Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7955 del 20/04/2020

Cassazione civile sez. III, 20/04/2020, (ud. 22/10/2019, dep. 20/04/2020), n.7955

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Sul ricorso 19478-2018 proposto da:

S.N., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PINEROLO 22,

presso lo studio dell’avvocato ANTONIOFRANCO TODARO, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA in persona del Responsabile della

Direzione Tecnica Danni e Sinistri, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA FABIO MASSIMO, 60, presso lo studio dell’avvocato LETIZIA

CAROLI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROBERTO

MAZZOLENI;

– controricorrente –

e contro

CEM SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3014/2017 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 19/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/10/2019 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore generale che ha chiesto il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 19/12/2017 la Corte d’Appello di Bologna ha respinto il gravame interposto dal sig. S.N. in relazione alla pronunzia Trib. Bologna 25/3/2014, di accoglimento della domanda nei suoi confronti in origine monitoriamente azionata dalla società Unipolsai Assicurazioni s.p.a. di pagamento di somma – giusta fideiussione prestata dalla (successivamente incorporata) società Aurora Assicurazioni s.p.a. – al Comune di Messina, in surroga ex art. 1203 c.c. dei diritti da quest’ultimo vantati nei confronti (anche) della predetta S., nella qualità di contitolare della concessione edilizia n. (OMISSIS).

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la S. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi, illustrati da memoria.

Resiste con controricorso la società Unipolsai Assicurazioni s.p.a.

L’altro intimato non ha svolto attività difensiva.

Con conclusioni scritte del 30/9/2019 il P.G. presso questa Corte ha chiesto il rigetto del ricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo la ricorrente denunzia “violazione e/o falsa applicazione” del D.Lgs. n. 206 del 2005, art. 66 bis; della Direttiva 93/13/CEE, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè “insufficiente e contraddittoria” motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Con il 2 motivo denunzia “violazione e/o falsa applicazione” dell’art. 112 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3; nonchè “insufficiente e contraddittoria” motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Il ricorso è inammissibile.

Va anzitutto osservato che esso risulta formulato in violazione del requisito a pena di inammissibilità richiesto all’art. 366 c.p.p., comma 1, n. 6, nel caso non osservato laddove viene operato il riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, al “ricorso monitorio depositato in data 02.11.2011”, al “decreto ingiuntivo n. 7185/2011”, alle “polizze fideiussorie nn. (OMISSIS) e (OMISSIS)”, alla “concessione edilizia n. (OMISSIS) in data (OMISSIS) rilasciata alla C.E.M. – Costruzioni Edili Meridionali s.r.l.”, all'”opposizione”, all'”atto di precetto intimato dal Comune di Messina”, alla sentenza del giudice di prime cure, all'”atto di appello”, alla “sentenza n. 21148/12″ del Tribunale di Bologna, all'”atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo notificato ad Unipol Ass.ni s.p.a. in data 21.12.2011″, all’ordinanza in data 30.11.2012”, al “giudizio sub R.G. n. 1361/13” pendente avanti al Tribunale di Messina, alla “chiamata in causa della sig.ra S.N.”, al “pignoramento immobiliare” di “tutti i cespiti di sua proprietà”, all'”atto di permuta” i limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte Suprema di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso – apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione.

E’ al riguardo appena il caso di osservare che i requisiti di formazione del ricorso per cassazione ex art. 366 c.p.c. vanno indefettibilmente osservati, a pena di inammissibilità del medesimo.

Essi rilevano ai fini della giuridica esistenza e conseguente ammissibilità del ricorso, assumendo pregiudiziale e prodromica rilevanza ai fini del vaglio della relativa fondatezza nel merito, che in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso (cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 5 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221).

A tale stregua, l’accertamento in fatto e la decisione dai giudici di merito adottata rimangono invero dall’odierno ricorrente non idoneamente censurati.

Va per altro verso posto in rilievo come, al di là della formale intestazione dei motivi, il ricorrente deduca in realtà doglianze (anche) di vizio di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), nel caso ratione temporis applicabile, sostanziantesi nel mero omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche come nella specie alla insufficienza e alla contraddittorietà della motivazione (v. in particolare pag. 19 del ricorso) ovvero l’omesso e a fortiori l’erronea valutazione di determinate emergenze probatorie (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, conformemente, Cass., 29/9/2016, n. 19312).

Emerge dunque evidente come nella specie la ricorrente invero inammissibilmente prospetti una rivalutazione del merito della vicenda comportante accertamenti di fatto invero preclusi a questa Corte di legittimità, nonchè una rivalutazione delle emergenze probatorie, laddove solamente al giudice di merito spetta individuare le fonti del proprio convincimento e a tale fine valutare le prove, controllarne la attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, non potendo in sede di legittimità riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, atteso il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore della controricorrente società Unipolsai Assicurazioni s.p.a., seguono la soccombenza.

Non è viceversa a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione in favore dell’altro intimato, non avendo il medesimo svolto attività difensiva.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 7.400,00, di cui Euro 7.200,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore della controricorrente società Unipolsai Assicurazioni s.p.a.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 22 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2020

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