Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7877 del 03/04/2014

Civile Sent. Sez. 1 Num. 7877 Anno 2014
Presidente: RORDORF RENATO
Relatore: CRISTIANO MAGDA

SENTENZA

sul ricorso 19756-2008 proposto da:
A.A.
B.B.,

in persona dei
legali rappresentanti pro tempore, elettivamente

Data pubblicazione: 03/04/2014

difende unitamente all’avvocato VILLINI ANGELO,
giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente –

contro

COOPERATIVA AGRICOLA TRE VALLI S.C.AR.L. (C.F./P.I.
01631760236), in persona del Presidente pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
EZIO 12, presso l’avvocato GALASSO ALFREDO, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato

controricorso;

avverso la sentenza n.

controricorrente

705/2007 della CORTE

D’APPELLO di VENEZIA, depositata il 05/06/2007;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 15/01/2014 dal Consigliere
Dott. MAGDA CRISTIANO;
udito, per la ricorrente, l’Avvocato VILLINI ANGELO
che si riporta;
udito, per la controricorrente, l’Avvocato GALASSO
ALFREDO che si riporta;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PASQUALE FIMIANI che ha concluso per

BRENDOLAN STEFANO, giusta procura a margine del

il rigetto del ricorso.

2

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
La A.A., con
citazione notificata il 28.12.94, impugnò dinanzi al
Tribunale di Verona, ai sensi dell’art. 2527 c.c., la

delibera del C.d.A. della cooperativa con la quale era
stata decisa la sua esclusione dalla società.
L’impugnazione fu accolta dal tribunale adito, previa
declaratoria incidentale di nullità della clausola
statutaria che devolveva ad un collegio di probiviri,
nominato dall’assemblea dei soci, la risoluzione di
eventuali controversie insorte fra costoro e la società.
La decisione, appellata dalla cooperativa soccombente, è
stata riformata dalla Corte d’appello di Venezia con
sentenza del 5.6.2007.
La corte territoriale ha premesso che la clausola
statutaria, ancorché nulla, conservava la propria
operatività sul piano endosocietario, potendo essere
interpretata in guisa da attribuire all’intervento del
collegio dei probiviri il valore di atto volto a
prevenire la lite che, completando il procedimento di
esclusione, era soggetto all’impugnazione prevista dal
III comma dell’art. 2527 c.c., da effettuarsi dinanzi al
tribunale entro il termine di 30 giorni dalla sua
comunicazione; ha però rilevato che A.A. s..a.s. era
decaduta dall’impugnazione, proposta solo con citazione
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del 28.12.94 e dunque a distanza di oltre sei mesi dalla
comunicazione della delibera di esclusione, pervenutale
il 9.5.94, ed ha dichiarato improcedibile la domanda di
annullamento della delibera in questione.
A.A. s.a.s. ha proposto ricorso per la

cassazione

della sentenza, affidato ad un unico motivo, cui la
Cooperativa Agricola Tre Valli ha resistito con
controricorso illustrato da memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE
l) Con l’unico motivo di ricorso A.A. s.a.s. denuncia
violazione dell’art. 2527 III comma c.c.. Osserva che il
principio di diritto enunciato dalla corte territoriale
– alla cui stregua la clausola statutaria nulla, che
devolve

ad un

collegio

di

probiviri

nominato

dall’assemblea dei soci la soluzione delle controversie
insorte fra costoro e la società, conserva una limitata
operatività sul piano endosocietario, quale strumento
atto a prevenire il ricorso all’autorità giudiziaria finisce “per introdurre additivamente, in deroga a norme
giuridiche cogenti, un termine di decadenza anche per
l’impugnazione davanti al giudice ordinario delle
clausole statutarie affette da asserita nullità, ogni
qual volta queste vengano incidentalmente in rilievo in
ragione dell’impugnazione di delibere societarie” .
Sostiene, per contro, che la declaratoria di nullità
della clausola arbitrale, privando gli arbitri del
4

potere di esercitare la loro funzione sostitutiva di
quella del giudice ordinario “rimette lontano nel tempo
la decisione in ordine alla permanenza della validità o
meno della delibera di esclusione del socio”,

con la

conseguenza che il termine decadenziale di cui all’art.

2527 3 ° comma c.c. inizierebbe a decorrere solo dalla
data di passaggio in giudicato della sentenza che abbia
dichiarato la nullità.
Il motivo deve essere respinto.
Dalla (per il vero non chiarissima) esposizione dei
fatti di causa ricavabile dalla lettura della sentenza
impugnata e del ricorso, ciò che emerge con certezza é
che la delibera di esclusione, comunicata alla (allora)
B.B. s.a.s. il 9.5.94, è stata impugnata dalla
società dinanzi al Tribunale di Verona con citazione
notificata alla controparte il 28.12.94, ben oltre il
termine di 30 giorni previsto, a pena di decadenza,
dall’art. 2527 III comma c.c. (nel testo, anteriore
all’entrata in vigore del d. lgs. n. 6/03, applicabile
ratione temporis al caso di specie).
La ricorrente non ha dedotto che il termine in questione
non poteva ritenersi decorso in quanto, alla data di
notifica della citazione, non si era ancora perfezionato
il procedimento di impugnazione della delibera dinanzi
al collegio dei probiviri, né ha sostenuto di aver
notificato la citazione entro il termine di 30 giorni

5

dalla comunicazione dell’esito

(negativo)

di tale

procedimento.
Poiché (salvo, per l’appunto, il caso che lo statuto
societario preveda la facoltà del socio di rivolgersi ad
un collegio di probiviri in funzione di prevenzione

della lite) la legge fa discendere il decorso del
termine di decadenza unicamente dall’avvenuta
comunicazione del provvedimento di esclusione, non
ricorrono altre ipotesi di sospensione, al di fuori di
quelle appena menzionate , che consentano al socio di
impugnare la delibera oltre il trentesimo giorno dal
ricevimento di detta comunicazione.
Che poi la causa di impugnazione spetti alla cognizione
del giudice ordinario od a quella degli arbitri, in
virtù dell’eventuale clausola compromissoria contenuta
nello statuto societario, è questione affatto diversa,
che attiene alla competenza (cfr. Cass. S.U., ord.
24153/013) e che nulla ha a che vedere con il decorso
del termine decadenziale.
Ne consegue che il socio escluso che assuma l’invalidità
della clausola compromissoria (e che dunque non ritenga
di dover instaurare il procedimento arbitrale) non può
promuovere (in una data scelta a suo piacimento) un
separato giudizio per far accertare detta nullità,
rinviando al suo esito l’impugnazione della delibera, ma
è tenuto a proporre l’opposizione dinanzi al tribunale
6

entro il termine previsto dall’art. 2527 III comma c.c.,
facendo valere

in tale sede

l’inoperatività della

clausola medesima (o attraverso una vera e propria
domanda principale di accertamento o in via di eccezione
riconvenzionale, qualora la controparte deduca

In definitiva, se si

può rimproverare alla corte

territoriale di aver inutilmente interpretato la
clausola statutaria nulla in un senso che valesse a
salvarne l’operatività endosocietaria (atteso che nel
caso di specie il procedimento dinanzi al collegio dei
probiviri non era neppure iniziato e che pertanto non
era in discussione se il termine decadenziale dovesse o
meno farsi decorrere dalla decisione collegiale), non
si può dubitare della correttezza della conclusione cui
essa è giunta, di decadenza della A.A. s.a.s (già
B.B. s.a.s.) dall’opposizione.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si
liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al
pagamento delle spese processuali, che liquida in C
4200, di cui E 200 per esborsi, oltre accessori di
legge.
Roma, 15 gennaio 2014.

l’incompetenza del giudice adito).

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