Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7998 del 21/04/2020

Cassazione civile sez. I, 21/04/2020, (ud. 05/11/2019, dep. 21/04/2020), n.7998

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34703/2018 proposto da:

N.Y., elettivamente domiciliato in Roma Via Tacito 23 presso

lo studio dell’avvocato Savini Simon e rappresentato e difeso

dall’avvocato Cerulli Berardo, giusta procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1232/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 04/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/11/2019 dal cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 1232/2018 depositata il 04-07-2018 la Corte di Appello di Ancona ha respinto l’appello proposto da N.Y., cittadino del (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Ancona che aveva rigettato la sua domanda avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. La Corte territoriale ha ritenuto che fosse non credibile e, in ogni caso, non rilevante la vicenda personale narrata dal richiedente. Quest’ultimo riferiva di essere fuggito per timore di essere arrestato in quanto accusato di aver reso false dichiarazioni e di essersi reso irreperibile, a seguito del suo coinvolgimento nelle vicende del padre, che era un militare ed era stato accusato dal Presidente J. di aver fatto sparire delle armi. La Corte d’appello ha ritenuto che non ricorressero i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione, avuto anche riguardo alla situazione generale e politica del (OMISSIS), descritta nella sentenza impugnata.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che è rimasto intimato.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta “Violazione e falsa applicazione della legge, in particolare dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 – Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. e), artt. 3, 5, 7 e 8 – Violazione o falsa applicazione della legge: D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 27 – Vizio di motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5”. Si duole il ricorrente dell’erronea valutazione della situazione dallo stesso denunciata da parte della Corte d’appello, che non aveva tenuto conto delle persecuzioni di matrice politica, tanto gravi da costringere il ricorrente a lasciare il (OMISSIS) per motivi di incolumità. Censura il giudizio di non credibilità, che trova riscontro nei fatti avvenuti nel dicembre 2014, ossia nei vari tentativi di deposizione del Presidente J. da parte dei membri della Guardia Presidenziale, a cui apparteneva il padre del ricorrente. Deduce, quindi, di aver diritto allo status di rifugiato politico.

2. Con il secondo motivo lamenta “Violazione e falsa applicazione della legge: D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, commi 1, 2, 3, 4 e 5; Violazione o falsa applicazione della legge: D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 27; Violazione e falsa applicazione della legge: D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) – Vizio di motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 5”. Denuncia la violazione delle norme indicate in rubrica, per avere la Corte d’appello trascurato di valutare la situazione destabilizzante di violenza pervasiva e di conflitto tra le opposte fazioni, senza effettuare un esame alla luce di informazioni aggiornate sul (OMISSIS). Si duole del mancato autonomo esame delle sue dichiarazioni secondo i parametri normativi di riferimento e del mancato espletamento del dovere di cooperazione istruttoria da parte della Corte territoriale. Richiama pronunce di merito, anche della stessa Corte d’appello di Ancona, che attestano l’esistenza in (OMISSIS) di una situazione di conflitto interno e di totale instabilità politica.

3. Con il terzo motivo lamenta “Violazione e falsa applicazione della legge: D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 – Vizio di motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.”. Adduce che la Corte territoriale erroneamente non ha riconosciuto la protezione umanitaria, nonostante l’estrema vulnerabilità del ricorrente, sia in ragione dell’oggettiva instabilità politica e sociale del (OMISSIS), sia per il rischio alla sua incolumità e le difficoltà di un nuovo radicamento nel Paese di origine, da cui manca da anni.

4. Il primo motivo è inammissibile.

4.1. Non si confronta con la ratio decidendi la prima censura, che concerne il giudizio di non credibilità della vicenda personale, caratterizzata, in base alle allegazioni del richiedente, da persecuzioni di natura politica subite nel 2014 ad opera del Presidente J.. La Corte territoriale, pur ritenendo contraddittoria e non verosimile la versione dei fatti narrati, ha affermato che, anche a prescindere dalla credibilità del racconto, il rischio paventato non è più attuale poichè il Presidente J. era stato deposto a gennaio 2017. Il ricorrente non censura affatto detta dirimente affermazione, da cui consegue l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del rifugio politico e anche della protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. a) e b) D.Lgs. cit. (Cass. n. 14283/2019).

5. Il secondo motivo, concernente la valutazione della situazione del Paese di provenienza, è fondato nei limiti di seguito precisati.

5.1. Secondo l’orientamento di questa Corte O cui il Collegio intende dare continuità, in tema di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2017, ex art. 14, lett. c), il potere-dovere di indagine d’ufficio del giudice circa la situazione generale esistente nel paese d’origine del richiedente, che va esercitato dando conto, nel provvedimento emesso, delle fonti informative attinte, in modo da verificarne anche l’aggiornamento, non trova ostacolo nella non credibilità delle dichiarazioni rese dal richiedente stesso riguardo alla propria vicenda personale, sempre che il giudizio di non credibilità non investa il fatto stesso della provenienza dell’istante dall’area geografica interessata alla violenza indiscriminata che fonda tale forma di protezione (Cass. n. 14283/2019 citata). Inoltre nei giudizi di protezione internazionale e di accertamento del diritto al permesso per motivi umanitari, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la verifica delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione, sicchè il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di motivazione apparente (Cass. n. 28990/2018).

5.2. Nel caso di specie, la Corte territoriale, quanto alla protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c), citato, non ha indicato le fonti di conoscenza, ma si è limitata ad affermare che il (OMISSIS) non risulta essere connotato da situazioni di confitto armato e violenza indiscriminata, senza nulla precisare circa la provenienza di quell’informazione.

La Corte territoriale, pertanto, non si è attenuta ai principi di diritto suesposti. Mentre, come si è anticipato (p. 4.1), in base a quanto accertato nei giudizi di merito, il rischio di danno grave correlato alla vicenda personale non è più attuale e sono insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. a) e b) D.Lgs. n. citato, la motivazione della sentenza impugnata non consente di individuare quali siano le precise fonti istituzionali di conoscenza su cui è fondato il percorso argomentativo che ha condotto alla statuizione di rigetto della protezione sussidiaria ai sensi del citato art. 14, lett. c), sicchè ricorre il vizio di violazione di legge denunciato, nei limiti precisati.

6. Alla stregua delle considerazioni che precedono, il secondo motivo merita accoglimento nei termini di cui si è detto, restando assorbito il terzo motivo, concernente la protezione “minore”, con la cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte d’appello di Ancona, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie nei sensi di cui in motivazione il secondo motivo, dichiara inammissibile il primo e assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata nei limiti del motivo accolto e rinvia alla Corte d’appello di Ancona, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 5 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 aprile 2020

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