Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8011 del 21/04/2020

Cassazione civile sez. I, 21/04/2020, (ud. 11/12/2019, dep. 21/04/2020), n.8011

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34805/2018 proposto da:

S.M., rappresentato e difeso dall’avvocato Ivana

Calcopietro del Foro di Reggio Calabria, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CATANZARO, depositato il

18/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/12/2019 dal cons. CLOTILDE PARISE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con decreto n. 3241/2018 depositato il 18-10-2018 il Tribunale di Catanzaro ha respinto il ricorso di S.M., cittadino del Bangladesh, avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. Il Tribunale, premesso che il ricorrente aveva già presentato la domanda di protezione internazionale il 25-2-2015 e che detta domanda era stata rigettata anche in sede giurisdizionale, ha ritenuto che, in base all’esame della documentazione prodotta da ricorrente a sostegno della nuova domanda presentata nel 2017, restasse confermato il giudizio di non credibilità della vicenda personale narrata dal richiedente, il quale riferiva di essere fuggito per il timore di essere di essere perseguitato ed ucciso in quanto esponente di rilievo del partito (OMISSIS) ((OMISSIS)), dopo che un gruppo di appartenenti all’Awami League aveva “assaltato” ed incendiato il negozio che il richiedente aveva ereditato dal padre. Il Tribunale ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, avuto anche riguardo alla situazione generale del Bangladesh, descritta nel decreto impugnato, con indicazione delle fonti di conoscenza.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che è rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta omesso esame di fatti decisivi, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè violazione e falsa applicazione dell’art. 111 Cost., comma 6, e dell’art. 132disp. att. c.p.c., n. 4, e art. 118 disp. att. c.p.c.. Deduce di aver allegato nel ricorso di primo grado (all. 7 pag. 2) quale fatto nuovo anche la circostanza relativa all’alluvione che aveva colpito per ben due volte la sua casa e i suoi terreni. Inoltre nel corso dell’audizione avanti alla Commissione territoriale in data 19-9-2017 non solo aveva dichiarato che nel luglio 2015 c’era stata un’alluvione, ma anche che c’era stata tre mesi prima una nuova esondazione che aveva distrutto tutto nuovamente. Il Tribunale ha omesso di valutare la riferita circostanza dell’alluvione del giugno del 2017, quanto meno con riferimento al riconoscimento della protezione umanitaria, mentre nella motivazione del decreto si faceva riferimento solo all’alluvione del 2015, avendo perciò ritenuto il Tribunale non attuale il rischio paventato in dipendenza del suddetto evento.

2. Con il secondo motivo lamenta la violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Deduce che il Tribunale aveva consultato esclusivamente l’Enciclopedia geopolitica Treccani, da cui in ogni caso emergeva che il Bangladesh era soggetto a parossismi idraulici, ma non aveva svolto alcuna indagine, mediante fonti aggiornate, circa gli eventi alluvionali in concreto verificatisi nel villaggio di Noakhali, in cui era nato e vissuto il ricorrente.

3. Con il terzo motivo lamenta omesso esame di fatti decisivi, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè violazione e falsa applicazione dell’art. 111 Cost., comma 6, e dell’art. 132disp. att. c.p.p., n. 4, e art. 118 disp. att. c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, 2 e 8 CEDU, 2 e art. 10 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Deduce che sussistono tutti gli elementi per la concessione in suo favore della protezione internazionale, quanto meno nella forma della protezione umanitaria, atteso che il ricorrente non solo aveva subito gli eventi catastrofici di natura antropica, ossia l’incendio del suo negozio e le minacce di morte, così gravi da averlo costretto ad abbandonare il suo Paese pur di salvarsi, ma si erano aggiunti eventi naturali, ossia le alluvioni, che avevano aggravato la sua posizione. Richiama il report Easo del 2017, che allega, da cui risulta che il Bangladesh ha una posizione geografica tale da renderlo uno dei Paesi più vulnerabili al mondo in relazione ai cambiamenti climatici e precisa che il suo villaggio si trova sul Delta del Gange, sulla costa, come da cartina allegata al report Easo. Adduce, pertanto, il ricorrente che in Bangladesh non potrà mai vivere una vita dignitosa al di sopra del minimo dei diritti umani, poichè costretto annualmente ad indebitarsi per ricostruire tutto ciò che ciclicamente con cadenza annuale le calamità naturali distruggono.

4. Con il quarto motivo lamenta omesso esame di fatti decisivi, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 251 del 2017, artt. 3, 11, 14 e 17, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Censura la valutazione effettuata dal Tribunale circa le prove documentali nuove prodotte, lamenta che non sia stato vagliato l’articolo di giornale prodotto come all. 15, del quale non era stata disposta la traduzione, e che non siano state considerate le relazioni sociali comprovanti il suo inserimento sociale. Rileva che in base a detta documentazione è da ritenersi fondata la sua richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato o in subordine della protezione sussidiaria.

5. i primi tre motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono infondati.

5.1. Il ricorrente si duole della mancata attivazione del potere istruttorio ufficioso con riferimento al fatto nuovo costituito “dall’alluvione che ha colpito per ben due volte la sua casa e i suoi terreni, dopo che la sua famiglia si era già fortemente indebitata per ricostruire, aggravando la situazione già precaria successiva alla distruzione del negozio da parte degli appartenenti al partito Awami League”, così allegato nel ricorso di primo grado (pag.n. 8 e n. 9 del ricorso per cassazione).

Secondo l’orientamento di questa Corte al quale il Collegio intende dare continuità, non sussiste il dovere di attivazione del potere istruttorio ufficioso ove le allegazioni del richiedente siano inattendibili oppure generiche; infatti l’attenuazione del principio dispositivo derivante dalla “cooperazione istruttoria”, cui il giudice del merito è tenuto, non riguarda il versante dell’allegazione, che anzi deve essere adeguatamente circostanziata, ma la prova, con la conseguenza che l’osservanza degli oneri di allegazione si ripercuote sulla verifica della fondatezza della domanda (Cass. n. 3016/2019).

Nel caso di specie l’allegazione di cui al ricorso di primo grado, come sopra riportata nel testo del ricorso per cassazione, è da reputarsi generica, atteso che non fornisce alcuna indicazione delle date in cui le due alluvioni sarebbero avvenute e del preciso luogo di provenienza del richiedente, nonchè neppure sono indicati elementi atti a connotare come calamità naturale gli eventi riferiti, che, per essere così qualificabili, devono essere di entità tale da non permettere il rientro nel Paese e da non consentire la permanenza nello stesso. Per quanto occorra va aggiunto che nel presente giudizio il ricorrente ha precisato la data del secondo evento e il nome del suo villaggio (giugno 2017 e Noakhali), nonchè ha richiamato quanto dallo stesso dichiarato nel verbale di audizione avanti alla Commissione in riscontro alla data suindicata, e tuttavia dalle fonti che richiama (pag. 13) le alluvioni in Bangladesh si sono verificate nell’agosto 2017.

6. Anche l’ultimo motivo è in parte infondato e in parte inammissibile.

6.1. Il Tribunale, con motivazione adeguata (Cass. S.U. n. 8053/2014), ha ribadito la non credibilità della vicenda narrata, rilevando che la nuova documentazione prodotta si riferisce alla vita politica svolta dal ricorrente negli anni dal 2008 al 2013, ed è indicato anche un cittadino diverso dal ricorrente in una seconda dichiarazione (pag. n. 7 decreto).

Il ricorrente non si confronta con dette affermazioni, nè spiega specificatamente la decisività dei documenti il cui esame assume omesso (Cass. n. 16812/2018), rispetto a quanto argomentato dal Tribunale. Inoltre il disposto del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 1, nell’imporre al richiedente di presentare tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, costituisce un aspetto del più generale dovere di collaborazione istruttoria a cui lo stesso è tenuto, ma non fissa una regola di giudizio, sicchè la scelta degli elementi probatori e la valutazione di essi, ai sensi del successivo comma 3, lett. b), rientrano nella sfera di discrezionalità del giudice di merito, il quale non è obbligato a confutare dettagliatamente le singole argomentazioni svolte dalle parti su ciascuna delle risultanze probatorie, nè a compiere l’analitica valutazione di ciascun documento prodotto, ma deve soltanto fornire, mediante un apprezzamento globale della congerie istruttoria raccolta, un’esauriente e convincente motivazione sulla base degli elementi ritenuti più attendibili e pertinenti (Cass. n. 21881/2019).

Se, in linea astratta, la persecuzione può essere rilevante anche se proviene da agente non statale (Cass. n. 28152/2017), nel caso di specie il fatto della persecuzione è stato ritenuto non credibile e, come già rilevato, sono state indicate dal Tribunale le incongruenze e contraddizioni delle risultanze documentali.

7. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato, nulla dovendosi disporre circa le spese del presente giudizio, stante la mancata costituzione del Ministero.

8. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis ove dovuto (Cass. n. 23535/2019).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 11 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 aprile 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA