Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7844 del 31/03/2010

Cassazione civile sez. III, 31/03/2010, (ud. 11/02/2010, dep. 31/03/2010), n.7844

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 3818-2009 proposto da:

N.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA MAZZINI

27, presso lo studio dell’avvocato DI GIOIA GIOVANNI, che lo

rappresenta e difende, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

SARA ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo legale rappresentante,

Direttore Generale, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DEI

MARTIRI DI BELFIORE 2, presso lo studio dell’avvocato ALESSI GAETANO,

che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

e contro

C.M., INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER

L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO;

– intimati –

avverso la sentenza n. 911/2008 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE del

22/05/08, depositata il 18/06/2008;

udita la relazione della causa svolta nella, camera di consiglio

dell’11/02/2010 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELLA LANZILLO;

udito l’Avvocato Alessi Gaetano, difensore della controricorrente che

si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO che

nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

La Corte:

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

Il giorno 28 dicembre 2009 è stata depositata in Cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.:

“1.- Con atto notificato il 2.2.2009 N.F. propone quattro motivi di ricorso per cassazione contro la sentenza n. 911/2008 della Corte di appello di Firenze, notificata il 4.12.2 008, emessa nella causa di risarcimento dei danni conseguenti ad un incidente stradale promossa dal N. contro C.M. e la s.p.a. SARA Assicurazioni. Il Tribunale di Arezzo, adito dal N. in primo grado, aveva attribuito la responsabilità dello scontro – occorso il (OMISSIS) fra la motocicletta condotta dal N. e l’automobile condotta dal C. – nella misura dell’ottanta per cento a carico del convenuto e del venti per cento a carico dell’attore, liquidando i danni nelle medesime proporzioni.

La Corte di appello ha confermato la decisione sulla responsabilità, modificando la somma liquidata in relazione a voci non conteggiate, o pagate e non detratte.

Resiste con controricorso la s.p.a. SARA Assicurazioni.

2. – Con il primo e il secondo motivo il ricorrente denuncia omessa o insufficiente motivazione in ordine alla dinamica del sinistro ed alle risultanze istruttorie, per avere la Corte di appello addebitato al N. il venti per cento della responsabilità, affermando che la motocicletta si trovava in sorpasso in prossimità di un incrocio.

Assume il ricorrente che di ciò non vi sarebbe alcuna prova.

Egli in realtà procedeva incolonnato dietro un’altra automobile e a velocità moderata, mentre il C. si è immesso sulla sede stradale senza rispettare un segnale di stop, come dichiarato anche da un testimone. Tanto che è stata inflitta al C. contravvenzione ai sensi dell’art. 145 C.d.S..

Lamenta altresì che la Corte di merito abbia omesso di prendere in esame le dichiarazioni dell’unico teste che ha assistito al sinistro.

2.1.- I motivi sono inammissibili poichè sollecitano a questa Corte il riesame degli accertamenti in fatto circa le modalità dell’incidente, accertamenti che rientrano nella discrezionale valutazione dei giudici di merito e che appaiono congruamente e logicamente motivati.

La Corte di appello ha dedotto la sua soluzione dai dati emersi dai rilievi dei Carabinieri e dalla natura dei danni riportati dai due veicoli.

La testimonianza riportata nel ricorso nulla dice in ordine alla posizione della motocicletta, se incolonnata od in sorpasso; nè è possibile procedere in questa sede a una diversa valutazione delle prove.

3.- Parimenti inammissibile è il terzo motivo, con cui il ricorrente lamenta omessa o insufficiente motivazione in ordine alla quantificazione dei danni, mettendo in discussione la percentuale del danno biologico e la valutazione equitativa della somma spettante in risarcimento dei danni morali, questioni tutte che attengono ad accertamenti in fatto o all’esercizio di poteri di valutazione equitativa, su cui la Corte di appello ha adeguatamente motivato.

4.- Il quarto motivo, con cui il ricorrente denuncia violazione del D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 13 è inammissibile sotto più di un aspetto.

In primo luogo per l’assoluta genericità ed astrattezza del quesito di diritto di cui all’art. 366 bis cod. proc. civ., norma in vigore alla data della proposizione del ricorso.

In secondo luogo perchè la questione non risulta proposta in sede di appello. La sentenza impugnata non la menziona affatto, pur riportando dettagliatamente i motivi di appello, ed il ricorrente non precisa, nel ricorso, in quale sede e tramite quali atti la questione sarebbe stata sollevata in quella sede.

3.- Propongo che il ricorso sia rigettato, con procedimento in Camera di consiglio”. – La decisione è stata comunicata al pubblico ministero e ai difensori delle parti.

Il pubblico ministero non ha depositato conclusioni scritte.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1.- Il Collegio, all’esito dell’esame del ricorso, ha condiviso la soluzione e gli argomenti esposti nella relazione.

2.- Il ricorso deve essere rigettato.

3.- Le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione in favore della resistente, spese liquidate complessivamente in Euro 3.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.300,00 per onorari; oltre al rimborso delle spese generali ed agli accessori previdenziali e fiscali di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della terza sezione civile, il 11 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 2010

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