Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7978 del 28/03/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 28/03/2017, (ud. 14/12/2016, dep.28/03/2017),  n. 7978

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28831-2015 proposto da:

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO D’ITALIA

19, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO CUPPONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato RAFFAELE LEBOTTI giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 330/2/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di POTENZA de127/04/2015, depositata il 04/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/12//2016 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO

MANZON;

disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Con sentenza in data 27 aprile 2015 la Commissione tributaria regionale della Basilicata rigettava l’appello proposto da M.F. avverso la sentenza n. 322/2/13 della Commissione tributaria provinciale di Potenza che ne aveva a sua volta rigettato il ricorso contro l’avviso di accertamento IRPEF, IVA, IRAP 2006. La CTR osservava in particolare che l’atto impositivo impugnato era adeguatamente motivato in pieno rispetto dello standard di cui AL D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, e che le relative contro allegazioni difensive del contribuente appellante non erano suffragate probatoriamente.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione il M. deducendo un motivo unico.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle entrate.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

Con l’unico mezzo dedotto il ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, asserendo che la sentenza impugnata è errata laddove afferma che l’avviso di accertamento impugnato risulta congruamente motivato.

La censura è infondata.

La CTR ha infatti correttamente respinto l’eccezione di nullità che è oggetto del mezzo in esame, rilevando che è specificamente precisata la fonte dalla quale l’Agenzia delle entrate, ufficio locale, ha tratto lo spunto per effettuare l’accertamento de quo, risultando altresì che la relativa documentazione (elenco fornitori) sia stata allegata all’accertamento medesimo e successivamente nuovamente depositata in prime cure.

Il ricorso va dunque respinto.

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 3.000 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 14 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 marzo 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA