Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8073 del 23/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/03/2021, (ud. 05/03/2021, dep. 23/03/2021), n.8073

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Aldo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 34459-2019 proposto da:

V.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI SAN

VALENTINO 21, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO CARBONETTI,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROBERTO DELLA

VECCHIA giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

COMMISSIONE NAZIONALE PER LE SOCIETA’ E LA BORSA CONSOB,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.B. MARTINI 3, rappresentata

e difesa dagli avvocati PAOLO PALMISANO e ANNUNZIATA PALOMBELLA

giusta procura in calce al controricorso

– controricorrenti –

e contro

P.V.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 10180/2019 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 11/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/03/2021 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO; Lette le memorie

depositate dalla ricorrente.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

P.V. e V.R. ebbero a proporre opposizione avverso i provvedimenti d’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria di circa Euro 50 mila irrogata al P. ed oltre Euro 63 mila irrogata alla V. dal Ministero dell’Economia, su proposta della Consob, in dipendenza di infrazioni alla normativa bancaria, quali dirigenti pro tempore della Banca del Salento oggi Banca Monte dei Paschi di Siena spa.

Resistendo il Ministero e la Consob, la Corte d’Appello di Lecce con decreto del 2006 ebbe ad accogliere l’opposizione per violazione del termine fissato alla durata del procedimento amministrativo preordinato all’irrogazione della sanzione.

Su ricorso del Ministero la Suprema Corte di cassazione, con sentenza n. 26252/2011, ebbe ad accogliere il ricorso, ad annullare il decreto impugnato e rimettere per nuovo esame la questione alla Corte distrettuale.

All’esito del giudizio di rinvio, la Corte territoriale con il decreto n. 1962 del 14/9/2016 ebbe a rigettare l’originaria opposizione esposta dal P. – salva riduzione della sanzione – e dalla V. disciplinando le spese dell’intero procedimento. Osservava la Corte salentina come fossero infondate le censure mosse dai soggetti opponenti avverso il provvedimento di irrogazione sanzioni sia sotto il profilo formale che sostanziale. Avverso il citato decreto proposero ricorso per cassazione il P. e la V. articolando otto motivi, supportati anche da memoria, cui resistettero con controricorso sia il Ministro dell’Economia che la Consob.

Questa Corte con la sentenza n. 10180 dell’11 aprile 2019 ha rigettato ricorso, condannando i ricorrenti al rimborso delle spese del giudizio di legittimità.

Per quanto rileva in questa sede, ha così deciso sul sesto motivo di ricorso:

“Con il sesto mezzo d’impugnazione la sola ricorrente V. lamenta la violazione della norma della L. n. 689 del 1981, ex art. 28, in tema di prescrizione dell’obbligazione sanzionatoria, poichè scorso il prescritto lustro senza atti interruttivi.

In realtà la ricorrente contesta la giustificazione giuridica esposta dal Collegio salentino al riguardo, ossia la presenza di atto interruttivo rappresentato dalla comunicazione del verbale di contestazione, poichè atto non avente natura interruttiva ed all’uopo ripropone l’argomentazione già svolta, fondata essenzialmente su arresto di questa Suprema Corte del 2002. In effetti però la V. non si confronta appieno con l’argomentazione posta dalla Corte territoriale a fondamento della sua statuizione sul punto, ossia l’esistenza di appositi arresti di legittimità di segno contrario che hanno confermato, anche di recente – Cass. sez. 1 n. 3124/05, Cass. sez. 2 n. 28838/08, Cass. sez. L. n. 22388/18 -, come ogni atto del procedimento comunicato al responsabile della violazione interessato sia interruttivo del termine di prescrizione dell’obbligazione conseguente all’irrogata sanzione.”.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per revocazione V.R. sulla base di un motivo.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Consob hanno resistito con separati controricorsi.

P.V. non ha svolto difese in questa fase.

Il motivo di ricorso denuncia ex art. 391 bis in relazione all’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, l’errore di fatto revocatorio consistito nell’avere omesso di statuire su di uno specifico motivo di ricorso.

Si deduce che il sesto motivo, al quale pur risulterebbe formalmente data risposta in sentenza, prevedeva accanto alla doglianza che investiva l’idoneità dell’atto di contestazione ad interrompere la prescrizione, sviluppato nei punti 6.1., 6.2, 6.3, anche una specifica censura, sviluppata nel punto 6.4, volta a denunciare la mancata considerazione del fatto che le condotte ascritte agli ex esponenti avevano carattere istantaneo e quindi, ove non protrattesi per periodi successivi, erano sottoposte a prescrizione, se poste in essere cinque anni prima della notifica dell’atto asseritamente interruttivo.

Si rileva che analogo motivo di ricorso era stato proposto in un separato procedimento trattato alla medesima udienza e deciso dallo stesso Collegio della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 15025 del 31 maggio 2019, che ha cassato invece il decreto della Corte d’Appello, assumendo che apoditticamente il giudice di rinvio aveva reputato che tutte le violazioni contestate avessero natura di illeciti permanenti, mentre avrebbe dovuto invece esaminare partitamente le condotte oggetto di contestazione, tenendo presente che è configurabile la permanenza dell’illecito omissivo proprio solo con riferimento a quelle condotte che l’autore avrebbe potuto porre in essere utilmente anche dopo la prima omissione.

Si sostiene quindi che la sentenza impugnata avrebbe omesso di decidere su di uno specifico motivo di ricorso, sebbene inserito in un più ampio mezzo di impugnazione volto a contrastare nel suo complesso la corretta applicazione dell’istituto della prescrizione da parte del giudice di merito, in quanto per un errore percettivo la Corte di Cassazione avrebbe ritenuto proposta la censura solo in relazione alla presenza di atti interruttivi della prescrizione, ma non anche in merito alla diversa modalità di decorrenza della prescrizione, indagine questa che il motivo del pari sollecitava.

Ritenuto che il ricorso debba essere trattato alla pubblica udienza.

PQM

Rimette la causa alla pubblica udienza della Seconda Sezione Civile.

Manda alla Cancelleria di comunicare la presente ordinanza alle parti costituite.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2021

 

 

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