Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8000 del 21/04/2020

Cassazione civile sez. I, 21/04/2020, (ud. 05/11/2019, dep. 21/04/2020), n.8000

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34746/2018 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in Roma Via Chisimaio, 29

presso lo studio dell’avvocato Cardone Marilena che lo rappresenta e

difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 529/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 27/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/11/2019 dal cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 529/2018 depositata il 27-04-2018 la Corte di Appello di Ancona ha respinto l’appello proposto da S.A., cittadino del (OMISSIS), avverso la sentenza del Tribunale di Ancona che aveva rigettato la sua domanda avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. La Corte d’appello, dopo aver accertato la natura meramente personale ed economica della ragione della fuga del ricorrente dal suo Paese, ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, avuto anche riguardo alla situazione generale del (OMISSIS), descritta nella sentenza impugnata.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che è rimasto intimato.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 4, art. 7 in relazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5”. Si duole il ricorrente dell’erronea valutazione della situazione dallo stesso denunciata da parte della Corte d’appello, effettuata senza tenere conto delle minacce che aveva subito dalla zia, integranti atti di violenza privata e persecutori, tanto gravi da costringere il ricorrente a lasciare il suo Paese per motivi di incolumità.

2. Con il secondo motivo lamenta “Violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 8”. Denuncia la violazione della norma indicata in rubrica, per avere la Corte d’appello affermato, senza tenere conto di fonti aggiornate, che nel (OMISSIS) non vi sia una situazione di violenza generalizzata, mentre ciò non corrisponde al vero, essendosi verificato un notevole peggioramento negli ultimi anni, come risulta dai documenti e rapporti allegati nei fascicoli dei precedenti gradi. Si duole, quindi, del mancato esercizio del dovere di cooperazione istruttoria ufficiosa da parte della Corte territoriale.

3. Con il terzo motivo lamenta “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c. (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6)”. Adduce che la Corte territoriale erroneamente non ha riconosciuto la protezione umanitaria, nonostante l’estrema vulnerabilità del ricorrente, sia in ragione dell’oggettiva instabilità politica e sociale del suo Paese, sia per il rischio di totale indigenza e povertà, in caso di rimpatrio.

4. Il primo motivo è inammissibile.

4.1. I giudici di merito hanno, motivatamente, ritenuto che il ricorrente fosse un migrante economico, e ciò in base alle stesse dichiarazioni del richiedente, richiamate anche nella parte narrativa del ricorso (pag. n. 2), secondo cui egli era fuggito dal (OMISSIS) perchè non aveva più un posto dove vivere, non aveva un lavoro e la moglie dello zio materno si era rifiutata di ospitarlo in casa (pag. n. 5 della sentenza impugnata e pag.n. 2 ricorso). La doglianza sulla valutazione della situazione personale del ricorrente, asseritamente effettuata dalla Corte d’appello senza tenere conto delle “minacce subite dalla zia” integranti atti di violenza privata e persecutori, si pone in contrasto con le ragioni di fuga allegate ed è estranea alla ratio decidendi di cui si è detto, avendo la Corte territoriale ritenuto il ricorrente un migrante economico e non essendo affatto censurata la sentenza impugnata sul punto. Tanto comporta l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del rifugio politico e della protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. a) e b) D.Lgs. cit., in cui rileva, se pure in diverso grado, la personalizzazione del rischio oggetto di accertamento (cfr. Cass. n. 6503/2014; Cass. n. 16275/2018). Non vi è infatti ragione di attivare i poteri di istruzione officiosa se questi sono finalizzati alla verifica di fatti o situazioni di carattere generale che, in ragione della natura meramente economica della fuga del richiedente dal suo Paese, non è possibile poi rapportare alla vicenda personale di questo (Cass. n. 16925/2018 e Cass. n. 14283/2019).

5. Il secondo motivo, concernente la valutazione della situazione del Paese di provenienza, è fondato nei limiti di seguito precisati.

5.1. Secondo l’orientamento di questa Corte a cui il Collegio intende dare continuità, in tema di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2017, ex art. 14, lett. c), il potere-dovere di indagine d’ufficio del giudice circa la situazione generale esistente nel paese d’origine del richiedente, che va esercitato dando conto, nel provvedimento emesso, delle fonti informative attinte, in modo da verificarne anche l’aggiornamento, non trova ostacolo nella non credibilità delle dichiarazioni rese dal richiedente stesso riguardo alla propria vicenda personale o, deve aggiungersi, nel fatto che le ragioni di fuga siano meramente economiche, come nella specie, sempre che il giudizio di non credibilità non investa il fatto stesso della provenienza dell’istante dall’area geografica interessata alla violenza indiscriminata che fonda tale forma di protezione (Cass. n. 14283/2019). Inoltre nei giudizi di protezione internazionale e di accertamento del diritto al permesso per motivi umanitari, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la verifica delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicchè il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di motivazione apparente (Cass. n. 28990/2018).

5.2. Nel caso di specie, la Corte territoriale, quanto alla protezione sussidiaria ex art. 14,lett. c) citato, non ha indicato le fonti di conoscenza, ma si è limitata ad affermare che “il (OMISSIS) non risulta essere connotato da situazioni di confitto armato o preda di situazioni di anarchia o caos indiscriminato”, senza nulla precisare circa la provenienza di quell’informazione.

La Corte territoriale, pertanto, non si è attenuta ai principi di diritto suesposti e la motivazione della sentenza impugnata non consente di individuare quali siano le precise fonti istituzionali di conoscenza su cui è fondato il percorso argomentativo che ha condotto alla statuizione di rigetto della protezione sussidiaria ex art. 14,lett. c) citato, sicchè ricorre il vizio di violazione di legge denunciato, nei termini precisati.

6. Alla stregua delle considerazioni che precedono, il secondo motivo merita accoglimento nei sensi di cui si è detto, restando assorbito il terzo motivo, concernente la protezione “minore”, con la cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte d’appello di Ancona, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie nei sensi di cui in motivazione il secondo motivo, dichiara inammissibile il primo e assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata nei limiti del motivo accolto e rinvia alla Corte d’appello di Ancona, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 5 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 aprile 2020

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