Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7997 del 07/04/2011

Cassazione civile sez. I, 07/04/2011, (ud. 02/03/2011, dep. 07/04/2011), n.7997

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 20512-2009 proposto da:

L.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIULIA DI

COLLOREDO 45/46, presso lo studio dell’avv. DE PAOLA Gabriele, che lo

rappresenta e difende, giusta procura alle liti in calce al ricorso

per revocazione;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI;

– intimata –

avverso l’ordinanza n. 24631/2008 della CORTE suprema DI CASSAZIONE

del 5.5.08, depositata il 06/10/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

02/03/2011 dal Consigliere Relatore Dott. SALVATORE DI PALMA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. PIERFELICE

PRATIS che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che L.D., con ricorso del 16 settembre 20 09, ha impugnato per cassazione – chiedendone la revocazione, ai sensi dell’art. 391- bis cod. proc. civ. -, nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri, l’ordinanza della Corte di cassazione n. 24631/08, depositata in data 6 ottobre 2008, con la quale la Corte, pronunciando sul ricorso del L. – volto ad ottenere l’annullamento del decreto della Corte d’Appello di Genova in data 30 dicembre 2004, che aveva respinto la domanda dello stesso L., di equa riparazione dei danni non patrimoniali ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, in contraddittorio con il Presidente del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato inammissibile il ricorso;

che il Presidente del Consiglio dei Ministri, benchè ritualmente intimato, non si è costituito nè ha svolto attività difensiva;

che, in particolare, per quanto in questa sede rileva, la Corte di cassazione, con la suddetta ordinanza impugnata per revocazione, ha dichiarato inammissibile il ricorso, osservando che: a) “… il decreto impugnato risulta notificato il 17 gennaio 2 005, a mani proprie dell’avv.to Raffaele de Sanctis, il quale, con procura in calce al ricorso introduttivo, era stato dal L. nominato suo procuratore (insieme all’avv.to Gabriele De Paola) e domiciliatario;

la locuzione “richiesto come in atti, io sottoscritto Uff. Giud.

…”, contenuto nella relata di notifica in calce alla copia notificata del decreto, certificata conforme all’originale, va intesa nel senso che tale notifica è avvenuta su istanza di colui che l’atto rivela legittimato ed interessato a richiederla, ossia nella specie la Presidenza del Consiglio vittoriosa …”; b) “… dunque, il ricorso in questa sede è inammissibile per inosservanza del termine breve prescritto dall’art. 325 c.p.c., comma 2, dal momento che tra il 13.02.2006, data di consegna dell’atto all’Ufficiale giudiziario per la notificazione eseguita a mezzo del servizio postale, ai sensi dell’art. 149 c.p.c. …, ed il 17 gennaio 2005, data di notificazione del decreto, risulta decorso un periodo di tempo superiore al termine di sessanta giorni previsto dal codice di rito ed applicabile all’impugnazione per cassazione contro il provvedimento emesso dalla Corte d’appello sulla domanda di equa riparazione … “.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il ricorrente censura l’ordinanza impugnata, sostenendo che, contrariamente a quanto affermato dalla Corte di cassazione, il decreto della Corte d’Appello di Genova in data 30 dicembre 2004 è stato notificato non ad istanza dell’Avvocatura dello stato, bensì comunicato mediante notificazione su richiesta della Cancelleria della Corte d’Appello di Genova “ai sensi e per gli effetti dell’art. 136 cod. proc. civ., come dimostra apposita attestazione in tal senso rilasciata proprio dalla Corte d’Appello ligure (doc. n. 3)”, attestazione depositata unitamente al ricorso per revocazione, e che, conseguentemente, l’ordinanza impugnata è inficiata da un errore di fatto ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4;

che il ricorso è inammissibile, innanzitutto per l’omessa formulazione del quesito di diritto;

che infatti, secondo il costante orientamento di questa Corte, l’art. 366-bis cod. proc. civ., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, è applicabile anche al ricorso per revocazione di cui all’art. 391-bis cod. proc. civ. contro le sentenze della Corte di cassazione (pubblicate a decorrere dal 2 marzo 2006, data di entrata in vigore dello stesso D.Lgs. n. 40 del 2006), in quanto detta norma è da ritenere richiamata dal primo comma dello stesso art. 391-bis, laddove dispone che la revocazione è chiesta “con ricorso ai sensi degli articoli 365 e seguenti”, con la conseguenza che la formulazione del quesito deve risolversi nell’indicazione specifica del fatto che si assume avere costituito oggetto dell’errore e nell’esposizione delle ragioni per cui l’errore presenta i requisiti previsti dall’art. 395 c.p.c., n. 4 (cfr., ex plurimis, le ordinanze nn. 26022 del 2008 – pronunciata a sezioni unite – 5075 e 5076 del 2008, 4640 del 2007);

che, comunque, il ricorso è inammissibile sia perchè denuncia un errore che – in via di mera ipotesi – sarebbe qualificabile siccome errore di diritto, sia perchè il denunciato errore non è “risultante dagli atti o documenti della causa”, ma emergerebbe – sempre in via di mera ipotesi – da un nuovo documento prodotto per la prima volta in questa sede (documento n. 3 prodotto dal ricorrente);

che quanto alla prima ragione, in particolare, è noto che, secondo diritto vivente in tema di revocazione delle sentenze della Corte di cassazione, l’errore revocatorio è configurabile nelle ipotesi in cui la Corte sia giudice del fatto – in particolare, come nella specie, quando abbia valutato l’ammissibilità e la procedibilità del ricorso – e corrisponde all’errore meramente percettivo, risultante in modo incontrovertibile dagli atti e tale da aver indotto il giudice a fondare la valutazione della situazione processuale sulla supposta inesistenza (od esistenza) di un fatto, positivamente acquisito (od escluso) nella realtà del processo – fatto che, ove invece esattamente percepito, avrebbe determinato una diversa valutazione della situazione processuale – e non anche nella pretesa errata valutazione di fatti esattamente rappresentati (cfr., ex plurimis, l’ordinanza n. 26022 del 2008 cit., nonchè la sentenza n. 17110 del 2010);

che, nella specie – come risulta dalla parte di motivazione della sentenza impugnata dianzi testualmente riprodotta -, è del tutto evidente che questa Corte ha proceduto ad una interpretazione della relazione di notificazione del decreto della Corte d’Appello di Genova, pervenendo alla conclusione che la stessa notificazione al procuratore dell’odierno ricorrente era stata eseguita ad istanza dell’Avvocatura dello Stato, vittoriosa nel processo presupposto, e costituiva quindi atto idoneo a far decorrere il termine “breve” per l’impugnazione in cassazione di cui al combinato disposto dell’art. 325 c.p.c. e art. 326 c.p.c., comma 1, ciò che integra certamente, non già un errore di fatto, ma una valutazione di fatti processuali interni al giudizio di legittimità;

che, quanto alla seconda ragione, è altrettanto evidente che il denunciato errore di percezione è addirittura “impossibile”, emergendo – in via di mera ipotesi – da un documento che, in quanto prodotto soltanto con il ricorso in esame, “non risultava dagli atti di causa” e pertanto non poteva neppure formare oggetto di esame da parte dei Giudici di legittimità;

che non sussistono i presupposti per provvedere sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il nella Camera di consiglio della Struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi civili, il 2 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 aprile 2011

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