Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8056 del 23/04/2020

Cassazione civile sez. VI, 23/04/2020, (ud. 16/01/2020, dep. 23/04/2020), n.8056

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19719-2018 proposto da:

D.L.F., C.C., elettivamente domiciliate in ROMA,

VIA ANNIA REGILLA 194, presso lo studio dell’avvocato ANDREA

CORSETTI, che le rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

CAM SPA IN LIQUIDAZIONE, in persona del Liquidatore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL GESU 62, presso lo studio

dell’avvocato FABIO FORTUNIO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ELIO MANNETTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 36027/2017 del GIUDICE DI PACE di ROMA,

depositata il 20/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il 7 ottobre 2015 C.C. e D.L.F. citavano in giudizio la Ceramica Appia Nuova s.p.a., innanzi al Giudice di Pace di Roma, al fine di sentirla dichiarare responsabile dei danni subiti a seguito dell’acquisto di un prodotto difettoso, e, per l’effetto, condannarla al risarcimento dei danni quantificati in Euro 1.000,00.

A sostegno della propria domanda, parte attrice dichiarava che in data 21.06.2012 acquistava dalla convenuta società due sanitari (water e bidet) entrambi della NIC Design, i quali una volta posati in opera presentavano crepe e difetti di fabbricazione. Dunque, il 27.06.2012 inviavano fotografie alla venditrice la quale l’11.12.2014 comunicava la decisione della società NIC di procedere alla sostituzione del sanitario difettoso, chiedendo, inoltre, la sostituzione di entrambi i sanitari anche per avere uniformità di toni.

In data 12.03.2015 le istanti provvedevano in modo autonomo al ritiro dei sanitari sostitutivi, messi a disposizione della convenuta, al montaggio degli stessi e alla successiva riconsegna di quelli sostituiti, stante l’indisponibilità della venditrice a tale opera. Seguiva, pertanto, la richiesta da parte delle attrici del rimborso delle spese di trasporto e installazione dei pezzi sostituiti e di riconsegna di quelli difettosi.

Si costituiva la Cam s.p.a in liquidazione, già Ceramiche Appia Nuova s.p.a. contestando tutto quanto ex adverso dedotto.

Il Giudice di Pace di Roma, decidendo secondo equità, con sentenza n. 36027 del 20.12.2017 rigettava la domanda di parte attrice, condannandola alle spese. Nel merito stabiliva che nel caso di specie trovava applicazione l’art. 132 cod. cons., il quale prevede che il venditore è responsabile se il difetto di conformità si manifesta entro due anni dalla consegna del bene e che il consumatore deve denunciare i vizi entro due mesi dalla scoperta, pena la decadenza dal diritto.

Inoltre, la denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto ovvero occultato. Le azioni del consumatore, in ogni caso, si prescrivono in ventisei mesi della consegna del bene.

Orbene, nel caso de quo, le attrici non avevano dimostrato la data di scoperta dei vizi e la denuncia degli stessi veniva effettuata solo il 27.10.2014. Essa, tuttavia, risultava tardiva atteso che la parte avrebbe dovuto presentarla entro 60 giorni dal montaggio del sanitario.

Inoltre, pur volendo considerare la disponibilità del venditore e del produttore alla sostituzione dei beni e il relativo riconoscimento dei vizi, comunque, nel caso di specie, opererebbe la decadenza dell’azione di garanzia intrapresa tardivamente il 14.12.2015, a causa del decorso del termine di 26 mesi a partire dalla consegna dei beni effettuata il 06.12.2012.

2. C.C. e D.L.F. ricorrono in cassazione, sulla base di un unico motivo.

3. Cam s.p.a. in liquidazione (già Ceramiche Appia Nuova s.p.a.) resiste con controricorso.

4. E’ stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza, la proposta di inammissibilità del ricorso. Le ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. Con l’unico motivo di ricorso, parte ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione delle norme di diritto in relazione alla disciplina giuridica applicabile, a seguito del riconoscimento della difettosità dei prodotti da parte del venditore e/o fornitore.

Il ricorrente, citando le SS.UU. del 13 Novembre 2012, n. 19702, ritiene che quand’anche, nel caso di specie, non si dovesse ritenere sussistente la c.d. novazione oggettiva, tuttavia si sarebbe dovuto applicare il termine prescrizionale decennale, conseguente alla sussistenza dell’impegno del venditore alla sostituzione dei pezzi difettosi.

6. Il ricorso è inammissibile perchè la sentenza impugnata direttamente davanti a questa Corte è stata resa dal giudice di Pace, che ha pronunciato secondo equità.

Riguardo alle sentenze pronunciate dal giudice di pace nell’ambito della sua giurisdizione equitativa necessaria (art. 113 c.p.c., comma 2), l’appello a motivi limitati, previsto dall’art. 339 c.p.c., comma 3, è l’unico rimedio impugnatorio ordinario ammesso, anche in relazione a motivi attinenti alla giurisdizione, alla violazione di norme sulla competenza ed al difetto di motivazione (Cfr. Cass. S.U. n. 27339/2008; Cass. 27356/2017).

7. Tanto esime dal rilievo che il giudice del merito, con motivazione congrua e priva di vizi logico-giuridici, ha ritenuto, alla luce del materiale probatorio acquisito, che le attrici non hanno dimostrato la data di scoperta dei vizi, la quale, invece, avrebbe dovuto essere denunciata entro sessanta giorni dal montaggio del dei sanitari.

Ed esime dall’ulteriore rilievo che, anche qualora si volesse far rientrare il caso di specie nell’ipotesi di vizio riconosciuto dal venditore e produttore, sarebbe in ogni caso maturata la prescrizione dell’azione di garanzia, per decorso del termine di 26 mesi dalla consegna del bene.

8. In conclusione, nemmeno somministrando la prodotta memoria elementi idonei al superamento del preliminare rilievo di cui al punto 5, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

9. Va infine dato atto – mancando ogni discrezionalità al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra moltissime altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti processuali per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato eventualmente dovuto per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 16 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2020

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