Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7841 del 27/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 27/03/2017, (ud. 08/02/2017, dep.27/03/2017),  n. 7841

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T 3857/2016

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sui ricorso 3849-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.E.;

– intimato –

Nonchè sul ricorso 3855-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.M.;

– Intimato –

Nonchè sul ricorso 3856-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

BE.GI.;

– intimata –

Nonchè sul ricorso 3857-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

B.A.;

– intimata –

Nonchè sul ricorso 7571-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

e contro

B.M.A.;

– intimata –

Nonchè sul ricorso 7574-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona de Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

B.A.;

– intimata –

Nonchè sul ricorso 7589-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona dei Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.E.;

– intimato –

avverso, rispettivamente, le sentenze nn. 1249/25/2015, 1250/25/2015,

1252/25/2015, 1253/25/2015, depositate il 9/07/2015, 1498/25/2015,

1497/25/2015 e 1492/25/2015 depositate il 17/09/2015 della

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE della TOSCANA;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/02/2017 dal Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

L’Agenzia delle Entrate propone separati ricorsi per cassazione, ciascuno dei quali affidato a tre motivi, nei confronti di B.E., B.M., Be.Gi., B.A., B.M.A., B.A. e B.E. (che non resistono), avverso le sentenze nn. 1249/25/2015, 1250/25/2015, 1252/25/2015, 1253/25/2015, depositate il 9/07/2015, 1498/25/2015, 1497/25/2015 e 1492/25/2015, depositate il 17/09/2015, della C.T.R. della Toscana, con le quali controversie concernenti le separate impugnazioni di due avvisi di liquidazione ed irrogazione di sanzioni (“(OMISSIS)”, nei giudizi nn. 3849, 3855, 3856, 3857, 7571/16 R.G., e “(OMISSIS)”, nei giudizi nn. 7574 e 7589/16 R.G.), inerenti a maggiore imposta di registro dovuta in relazione ad una operazione, attuata con distinti negozi, tutti registrati nel 2010, di divisione di quote sociali detenute dalla famiglia B. e di donazione della piena proprietà o dell’usufrutto delle quote, dai genitori ai figli, – sono state confermate le decisioni di primo grado, che avevano accolto i ricorsi dei contribuenti, fondati sulla illegittimità degli avvisi, avendo l’Ufficio proceduto, non ad una mera liquidazione del tributo dovuto, a fronte di errori della dichiarazione, ma ad una vera e propria rettifica del valore dichiarato nell’atto.

In particolare, i giudici d’appello, nel respingere i gravami dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che effettivamente l’Ufficio aveva provveduto ad “una rettifica del valore dichiarato nell’atto mediante il collegamento con altri atti stipulati successivamente dalle stesse parti, o da alcune di esse, che hanno costituito lo strumento per la rettifica dei valori dichiarati”, vale a dire il ricalcolo dei “valori delle donazioni in quanto incongruenti” e la rettifica “di fatto” del “valore reale della divisione di quote”.

A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Diritto

IN DIRITTO

1. Preliminarmente, va disposta, ex art. 274 c.p.c., la riunione al giudizio n. 3849/16, di quel nn. 3855/16, 3856/16, 3857/16, 7571/16, 7574/16 e 7589/16 R.G., per connessione oggettiva.

2. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, stante il mancato rispetto del litisconsorzio necessario tra tutte le parti condividenti dei negozi di divisione e donazione di quote sociali. Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia un vizio di nullità della sentenza, sempre ex art. 360 c.p.c., n. 4, per mancanza di motivazione o motivazione del tutto apparente, in violazione dell’art. 360, n. 4 D.Lgs. n. 546 del 1992 e art. 132 c.p.c., n. 4. Infine, con il terzo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 52 e 53 e 3 Tariffa Parte 1 del D.P.R. n. 131 del 1986, T.U.R., per avere i giudici della C.T.R. ritenuto che la pretesa tributaria dovesse essere esercitata con altro tipo di provvedimento (un avviso di rettifica e liquidazione), avendo invece l’Ufficio proceduto ad una vera e propria liquidazione, attribuendo alla divisione un valore, non dichiarato dalle parti, utilizzando i valori, per contro, dichiarati dalle parti, delle donazioni:

