imposta sulla pubblicità al medesimo richiesta con l’avviso di accertamento emesso, per conto del Comune di Ariccia, da Ica s.r.l. società unipersonale, attesa la acclarata violazione del D.L. n. 203 del 2005, art. 3 bis, comma 7, non essendo stata depositata copia dell’atto di gravame presso la segreteria del giudice di primo grado;

che per la cassazione della sentenza il S. propone ricorso, affidandosi ad un unico motivo, cui resiste con controricorso e memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, la società Ica, mentre l’intimato Comune non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che il contribuente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il vizio di violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2, parte seconda, in relazione a quanto previsto dalla L. n. 53 del 1994 e si duole della declaratoria di inammissibilità del ricorso d’appello, da parte della CTR del Lazio, evidenziando come la notifica dell’atto di gravame fosse stata eseguita per posta, ai sensi della citata L. n. 53 del 1994, dal difensore munito di procura speciale alle liti e debitamente autorizzato dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza;

che, ad avviso del ricorrente, siffatta attività notificatoria equivale a quella effettuata tramite l’ufficiale giudiziario, per cui è inapplicabile la disposizione che onera l’appellante di depositare la copia dell’atto in questione presso la segreteria della commissione tributaria provinciale, entro il termine di trenta giorni di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 1, adempimento da intendersi riferibile alla diversa ipotesi di notifica, a mezzo raccomandata, di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, comma 3;

che, ai fini della regolare proposizione dell’appello dinanzi alle commissioni tributarie regionali, nel caso in cui la notifica sia effettuata a mezzo ufficiale giudiziario, l’omesso deposito della copia dell’appello presso la segreteria della commissione tributaria provinciale che ha pronunciato la sentenza impugnata non determina l’inammissibilità del gravame, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 2, seconda parte (nel testo modificato dal D.L. n. 203 del 2005, art. 3 bis, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 248 del 2005), trovando applicazione la regola di cui all’art. 123 disp. att. c.p.c., che onera l’ufficiale giudiziario di dare immediato avviso scritto dell’avvenuta notificazione dell’appello al cancelliere del giudice che ha reso la sentenza impugnata (Cass., n. 14273/2016; n. 22639/2014; n. 9319/2014; n. 18385 del 2013; n. 26487 del 2013; n. 6811/2011, n. 25502/2011, n. 25540/2011);

che, sempre secondo quanto affermato da questa Corte (Cass. n. 26487/2013; n. 18385/2013; n. 6811/2011), ai fini della regolare proposizione dell’appello dinanzi alle commissioni tributarie regionali, la notifica a mezzo posta, eseguita dall’avvocato ai sensi della L. n. 53 del 1994, “equivale in tutto e per tutto a quella effettuata a mezzo ufficiale giudiziario”, con la conseguenza che l’inammissibilità, prevista dalla L. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2, seconda parte, nel caso di omesso deposito della copia dell’appello presso la segreteria della commissione tributaria provinciale, che ha pronunciato la sentenza impugnata, “deve ritenersi riferita non agli atti di appello notificati per posta ai sensi della menzionata L. n. 53 del 1994, ma solo al caso in cui la notifica sia stata eseguita a mezzo raccomandata, così come consentito dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, comma 3”;

che, in mancanza di ragioni per discostarsi dal principio di diritto sopra ricordato, il ricorso appare fondato e va accolto, e la sentenza impugnata, pertanto, va cassata, con rinvio per l’esame nel merito della causa, ad altra sezione della CTR del Lazio, la quale provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, altra sezione, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 29 marzo 2017

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