Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8049 del 30/03/2018


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Cassazione civile, sez. un., 30/03/2018, (ud. 27/03/2018, dep.30/03/2018),  n. 8049

Fatto

RITENUTO

che P.G. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Marsala il Patto territoriale per l’agricoltura e la pesca della Provincia di Trapani, per sentir dichiarare illegittima la decurtazione del contributo agevolato previsto dal D.M. 6 settembre 2001, n. 2568 a favore dei soggetti titolari di iniziative attuative del Patto, e per ottenere la condanna al risarcimento dei danni subiti;

che l’adito Tribunale, con sentenza in data 8 gennaio 2015, declinava la giurisdizione in favore del giudice amministrativo;

che riassunta la causa, il Tribunale amministrativo per la Sicilia, con ordinanza in data 3 aprile 2017, ha sollevato conflitto di giurisdizione, ai sensi dell’art. 11 cod. proc. amm., comma 3;

che ad avviso del giudice confliggente rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la riduzione dell’importo di finanziamenti già erogati ad un’impresa a causa, come nella specie, di un inadempimento della stessa beneficiaria;

che il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio sulla base delle conclusioni scritte del pubblico ministero, ai sensi dell’art. 380-ter c.p.c., il quale ha concluso per la declaratoria della giurisdizione del giudice ordinario.

Diritto

CONSIDERATO

che in materia di contributi e sovvenzioni pubbliche, il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo deve essere attuato distinguendo la fase procedimentale di valutazione della domanda di concessione – nella quale la legge, salvo il caso in cui riconosca direttamente il contributo o la sovvenzione, attribuisce alla P.A. il potere di riconoscere il beneficio, previa valutazione comparativa degli interessi pubblici e privati in relazione all’interesse primario, apprezzando discrezionalmente l’an, il quid ed il quomodo dell’erogazione, e al richiedente la posizione di interesse legittimo da quella successiva alla concessione del contributo, in cui il privato è titolare di un diritto soggettivo perfetto, come tale tutelabile dinanzi al giudice ordinario, attenendo la controversia alla fase esecutiva del rapporto di sovvenzione e all’inadempimento degli obblighi cui è subordinato il concreto provvedimento di attribuzione (Cass., Sez. U., 20 luglio 2011, n. 15867; Cass., Sez. U., 17 febbraio 2016, n. 3057; Cass., Sez. U., 22 giugno 2017, n. 15638; Cass., Sez. U., 18 settembre 2017, n. 21549);

che nel caso in esame, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, perchè la situazione posta a base della controversia è un diritto soggettivo;

che infatti, avuto riguardo al petitum sostanziale, ciò di cui si duole il privato nel giudizio a quo è che – una volta concessogli con decreto del Ministero dello sviluppo economico un contributo in conto capitale di un certo importo per l’incentivazione della sua attività imprenditoriale – il soggetto attuatore del Patto territoriale per l’agricoltura e la pesca abbia proceduto ad una riduzione del finanziamento stesso in rapporto a spese ritenute non ammissibili a causa della non pertinenza (di alcune) delle opere realizzate rispetto al programma di investimento;

che come già riconosciuto da queste Sezioni Unite in fattispecie di procedimento per la concessione e l’erogazione di finanziamenti e sovvenzioni a favore delle attività produttive nelle aree depresse del Paese (Cass. Sez. U., 10 luglio 2006, n. 15618), la riduzione del finanziamento per spese non ammissibili si esprime in atti nei quali la P.A. non esercita discrezionalità alcuna, dovendosi soltanto uniformare ai principi vincolanti della normativa vigente;

che va pertanto dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario;

che non vi è luogo a pronuncia sulle spese del presente giudizio, trattandosi di regolamento d’ufficio nel quale le parti non hanno svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e cassa la sentenza declinatoria in data 8 gennaio 2015 del Tribunale di Marsala, dinanzi al quale rimette le parti.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 27 marzo 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2018

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