3. Occorre premettere che:

A) l’atto impositivo (“(OMISSIS)”), impugnato nei giudizi nn. 3849/16, 3855/16, 3856/16, 3857/16 e 7571/16 è stato emesso in relazione ad un complesso atto pubblico, registrato il 25/6/2010, al n. 8279, serie IT, con ii quale, riguardo alle partecipazioni della famiglia B. (composta da B.G. e Bi.Bi.Ra., genitori di Be.Gi., B.M.A. e B.M., quest’ultimo padre di B.A. e B.E.) nella Immobiliare Agricola Rubattorno di B.G. & C. sas, si è proceduto alla rideterminazione del capitale di conferimento nella società da parte dei soci, con successiva donazione, da parte di B.M. ai suoi figli, B.A. e B.E., della piena proprietà di una quota e della nuda proprietà di altra quota, gravata da usufrutto, con stipula di nuovi patti sociali. In sede di registrazione, le parti dichiaravano le donazioni esenti da tassazione, in quanto rientranti in franchigia. Con fatto impositivo qui impugnato (“(OMISSIS)”), l’Ufficio ricalcolava il valore reale dei capitale sociale della società Imm.re Agricola Rubattorno, nonchè rideterminava, anche sulla base delle rideterminazioni di valore di cui ai precedenti atti pubblici n. 1372 e n. 8278 del 2010, valore delle donazioni e riqualificava i nuovi “patti sociali” come implicanti, quanto alla sola quota di Euro “139.443,36”, assegnata “”uti singuli, non in comunione tra loro, a B.A., B.E., Be.Gi. e B.M.A.”, un negozio di divisione, accertando una maggiore imposta di Registro pari all’1% del valore della divisione.

B) l’atto impositivo (“(OMISSIS)”), impugnato nei giudizi nn. 7574 e 7589/16 R.G., è stato invece emesso in relazione all’atto pubblico registrato il 25/6/2010, al n. 8278, serie IT, con il quale, riguardo alle partecipazioni nella società Immobiliare BELGIO di B.G. & C, sas, B.M. donava ai suoi figli, B.A. e B.E., la nuda proprietà di quote di partecipazione sociale. In sede di registrazione, le parti dichiaravano le donazioni esenti da tassazione, in quanto rientranti in franchigia. Con l’atto impositivo qui impugnato (“8000”), l’Ufficio ricalcolava il valore delle donazioni, riscontrando un superamento della franchigia.

4. Tanto premesso, i ricorsi nn. 7574 e 7589/2016 R.G. vanno dichiarati inammissibili, per inconferenza rispetto al decisum, Invero, mentre oggetto delle due decisioni impugnate l’accertamento n. “(OMISSIS)”, nel corpo dei due ricorsi si fa riferimento all’atto pubblico “8279” del 25/6/2010, avente ad oggetto la divisione (per come accertata dall’Ufficio) delle partecipazioni sociali nella Immobiliare Agricola Rubattorno sas, e non all’atto pubblico “8278” dei 25/6/2013 (concernente la donazione di partecipazioni sociali nella Immobiliare Belgio della stessa famiglia), oggetto delle contestazioni nell’avviso di accertamento “(OMISSIS)” qui impugnato.

5. Quanto invece ai ricorsi nn. 3849 – 3855 – 3856 – 3857 e 7571 del 2016 R.G, il primo motivo del ricorso dell’Agenzia delle Entrate è infondato, avuto riguardo a litisconsorzio necessario tra i condividenti del negozio di divisione accertato dall’Ufficio (limitatamente a quota di partecipazione nella Immobiliare Agricola Rubattorno), B.A., B.E., Be.Gi. e B.M.A., i quali tutti hanno partecipato ai giudizi di merito, svoltisi separatamente ma decisi in maniera coordinata, dalle stesse Sezioni delle Commissioni Tributarie di primo e secondo grado e con motivazioni identiche.

Vero che il giudice investito dal ricorso proposto da uno (o da alcuni) soltanto dei soggetti interessati alla trattazione unitaria del processo deve procedere all’integrazione del contraddittorio, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. pena la nullità assoluta del giudizio celebratosi senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari, rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento (cfr. Cass. 14815/08). Ma, a diversa conclusione deve pervenirsi, secondo quanto ritenuto da questa Corte, nell’ipotesi in cui siano stati incardinati simultaneamente diversi giudizi di merito, qualora tali giudizi, ancorchè celebratisi separatamente, siano stati esaminati dallo stesso giudice in maniera coordinata e decisi con un’identica motivazione, sì che debba escludersi il rischio di un contrasto tra giudicati. In tale ipotesi, la Corte di Cassazione ben può procedere alla riunione dei giudizi per connessione oggettiva ex art. 274 c.p.c., anzichè pronunciare l’annullamento delle sentenze di merito, dovendo ritenersi tal modo rispettata la suindicata ratio del litisconsorzio necessario tra tutti i soggetti interessati (Cass. 2967, 3930 o 22122/10; Cass. 11622/2013).

