Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7921 del 20/04/2020

Cassazione civile sez. I, 20/04/2020, (ud. 26/11/2019, dep. 20/04/2020), n.7921

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26522/2018 proposto da:

A.G., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato Perricone Diego Giuseppe, giusta procura;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CALTANISSETTA, depositato il

07/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/11/2019 dal Cons. Dott. LA TORRE MARIA ENZA.

Fatto

RITENUTO

che:

A.G., cittadino della (OMISSIS), ricorre per la cassazione del Decreto n. 1533/2018 del 7 agosto 2018, emesso dal Tribunale di Caltanissetta – Sezione Specializzata in materia di Immigrazione e Protezione Internazionale – che, su impugnazione avverso il diniego dell’istanza di concessione di protezione internazionale e/o forme complementari di protezione, ha confermato la decisione di rigetto della Commissione Territoriale di Siracusa.

Il Tribunale, premesso che ai fini dell’esame della domanda di protezione possono valutarsi unicamente le dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione Territoriale (timore di essere arrestato o ucciso per il suo orientamento sessuale dopo essere stato denunciato alla polizia dai genitori di un ragazzo minorenne per omosessualità e abuso di minore e, conseguentemente, arrestato ed evaso), confermate nel corso della successiva audizione, e i documenti già esibiti alla predetta commissione (mandato di arresto dal quale si evince che le accuse mosse al ricorrente non vertono sul suo orientamento sessuale, ma sul fatto che egli abbia sessualmente abusato di un minore), ha ritenuto non credibile il ricorrente e non ricorrenti i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato. Ciò attesa la mancata prospettazione di rischi o pericoli di subire forme di persecuzione in ragione dell’appartenenza ad un gruppo sociale.

Parimenti – per quanto concerne la protezione sussidiaria – il Tribunale ha ritenuto che “non si ravvisano i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria atteso che non è stato prospettato dalla parte nessun rischio di subire un danno grave, ovvero un trattamento inumano e degradante, e non si evince, dalle fonti internazionali, l’esistenza nella regione di provenienza del ricorrente – Edo State – alcuna situazione di conflitto armato nè, tanto meno, alcuna situazione di violenza generalizzata o indiscriminata”.

Infine, – per quanto ancora qui rileva – il Tribunale ha escluso, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, la deduzione o la semplice esposizione nonchè l’allegazione di circostanze o fatti rilevanti, tali da integrare una possibile situazione di vulnerabilità.

Il Ministero è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorso è affidato a tre motivi.

Con il primo motivo si deduce la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver il Tribunale escluso il fumus persecutionis in relazione all’orientamento sessuale del ricorrente;

con il secondo motivo si lamenta violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. A e/o B e/o C, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

con il terzo motivo si assume la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il ricorso è infondato.

Il Tribunale ha escluso con motivazione coerente la ricorrenza del fumus persecutionis in relazione alla dichiarata omosessualità del richiedente, avendo effettuato una diversa ricostruzione dei fatti, congruamente motivata. In relazione ad essa ha escluso che il ricorrente fosse perseguitato a causa dell’orientamento sessuale, a fronte di un mandato di arresto per violenza sessuale e abuso su minore. Trattasi di apprezzamento di fatto delle risultanze processuali, congruamente motivato e come tale immune dalle indicate censure.

Quanto alla protezione sussidiaria, secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi, ai fini del suo riconoscimento, a norma del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), la nozione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato (interno o internazionale) deve essere interpretata, in conformità con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE (sentenza 30 gennaio 2014, in causa C-285/12), nel senso che il conflitto armato interno rileva solo se, eccezionalmente, possa ritenersi che gli scontri tra le forze governative di uno Stato e uno o più gruppi armati, o tra due o più gruppi armati, siano all’origine di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona del richiedente la protezione sussidiaria. Il grado di violenza indiscriminata deve aver pertanto raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia (Cass., Sez. 6-1, n. 18306 del 08/07/2019).

Nella specie, la Corte territoriale ha motivatamente escluso l’esistenza di conflitti armati in Nigeria: non sussiste pertanto la dedotta violazione di legge, mentre è inammissibile la proposta lettura alternativa delle risultanze istruttorie.

Quanto al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, esso (nella disciplina previgente al D.L. n. 113 del 2018, conv., con modif., in L. n. 132 del 2018), costituisce una misura atipica e residuale, volta ad abbracciare situazioni in cui, pur non sussistendo i presupposti per il riconoscimento di una tutela tipica (“status” di rifugiato o protezione sussidiaria), non può disporsi l’espulsione e deve provvedersi all’accoglienza del richiedente che si trovi in condizioni di vulnerabilità, da valutare caso per caso (Cass., Sez. 1, n. 13096 del 15/05/2019; Sez. 6-1, n. 23604 del 09/10/2017).

La Corte territoriale ha esaminato la posizione specifica del richiedente ed ha escluso la sussistenza di quella particolare situazione di vulnerabilità richiesta dalla legge. La motivazione della sentenza impugnata sul punto, laddove prende in esame le attività svolte dal richiedente in Italia ed esclude il pericolo che lo stesso al rientro in Nigeria (Edo State) sia esposto al pericolo di trattamento degradante ed inumano, risulta esente da vizi logici e giuridici, rimanendo così incensurabile in sede di legittimità.

Il ricorso va, pertanto, rigettato. Nulla sulle spese in mancanza di costituzione dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2020

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