Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7811 del 27/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 27/03/2017, (ud. 12/01/2017, dep.27/03/2017),  n. 7811

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8454/2016 proposto da:

PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO, in persona del suo Presidente e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BASSANO DI GRAPPA 24, presso lo studio dell’avvocato MICHELE COSTA,

che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati RENATE VON

GUGGENBERG, STEPHAN BEIKIRCHER, LAURA FADANELLI, JUTTA SEGNA, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

S.B., anche nella sua qualità di legale rappresentante

della TEAM 3 di S.B. & C. Sas, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA SANT’AGATONE PAPA 50, presso lo studio

dell’avvocato CATERINA MELE, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato THOMAS MARTIN PICCOLRUAZ, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 169/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLZANO del

30/09/2015, depositata il 03/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

DELL’UTRI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza resa in data 3/10/2015, la Corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, ha confermato la decisione con la quale il Tribunale di Bolzano ha condannato la Provincia autonoma di Bolzano al risarcimento dei danni in favore di S.B.S. (in proprio e nella qualità di genitore del minore P.G. e di legale rappresentante della Team 3 di S.B. & Co. s.a.s.) a seguito del sinistro nel quale quest’ultima era rimasta coinvolta a causa della mancata rimozione, da parte dell’amministrazione responsabile, dello strato di ghiaccio formatosi sul manto stradale sul quale viaggiava l’autovettura della S..

2. Avverso la sentenza d’appello, ha proposto ricorso per cassazione la Provincia autonoma di Bolzano sulla base di tre motivi di impugnazione.

3. Resiste con controricorso S.B.S. (in proprio e nelle qualità spiegate), concludendo per il rigetto dell’impugnazione.

4. A seguito della fissazione della Camera di consiglio, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., le parti non hanno presentato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 2051, 2043 e 2697 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente e surrettiziamente ricondotto la responsabilità dell’amministrazione ricorrente alla fattispecie di cui all’art. 2051 c.c., invece che all’ambito della disciplina di cui all’art. 2043 c.c., imponendo, a carico della Provincia di Bolzano, una prova liberatoria estranea alla fattispecie di cui al richiamato art. 2043 c.c..

2. Con il secondo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 2051 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente attestato la responsabilità ex art. 2051 c.c., dell’amministrazione provinciale ricorrente in assenza dei presupposti di fatto idonei a giustificare la riconduzione della fattispecie in esame alla disciplina di tale ultima norma.

3. Con il terzo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 2043 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale in ogni caso erroneamente riconosciuto la responsabilità extracontrattuale dell’amministrazione provinciale ricorrente, in assenza di presupposti fondanti la relativa responsabilità ex art. 2043 c.c..

4. Tutti e tre i motivi di ricorso sono manifestamente infondati, quando non inammissibili.

Osserva il Collegio come la corte territoriale – sia pure attraverso un equivoco richiamo alla circostanza della mancata dimostrazione, da parte dell’amministrazione ricorrente, dell’imprevedibilità o inevitabilità della situazione di pericolo individuata all’origine del fatto dannoso dedotto in giudizio (secondo una logica apparentemente riconducibile allo spettro normativo di cui all’art. 2051 c.c.) – abbia tuttavia di seguito correttamente articolato, sul piano argomentativo, i termini della responsabilità dell’amministrazione de qua alla fattispecie di cui all’art. 2043 c.c., individuando il perimetro concreto e i presupposti di fatto del rimprovero colposo sollevato a carico dell’amministrazione provinciale (rimasto poi corroborato dagli elementi istruttori acquisiti): rimprovero colposo specificamente identificato nel cattivo svolgimento, da parte della stessa, dei lavori di manutenzione del servizio stradale, nel senso che, non potendo in alcun modo considerarsi, la formazione di ghiaccio sul tratto di strada in esame, alla stregua di una circostanza imprevedibile o inevitabile, tale formazione (individuata come causa del sinistro) non sarebbe stata concretamente possibile, nel caso di specie, là dove l’amministrazione responsabile avesse provveduto a spargere sale e ghiaia nei termini dovuti secondo diligenza.

Si tratta di una motivazione elaborata dalla corte territoriale in termini corretti, sul piano dell’interpretazione dell’art. 2043 c.c., e adeguatamente congrui sul terreno dell’argomentazione logica, si dà escludere alcuna violazione di legge da parte del giudice d’appello, tanto in relazione alla ricognizione della fattispecie astratta della norma di legge applicata, quanto della sussunzione, alle previsioni di questa, del fatto concreto.

Ciò posto, deve escludersi che la corte territoriale abbia fatto ricorso all’imposizione di alcun improprio onere probatorio di carattere liberatoriò a carico dell’amministrazione provinciale ricorrente, essendosi piuttosto limitata (attraverso il riscontro di un concreto comportamento colposo della p.a. causalmente legato al danno lamentato dalla controparte) all’elaborazione delle argomentazioni ritenute più adeguate ai fini del riconoscimento della responsabilità colposa dell’amministrazione ricorrente, ai sensi dell’art. 2043 c.c..

Del tutto inammissibile deve inoltre ritenersi la censura concernente la pretesa violazione dell’art. 2043 c.c., da parte della corte territoriale, avendo la ricorrente richiamato, a fondamento della censura illustrata, l’esame delle risultanze di causa con riguardo alla (da lei ritenuta) più esatta ricostruzione dei profili della causalità del sinistro e della colpa delle parti, al fine di comprovare l’erronea ricognizione, da parte della corte territoriale, della fattispecie concreta e non già l’erronea lettura di una fattispecie normativa astratta, unica rilevante ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.

Si tratta di un’operazione che – neppure coinvolgendo l’eventuale falsa applicazione delle norme richiamate sotto il profilo dell’erronea sussunzione giuridica di un fatto in sè incontroverso (insistendo la ricorrente nella valorizzazione di una diversa ricostruzione dello stesso, rispetto a quanto operato dal giudice a quo) – rimane del tutto estranea alla logica di prospettazione del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, come tale inammissibilmente sollevato in questa sede.

5. L’accertamento della manifesta infondatezza del ricorso impone la pronuncia del relativo rigetto, con la conseguente condanna dell’amministrazione ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2.900,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre agli accessori come per legge

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 12 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 marzo 2017

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