Ne discende – in forza dei rilievi che precedono – che i distinti ricorsi posso essere in questa sede riuniti, ai fine di sanare una questione pregiudiziale del difetto di litisconsorzio necessario originario.

6. Il secondo motivo è parimenti infondato, non ricorrendo un’ipotesi di motivazione apparente. La giurisprudenza di questo giudice di legittimità ha affermato che si ha motivazione omessa o apparente quando il giudice di merito omette di indicare, nel contenuto della sentenza, gli elementi da cui ha desunto il proprio convincimento ovvero, pur individuando questi elementi, non procede ad una loro disamina logico-giuridica, tale da lasciar trasparire il percorso argomentativo seguito (v. Cass. n. 16736/2007).

Ciò non ricorre nel caso in esame, laddove la C.T.R., sia pure in maniera sintetica, ha ritenuto che vi fosse stato da parte dell’Amministrazione esercizio di un sostanziale potere di rettifica del valore reale della divisione di quote, anche mediante collegamento ad altri atti stipulati tra le stesse parti. Si tratta di una motivazione che non può considerarsi meramente apparente, in quanto esplicita le ragioni della decisione. I profili di apoditticità e contraddittorietà della motivazione, censurati col motivo in esame, dunque, quand’anche sussistenti, non vizierebbero tale motivazione in modo così radicale da renderla meramente apparente, escludendone l’idoneità ad assolvere alla funzione cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 (cfr. Cass. 5315/2015).

7. Il terzo motivo è, in parte, fondato.

Invero, quanto all’imposta di registro determinata con riferimento all’atto di divisione, l’Ufficio, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20 qualora contesti negli effetti l’esistenza di un negozio non dichiarato dalle parti, ben può determinare la base imponibile – salva la successiva rettifica di valore – secondo il disposto del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 53 e del D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 7. In tal senso vanno qui richiamati i principi affermati da questa Corte (Sez. 5, Sentenza n. 1955 del 04/02; cfr Cass.3481/2014/2015) secondo cui, in tema d’imposta di registro, il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 20 col dettare il criterio dell’intrinseca natura e degli effetti giuridici degli atti presentati a registrazione, attribuisce rilievo preminente alla causa reale del negozio ed alla regolamentazione degli interessi effettivamente perseguita dai contraenti, anche se mediante una pluralità di pattuizioni non contestuali, tra loro collegate. L’accertamento della sussistenza dì una pregressa divisione presunta dall’Ufficio sulla base della mancata specificazione “che la nuda proprietà su una quota di partecipazione sociali di nominali Euro 139.443,36 sia detenuta in comunione da parte dei signori B.A., B.E., Be.Gi. e B.M.A., nonchè “dall’analisi della compagine sociale come iscritta presso il Registro delle Imprese” – costituisce questione di merito per la quale le parti vanno rimesse al giudice di appello.

A diversa conclusione deve giungersi relativamente alla rettifica del valore degli atti di donazione, che non poteva essere effettuata dall’Ufficio attraverso la mera liquidazione, bensì con atto di rettifica e liquidazione alla luce del combinato disposto del D.Lgs. n. 346 del 1990, artt. 34 e 56 e del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 56.

La sentenza della C.T.R. non è pertanto pienamente conforme ai suddetti principi di diritto.

8. Per tutto quanto sopra esposto, previa riunione dei ricorsi sopra indicati, va accolto, per i ricorsi nn. 3849-3855-38563857 e 7571 del 2016 R.G., il terzo motivo, in parte, respinti i restanti motivi, e va cassata, in relazione al motivo accolto, la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. della Toscana, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Vanno dichiarati invece inammissibili i ricorsi nn. 7574 e 7589 del 2016 R.G.; non v’è necessità di liquidazione delle spese processuali, non avendo gli intimati svolto attività difensiva. Essendo l’amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel caso di prenotazione a debito il contributo non è versato ma prenotato al fine di consentire, in caso di condanna della controparte alla rifusione delle spese in favore dei ricorrente, il recupero dello stesso in danno della parte soccombente).

PQM

La Corte, previa riunione al giudizio n. 3849/16, di quelli nn. 3855/16, 3856/16,3857/16, 7571/16, 7574/16 e 7589/16 R.G.:

1) accoglie, per i ricorsi nn. 3849-3855-3856-3857 e 7571 del 2016 R.G., il terzo motivo, in parte, respinti i restanti motivi, e cassa, in relazione al motivo accolto, la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. della Toscana, cui demanda di provvedere anche sulla liquidazione delle spese processuali;

2) dichiara inammissibili i ricorsi nn. 7574 e 7589 del 2016 R.G.. Così deciso in Roma, il 8 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 marzo 2017

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