Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7965 del 31/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 31/03/2010, (ud. 02/12/2009, dep. 31/03/2010), n.7965

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 7491/2007 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

R.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 24/2006 della Commissione Tributaria Regionale

di MILANO del 14.2.06, depositata il 28/02/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/12/2009 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. WLADIMIRO DE NUNZIO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 28/2/2006 la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia respingeva il gravame interposto dall’Agenzia delle entrate di Vimercate nei confronti della pronunzia della Commissione Tributaria Provinciale di Milano di accoglimento dell’impugnazione spiegata dal contribuente Sig. R.A. del silenzio rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso dell’IRAP versata per gli anni d’imposta dal 1998 al 2001.

Avverso la suindicata sentenza del giudice dell’appello l’Agenzia delle entrate propone ora ricorso per cassazione, affidato a 3 motivi.

L’intimato non ha svolto attività difensiva.

Con requisitoria scritta il P.G. ha richiesto emettersi pronunzia ex art. 375 c.p.c., di accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1^ motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, artt. 7 e 9, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.

Il motivo è fondato, nei termini di seguito indicati.

Come questa Corte ha già avuto più volte modo di precisare con riferimento alla definizione automatica prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, anche con riferimento all’IRAP, la presentazione della relativa istanza preclude al contribuente ogni possibilità di rimborso per le annualità d’imposta definite in via agevolata, ivi compreso il rimborso di imposte asseritamente inapplicabili per assenza del relativo presupposto, giacchè il condono, in quanto volto a definire “transattivamente” la controversia in ordine all’esistenza di tale presupposto, pone il contribuente di fronte ad una libera scelta tra trattamenti distinti e che non si intersecano tra loro, ovverosia coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo se del caso il rimborso delle somme indebitamente pagate, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata, ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto eventualmente già corrisposto in via ordinaria (v. Cass., 24/6/2008, n. 17142; Cass., Sez. Un., 5/6/2008, n. 14828; Cass., 19/3/2007, n. 6504; Cass., 16/2/2007, n. 3682).

Orbene, nel confermare la sentenza di prime cure favorevole al contribuente pur dando atto dell’eccezione sollevata dall’A.F. circa l’adesione del contribuente “alla sanatoria di cui alla L. n. 289 del 2002”, il giudice dell’appello ha invero disatteso il suindicato principio.

Dell’impugnata sentenza, assorbiti i restanti motivi (con i quali la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, art. 2969 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2, 3, 4 e 8, artt. 2222 e 2229 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), s’impone pertanto la cassazione.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere invero decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente, e compensazione tra le parti delle spese del giudizio di merito, mentre non è a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione, non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

PQM

La Corte accoglie il 1 motivo di ricorso, assorbiti i restanti. Cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa tra le parti le spese del giudizio di merito.

Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 2010

 

 

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