Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8044 del 23/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 23/03/2021, (ud. 25/11/2020, dep. 23/03/2021), n.8044

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. CORRADINI Grazia – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 2792/2013 R.G. proposto da:

METALSIGMA TUNESI Spa, in persona del legale rappresentante,

rappresentato e difeso, giusta procura speciale in calce al ricorso,

dagli Avvocati Lorenzo Maria Merlo e Daniela Campus ed elettivamente

domiciliato in Roma, Via Lisbona n. 9, presso lo studio dell’Avv.

Daniela Campus;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 83/1/2012 della Commissione Tributaria

Regionale della Lombardia, depositata in data 30 maggio 2012;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 25 novembre

2020 dal Consigliere Dott. Grazia Corradini.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza n. 155/12/2011 la Commissione Tributaria Provinciale di Milano accolse il ricorso proposto dalla Spa METALSIGMA TUNESI contro gli atti di contestazione ed irrogazione della sanzione prevista dal D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, commi 1 e 2, nella misura del 30% dell’importo eccedente il massimale, relativi ad omessi versamenti diretti di IVA per gli anni 2005 e 2006 con cui l’Agenzia delle Entrate, a seguito di accesso presso i locali della società e conseguente processo verbale di constatazione, aveva contestato alla METALSIGMA di non avere compensato correttamente, mediante deleghe di pagamento con modello di versamento F24 degli anni 2006 e 2007, i crediti IVA nei limiti imposti dalla normativa vigente, avendo superato il limite annuale di compensazione orizzontale, fissato in Euro 516.457,00 per la annualità 2005 ed in Euro 385.026,00 per la annualità 2006.

La Commissione Tributaria Provinciale ritenne fondata la doglianza della contribuente con riguardo alla violazione del principio di legalità per essere il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, diretto a disciplinare le sole ipotesi di omessi versamenti diretti che costituivano situazioni ontologicamente diverse rispetto alla indebita utilizzazione in compensazione di un credito di imposta e ritenne assorbite le altre doglianze della contribuente relative alla lesione del principio di tipicità degli atti amministrativi, alla mancata ricerca della sussistenza dell’elemento psicologico della sanzione ed alla omessa applicazione della continuazione ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 12, comma 5.

La Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, investita dall’appello della Agenzia delle Entrate che aveva lamentato la erroneità della esclusione della equiparazione fra omesso versamento diretto e compensazione indebita, evidenziando altresì che in tal caso non sussisteva il diritto alla riduzione ad 1/4 prevista dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 16, lo accolse, confermando gli iniziali atti di irrogazione delle sanzioni e compensò fra le parti le spese del giudizio di merito, anche alla stregua della giurisprudenza della Corte di Cassazione che aveva affermato la equiparazione delle due sopra esposte ipotesi.

Contro la sentenza di appello, non notificata, ha presentato ricorso per cassazione la società METALSIGMA TUNESI, con atto notificato il 14-23 gennaio 2013, affidato a quattro motivi.

Ha resistito con controricorso la Agenzia delle Entrate.

In vista dell’adunanza camerale, la società ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., in data 5 novembre 2020, evidenziando di essersi avvalsa – a norma del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, convertito con modificazioni dalla L. n. 225 del 2016, – della definizione agevolata per i carichi contenuti nella cartella di pagamento n. (OMISSIS) emessa in relazione agli atti di contestazione impugnati nel presente giudizio, presentando la relativa dichiarazione in adesione ed impegnandosi a rinunciare al giudizio pendente avente ad oggetto gli stessi carichi e che detta richiesta era stata presa in carico dalla Agenzia delle Entrate che aveva comunicato con raccomandata in data 1.6.2017 che nessuna somma era ulteriormente dovuta. Con la stessa memoria la ricorrente, pur non avendo allegato alcun documento dimostrativo della presentazione della asserita dichiarazione di adesione, ha comunque rilevato che non aveva più interesse alla prosecuzione del giudizio iniziato con il ricorso R.G. n. 2792/2013 e di volere in conseguenza rinunciare allo stesso, chiedendo la cessazione della materia del contendere con la compensazione delle spese di lite.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con memoria ex art. 378 c.p.c., la ricorrente ha dichiarato di volere rinunciare al ricorso avendo aderito, a norma del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, convertito con modificazioni dalla L. n. 225 del 2016, alla definizione agevolata della cartella conseguente ai carichi impugnati nel presente giudizio, che erano stati nel frattempo liquidati con comunicazione, da parte della Agenzia delle Entrate, per cui nessuna ulteriore ora dovuta, il che aveva comportato il venire meno dell’interesse alla decisione.

