Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8011 del 28/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 28/03/2017, (ud. 24/01/2017, dep.28/03/2017),  n. 8011

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2817/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

G.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3934/17/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della SICILIA, SEZIONE DISTACCATA di CATANIA, depositata

il 18/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 24/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO

MOCCI.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., delibera di procedere con motivazione sintetica ed osserva quanto segue.

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia, che aveva respinto il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Catania. Quest’ultima aveva accolto l’impugnazione di G.M. contro un avviso di accertamento IRPEF, in dipendenza di quello emesso nei confronti della s.n.c. Tuttintimo, di cui la contribuente era socia.

Il ricorso è affidato a due motivi.

Col primo rilievo, si denuncia violazione e falsa applicazione del combinato disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 14 e 59, nonchè dell’art. 102 c.p.c. e dell’art. 5 T.U.I.R., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. La CTR avrebbe violato il principio dell’integrazione del contraddittorio tra soci e società.

Con la successiva doglianza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3), si sostiene la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43 e L. n. 289 del 2002, art. 10, perchè la CTR avrebbe erroneamente dichiarato decaduto l’ufficio dal potere impositivo.

Il primo motivo è manifestamente fondato ed assorbente dell’ulteriore doglianza.

Invero, non è parte del processo la s.n.c. Tuttintimo e neppure la totalità dei soci della stessa, ancorchè dagli atti risulti che, avanti la CTP, i giudizi, formalmente distinti, erano stati trattati contestualmente.

Orbene, la unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società personali e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili comporta che il ricorso tributario proposto da uno dei soci o dalla società, anche avverso un solo avviso di rettifica, riguarda inscindibilmente la società ed i soci, i quali tutti devono essere parte dello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, comma 1) perchè non ha ad oggetto la singola posizione debitoria dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto alla obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva della obbligazione (Cass., SS.UU. 1052/2007). Trattasi pertanto di fattispecie di litisconsorzio necessario originario, con la conseguenza che il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati destinatario di un atto impositivo apre la strada al giudizio necessariamente collettivo ed il giudice adito in primo grado deve ordinare l’integrazione del contraddittorio (a meno che non si possa disporre la riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 29); il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è nullo per violazione del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c. e art. 111 Cost., comma 2 e trattasi di nullità assoluta che può e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio (Cass. SS. UU. 14815 del 2008; Sez. 5, n. 13073 del 2012).

Dato che nel caso di specie il giudizio è stato celebrato, congiuntamente nei confronti di tutti i litisconsorti necessari solo in primo grado – nè apparendo possibile, in questa fase, la riunione dei ricorsi separatamente proposti dalla società e dai singoli soci – deve concludersi che l’intero rapporto processuale si è sviluppato in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, limitatamente al giudizio di appello.

Alla luce di tali considerazioni, pertanto, va accolto il ricorso e cassata l’impugnata sentenza, con rinvio per nuova valutazione alla CTR Sicilia, in diversa composizione, che si atterrà ai principi sopra esposti e provvederà altresì alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza, con rinvio alla CTR Sicilia, in diversa composizione, che provvederà anche alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 24 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 marzo 2017

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