Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7811 del 14/04/2020

Cassazione civile sez. I, 14/04/2020, (ud. 31/01/2019, dep. 14/04/2020), n.7811

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 5790/2019 r.g. proposto da:

C.V., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta

procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato Daniela

Vigliotti, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in

Gallarate (VA), Via G.B. Trombini n. 3.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro.

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di appello di Milano, depositata in

data 11.1.2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

31/1/2020 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Milano ha rigettato l’appello proposto da C.V., cittadino della (OMISSIS), avverso l’ordinanza emessa in data 10.10.2017 dal Tribunale di Milano, con la quale erano state respinte le domande volte ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato e la richiesta protezione sussidiaria ed umanitaria. La corte del merito ha, in primo luogo, ricordato la vicenda personale del richiedente, secondo il racconto svolto da quest’ultimo; il ricorrente ha infatti narrato di aver deciso di espatriare in seguito a contrasti sorti con i suoi familiari per la vendita di alcuni terreni e perchè rimasto solo dopo la morte del padre e l’allontanamento della madre dalla casa familiare.

La corte territoriale ha dunque ritenuto che: 1) il racconto della vicenda personale del richiedente era generico e dunque non idoneo a sostenere la domanda volta al riconoscimento dello status di rifugiato, di cui peraltro non ricorrevano neanche i presupposti applicativi normativamente previsti; 2) non ricorrevano i presupposti per il riconoscimento della richiesta protezione sussidiaria, in quanto la Guinea Bissau non è interessata da fenomeni di violenza indiscriminata e generalizzata; 3) non era fondata neanche la domanda volta al riconoscimento della protezione umanitaria, in assenza della dimostrazione di una condizione di soggettiva vulnerabilità del richiedente.

2. La sentenza, pubblicata il 10.10.2017, è stata impugnata da C.V. con ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo il ricorrente – lamentando, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 5, comma 6, T.U. Imm. e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 – si duole del diniego della richiesta protezione umanitaria.

2. Con il secondo mezzo si deduce, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 5, comma 6 e art. 19, T.U. Imm., per la mancata valutazione, ai fini della richiesta protezione umanitaria, della documentazione allegata, attestante l’elevato grado di integrazione sociale del richiedente.

3. Il ricorso è inammissibile.

3.1 I due motivi di doglianza – articolati in relazione al diniego della protezione umanitaria – possono essere esaminati congiuntamente e devono essere entrambi dichiarati inammissibili.

Le censure si compongono, in parte, di generiche osservazioni sui principi normativi e giurisprudenziale regolanti la materia in esame e, in altra parte, di sollecitazioni rivolte a questa Corte di legittimità per una rivalutazione del merito della decisione e della documentazione già allegata nelle fasi di merito del giudizio, valutazioni quest’ultime che, come è noto, sono inibite alla Corte di cassazione, involgendo uno scrutinio contenutistico degli elementi di prova che invece rappresenta una prerogativa esclusiva dei giudici del merito.

Senza contare che la censura non intercetta neanche la ratio decidendi della motivazione impugnata che, sul diniego della reclamata protezione umanitaria, si fonda sull’accertata mancanza di una condizione di seria vulnerabilità del richiedente.

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, in mancanza di difese dell’amministrazione intimata. Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento già espresso da questa Corte con la sentenza n. 9660-2019.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 31 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2020

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