2. Tale dichiarazione è idonea a determinare l’inammissibilità del ricorso, rilevando il sopravvenuto difetto di interesse della ricorrente alla prosecuzione della lite, asseritamente già manifestato in sede di istanza di definizione agevolata della cartella contenente i carichi conseguenti agli atti di contestazione ed irrogazione della sanzione impugnati nel presente giudizio, tenuto conto che, nella specie, non può conseguire l’estinzione del processo, posto che la rinuncia non risulta essere stata regolarmente comunicata alla controparte. Si deve infatti dare continuità all’indirizzo condiviso di questa Corte per cui “A norma dell’art. 390 c.p.c., u.c., l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione deve essere notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto” (cfr., da ultimo, Cass. n. 3971 del 2015; Cass. S.U. n. 7378 del 2013; Cass. n. 9857 del 2011).

3. Ne consegue che, in difetto di tali requisiti, l’atto di rinuncia non è idoneo a determinare l’estinzione del processo, ma, poichè è indicativo del venire meno dell’interesse al ricorso, ne determina comunque l’inammissibilità (Cass. S.U. n. 3876 del 2010; conf. n. 2259 del 2013; Cass. n. 14782 del 2018; Sez. 5 -, Ordinanza n. 31732 del 07/12/2018 Rv. 651779 – 01).

4. Per quanto riguarda le spese del giudizio di legittimità, le stesse devono essere compensate tra le parti, trattandosi di una rinuncia asseritamente determinata dall’adesione alla definizione agevolata (v. Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 10198 del 27/04/2018 Rv. 647968 – 01: “In tema di definizione agevolata del D.L. n. 193 del 2016, ex art. 6, conv. con modif. nella L. n. 225 del 2016, la rinuncia al giudizio da parte del contribuente ai sensi della menzionata disp., comma 2, costituisce un’eccezione alla previsione di cui all’art. 391 c.c., comma 2, ed implica la necessaria compensazione delle spese di lite”); ed inoltre la condanna alle spese contrasterebbe con la “ratio” della definizione agevolata, dissuadendo il contribuente ad aderire alla stessa, mediante la previsione di oneri ulteriori rispetto a quelli contemplati dalla legge, sicchè, anche se l’Amministrazione finanziaria non accetta la rinuncia, deve essere disposta la compensazione delle spese (v. Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 10198 del 27/04/2018 Rv. 647968 – 01).

5. Non sussistono i presupposti per imporre alla ricorrente il pagamento del c.d. “doppio contributo”, posto che la causa di inammissibilità del ricorso è sopravvenuta (Cass. n. 23175 del 2015; Sez. 5 -, Ordinanza n. 31732 del 07/12/2018 Rv. 651779 – 01: Fattispecie in tema di rinuncia al ricorso da parte del contribuente per adesione alla definizione agevolata di cui al D.L. n. 193 del 2016, art. 6, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 225 del 2016). In ogni caso i presupposti per il raddoppio del contributo devono essere esclusi anche ratione temporis, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis, comma 1 quater, essendo stato il ricorso notificato in data 14.1.2013.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse e compensa integralmente tra le parti le spese di lite.

Così deciso in Roma, il 25 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA