Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7999 del 21/03/2019

Cassazione civile sez. trib., 21/03/2019, (ud. 06/02/2019, dep. 21/03/2019), n.7999

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. D’ACQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26331 del ruolo generale dell’anno 2014

proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore generale pro tempore,

rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

i cui Uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12, sono domiciliati;

– ricorrente –

contro

Euromovement s.a.s. di A.M. & co., in persona del

legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa, per

procura speciale a margine del controricorso, dagli Avv.ti Italo

Doglio e Michele Doglio, elettivamente domiciliata in Roma, viale

Tiziano, n. 19, presso lo studio dell’Avv. Bruno Nigro;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, n. 1561/20/2014, depositata in data 25

marzo 2014;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 6 febbraio

2019 dal Consigliere Dott. Triscari Giancarlo;

Fatto

RILEVATO

che:

1) la Commissione tributaria regionale della Lombardia ha accolto l’appello proposto da Euromovement s.a.s di A.M. & co. contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Lecco che aveva respinto il ricorso della società avverso una cartella esattoriale notificatale, a seguito di controllo automatizzato, per il recupero dell’IVA riportata a credito nella dichiarazione integrativa relativa all’anno di imposta 2008, che, secondo l’Agenzia, non poteva essere riconosciuto in quanto tardivamente esposto;

2) il giudice d’appello ha ritenuto che: del D.P.R. n. 22 luglio 1988, n. 322, art. 2, comma 8 bis, consente al contribuente di presentare una dichiarazione integrativa i cui termini di decadenza non precludono l’esercizio del diritto al rimborso ma solo la possibilità di portare in compensazione il credito eventualmente risultante; il diritto alla detrazione del credito Iva, maturato per un anno di imposta per il quale è stato omessa la presentazione della dichiarazione dei redditi, non si perde qualora nel secondo anno successivo sia stata presentata la dichiarazione fiscale con l’indicazione del predetto credito;

3) avverso la sentenza, depositata il 25 marzo 2014, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a un unico motivo di censura, cui ha resistito la società contribuente con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1) con l’unico motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2, comma 8 bis, per non avere la CTR ritenuto applicabile il termine di decadenza previsto dalla suddetta previsione normativa in caso di presentazione della dichiarazione correttiva e per avere erroneamente ritenuto sussistente il diritto alla detrazione nel caso, quale quello in esame, non riconducibile ad una ipotesi di omessa dichiarazione, ma di tardiva presentazione della dichiarazione integrativa;

il motivo è infondato;

è pacifico che la contribuente ha presentato, nell’anno 2009, due distinte dichiarazioni integrative volte: la prima, riferita al modello Unico 2007 (per il 2006), ad annullare la dichiarazione integrativa presentata nel 2007 ed a ripristinare il credito Iva originariamente dichiarato nel Modello unico 2007; la seconda, riferita al modello Unico 2008 (per il 2007), a correggere l’importo del credito Iva, ivi indicato in misura erronea a seguito dell’erronea dichiarazione integrativa presentata nel 2007, riportando il credito Iva effettivamente spettante;

secondo la linea argomentativa seguita nel motivo di ricorso in esame, la parte sarebbe decaduta dal diritto alla detrazione, posto che non è emendabile la dichiarazione originaria oltre il termine di cui al D.P.R. n. 32 del 1998, art. 2, commi 8 e 8-bis;

la suddetta tesi difensiva si fonda su di una non corretta ricostruzione della vicenda in esame;

la circostanza che la contribuente, con la dichiarazione integrativa del 4 ottobre 2007, aveva rimosso l’importo dell’Iva a credito relativa all’acquisto di immobili avvenuto nell’anno 2006, comporta che quel credito era stato omesso dalla dichiarazione dei redditi 2007 e, successivamente, nella dichiarazione dei redditi 2008;

ciò implica che, relativamente a quel credito, non esposto nelle precedenti dichiarazioni, operava il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, che, nel testo applicabile ratione temporis, prevedeva che “Il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai beni e servizi acquistati o importati sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile e può essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”;

nella fattispecie, il diritto alla detrazione è sorto nel periodo di imposta 2006 ed è stato utilizzato nella dichiarazione relativa al periodo di imposta 2008: l’utilizzo del credito in esame è dunque da considerarsi tempestivo, in quanto operato entro il termine biennale di cui alla citata previsione normativa;

ciò, del resto, è in linea con il principio di diritto affermato da questa Corte (Sez. U., 08-09-2016, n. 17757), secondo cui “La neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale, l’eccedenza d’imposta – risultante da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto – sia riconosciuta dal giudice tributario sè siano stati rispettati dal contribuente tutti i requisiti sostanziali per la detrazione; pertanto, in tal caso, il diritto di detrazione non può essere negato nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato, laddove, pur non avendo il contribuente presentato la dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, sia dimostrato in concreto – ovvero non controverso – che si tratti di acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili”;

correttamente, pertanto, il giudice del gravame ha riconosciuto il diritto alla detrazione dell’Iva esposta nella dichiarazione in esame;

ne conseguono il rigetto del ricorso e la condanna della ricorrente

al pagamento delle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite che si liquidano in complessive Euro 3.000,00, oltre spese forfettarie nella misura del quindici per cento e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 6 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 marzo 2019

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