Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8062 del 23/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 23/03/2021, (ud. 17/12/2020, dep. 23/03/2021), n.8062

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. MELE Maria Elena – Consigliere –

Dott. MARTORELLI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11143-2015 proposto da:

M.R.L. elettivamente domiciliata in ROMA, Piazza Cavour

presso la cancelleria della Corte di Cassazione rappresentata e

difesa dall’avvocato GIUSEPPINA MAURO;

– ricorrente-

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE COSENZA – AGENZIA DELLE

ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 170/2014 della COMM. TRIB. REG. CALABRIA,

depositata il 11/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/12/2020 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI.

 

Fatto

RITENUTO

che:

Ma.Ar., nella sua qualità di socio della cooperativa edilizia “Nostra Domus” a r.l., con atto registrato a (OMISSIS) il (OMISSIS) al n. (OMISSIS) ottenne in assegnazione un appartamento.

L’atto venne registrato “a tassa fissa”, stante la richiesta applicazione dei benefici fiscali all’epoca concessi agli assegnatari di alloggi di cooperative edilizie.

Nel triennio successivo l’Ufficio impositore richiese, con avviso di liquidazione, il pagamento dell’imposta di registro in misura ordinaria, ai sensi del R.D.L. n. 417 del 1942, art. 4, “non ritenendo applicabile il sopravvenuto della Legge 10 ottobre 1975, n. 492, art. 7 bis (aumento del limite di valore per l’applicazione delle agevolazioni per le cooperative edilizie da Lire 12.000.000 a Lire 25.000.000)”.

Il ricorso proposto dal contribuente avverso il predetto avviso venne respinto dalla Commissione Tributaria Provinciale di Cosenza, la quale rilevò la irrituale formulazione dei motivi d’impugnazione e la mancata allegazione dell’atto impugnato, con conseguente impossibilità di giudicare “per carenza di documentazione”.

La decisione, su appello di M.R.L., proprietaria iure successionis dell’immobile, venne confermata dalla Commissione Tributaria Regionale della Calabria, in base alla considerazione che la mancata produzione dell’atto impositivo non permetteva l’esame nel merito della pretesa fiscale, non essendo conosciuti i fatti di causa.

Per la cassazione della sentenza la M. ha proposto ricorso a questa Corte sulla base di tre motivi di censura, illustrati con memoria; l’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza per violazione degli artt. 112 e 277 c.p.c., e degli artt. 24 e 101 Cost., avendo la CTR omesso di pronunciare sul gravame, pur essendo eventualmente esercitabili dal giudice tributario i poteri istruttori di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 5.

Con il secondo motivo denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza per violazione degli artt. 113 e 167 c.p.c., non avendo la CTR considerato che nel ricorso introduttivo del giudizio era stata chiesta l’applicazione della L. n. 492 del 1975, art. 7 bis, che con il ricorso in appello era stata chiesta l’applicazione retroattiva del D.L. n. 300 del 1980, art. 8, e che l’Agenzia delle Entrate nulla aveva osservato al riguardo.

Con il terzo motivo denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la nullità della sentenza per violazione del D.L. n. 300 del 1980, art. 8, comma 3, in quanto la CTR avrebbe dovuto considerare applicabile la più favorevole disposizione invocata, ancorchè l’atto di assegnazione dell’alloggio fosse anteriore alla data di entrata in vigore della nuova normativa agevolativa, per espressa volontà del legislatore.

Le censure vanno disattese per le ragioni di seguito esposte.

Non v’è dubbio che la decisione del giudice di appello non tiene conto del fatto che l’originario ricorso non difettava affatto dell’indicazione dell’atto impugnato (“l’avviso di liquidazione per imposta suppletiva di Registro, art. n. 10746 del Campione Civile”), anche se non prodotto in giudizio, nè di una specifica contestazione della pretesa impositiva, per essere stato l’atto di assegnazione dell’alloggio sociale assoggettato ad imposizione ordinaria, nonostante la dedotta applicabilità della L. n. 492 del 1975, art. 7 bis, il quale aumentava il limite di valore per fruire dell’agevolazione fiscale, limite poi eliminato dal D.L. n. 693 del 1980, art. 8, disposizione applicabile ai rapporti tributari ancora pendenti, tanto costituendo idoneo motivo d’impugnazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta suppletiva di registro.

Ed il giudice di appello, inoltre, non ha considerato che la – rilevata – violazione del D.P.R. n. 636 del 1972, art. 15, (nel testo ratione temporis applicabile al procedimento innanzi alle commissioni tributarie) non è configurabile nella fattispecie in esame (il ricorso introduttivo è stato depositato il 27/5/1978, perchè l’allegazione di “copia in carta semplice dell’atto” oggetto della impugnazione non era prevista come causa d’inammissibilità del ricorso, e del resto si tratta di adempimento suscettibile di essere effettuato anche in un momento successivo ovvero su impulso del giudice tributario, come questa Corte ha ripetutamente affermato, sia pure con riferimento al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18 (Cass. n. 19580/2018; n. 18872/2007).

La decisione impugnata, dunque, è errata, in quanto incentrata sulla “omessa produzione dell’atto impugnato” del quale il ricorso introduttivo comunque faceva menzione e censurava sotto il profilo della mancata applicazione del regime agevolativo previsto per gli assegnatari di alloggi delle cooperative edilizie, giusta “Atto Notaio S. registrato il (OMISSIS) al n. (OMISSIS)” a tassa fissa.

Ciò non di meno, alla luce dei principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo come costituzionalizzato nell’art. 111 Cost., comma 2, nonchè di una lettura costituzionalmente orientata dell’attuale art. 384 c.p.c., ispirata a tali principi, una volta verificata l’omessa pronuncia su un motivo di gravame, la Corte può omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata e decidere la causa nel merito allorquando la pretesa sulla quale si riscontri la mancata pronuncia sia infondata in diritto, di modo che la statuizione da rendere viene a confermare il dispositivo della sentenza di appello, determinando così l’inutilità di un ritorno della causa in fase di merito (Cass. n. 16171/2017; n. 31134/2017; n. 21257/2014).

Passando, quindi, all’esame della seconda censura, va osservato che il D.L. 13 agosto 1975, n. 376, art. 7 bis, introdotto dalla L. di conversione 16 ottobre 1975, n. 492, il quale ai fini delle assegnazioni di alloggi ai soci di cooperative edilizie in regime di privilegio (registrazione a tassa fissa) ha elevato a lire venticinque milioni il limite massimo di valore dell’immobile assegnato, non si applica ai rapporti tributari pendenti, per i quali resta fermo il limite di valore previsto dalle norme anteriori (Cass. n. 6291/1981), sicchè le ragioni dell’assegnatario dell’alloggio risultano prive di riscontro, dal momento che lo stesso ha ancorato il beneficio ad un presupposto agevolativo insussistente, visto che l’Amministrazione, con l’avviso di liquidazione, aveva espressamente disconosciuto la spettanza di quanto contemplato dalla sopra indicata disposizione.

E neppure può trovare applicazione, avuto riguardo alla terza ed ultima censura, la disciplina – astrattamente applicabile – introdotta dal D.L. n. 300 del 1980, art. 8, comma 3, che così dispone: “Gli atti di assegnazione delle case di abitazione fatte ai soci, ai sensi del R.D. 28 aprile 1938, n. 1165, e successive modificazioni, dalle cooperative edilizie e loro consorzi che non usufruiscono del contributo dello stato e degli enti pubblici territoriali sono soggetti alle imposte fisse di registro, ipotecarie e catastali a condizione che ricorrano i requisiti soggettivi e oggettivi richiesti per le assegnazioni a soci da parte di cooperative a contributo erariale. E’ escluso dai requisiti soggettivi il limite del reddito. Sono esclusi, altresì, i limiti di tempo e di capitale previsti dalle leggi vigenti nonchè il limite di valore di cui alla L. 5 agosto 1978, n. 457, art. 58”.

Come questa Corte ha avuto modo di precisare (Cass. n. 2341/1993), “La corretta interpretazione logica e sistematica di dette norme, inequivocabilmente, è nel senso che:

a) la nuova disciplina tributaria dettata dalla L. n. 891 del 1980, art. 8, commi 3, 4 e 5, si applica – come di regola (v. art. 11 preleggi) – agli atti di assegnazione di alloggi ai soci posti in essere, dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 69380, dalle cooperative edilizie che non usufruiscono di contributi dello Stato o di enti pubblici territoriali, purchè ricorrano i requisiti richiesti dal T.U. n. 1165 del 1938, e successive modificazioni per le assegnazioni a soci di cooperative a contributo erariale;

b) se non ricorrono tali requisiti, gli atti sopra indicati sono assoggettati all’IVA (in sostituzione delle imposte di registro, ipotecarie e catastali), con la ridotta del 2% in caso di assegnazione di case non di lusso di cui alla L. n. 408 del 1949, art. 13;

c) le disposizioni di cui commi 3, 4 e 5, possono essere applicati anche agli atti di assegnazione compiuti prima dell’entrata in vigore della L. n. 891 del 1980, in luogo del meno favorevole regime agevolativo in precedenza previsto, ove il relativo rapporto tributario sia ancora pendente e non siano stati corrisposti “in via definitiva” i tributi dovuti, senza possibilità per il contribuente di ottenere la restituzione dell’imposta pagata al momento della registrazione dell’atto;

d) ove il socio di cooperativa non sovvenzionata non sia in possesso dei requisiti soggettivi ed oggettivi di cui all’art. 8, comma 3, non si rendono applicabili retroattivamente agli atti di assegnazione pregressi le maggiori agevolazioni fiscali disposte dalla legge del 1980, ma restano fermi i diversi (e minori) benefici concessi sulla base della precedente normativa, semprechè non sia in contestazione la sussistenza delle condizioni e dei requisiti da questa richiesti.”.

Orbene, poichè le agevolazioni si pongono come una eccezione alla regola del generale regime della imposizione, a fronte della posizione espressa dall’Amministrazione con la richiesta di pagamento della ordinaria imposta di registro, spetta al contribuente che voglia far valere siffatte circostanze – le quali pur non escludendola riducono, sul piano quantitativo, la pretesa del fisco – allegare e provare l’esistenza dei presupposti dello specifico beneficio richiesto, trattandosi di fatti costituenti il fondamento delle agevolazioni medesime, non essendo decisiva ai fini probatori, contrariamente a quanto sostenuto dalla odierna ricorrente, la prospettata genericità della contestazione degli stessi da parte dell’Agenzia delle entrate, avendo anche il giudice di appello evidenziato la impossibilità di individuare in atti “la fonte primaria del proprio convincimento in relazione ai fatti lamentati dal ricorrente e alle eccezioni sollevate dalla parte resistente” e dunque i requisiti soggettivi e oggettivi del trattamento agevolativo invocato.

La sentenza impugnata, in conclusione, deve restar ferma, anche se per ragioni non del tutto coincidenti con le argomentazioni svolte nella motivazione, che sono vanamente investite dalle censure della ricorrente, e che debbono intendersi integrate e – per quanto occorre – sostituite dalle considerazioni fin qui esposte.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare le spese del giudizio, liquidate in Euro 510,00 per compensi oltre rimborso spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2021

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