Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7797 del 31/03/2010

Cassazione civile sez. III, 31/03/2010, (ud. 11/02/2010, dep. 31/03/2010), n.7797

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 15017-2006 proposto da:

AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE (A.U.S.L.) *RMG, 04733441009*, in

persona del Direttore Generale pro tempore dott. \Di Pilla Giovanni\,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSTANTINO MORIN 1, presso lo

studio dell’avvocato MAGGISANO ANDREA CLAUDIO, che la rappresenta e

difende giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

\GAGLIARDUCCI RITA\, \COLABUCCI PATRIZIA\, \COLABUCCI ANDREA\;

– intimati –

e contro

\\GUIDI MARIA CRISTINA\, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

LUCREZIO CARO 63, presso lo studio dell’avvocato LEUZZI BRUNO, che la

rappresenta e difende, con procura speciale del Notaio Dott.ssa PAOLA

DI ROSA in Anagni, del 18/07/2007, rep. n. 5728;

– resistente –

avverso la sentenza n. 4921/2005 della CORTE D’APPELLO di

ROMA,Sezione 4^ Civile, emessa il 19/04/2005, depositata il

16/11/2005/ R.G.N. 11131/2002;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/02/2010 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;

udito l’Avvocato Salvatore A. NAPOLI per delega avv. Andrea Claudio

MAGGISANO;

udito l’Avvocato Bruno LEUZZI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAMBARDELLA Vincenzo che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

IN FATTO

\\M. Cristina @Guidi\, infermiera professionale presso l’ospedale di Colleferro, convenne in giudizio, dinanzi al tribunale di Velletri, la USL RM *30* e il dott. \Alfredo @Colabucci\, chiedendo il risarcimento dei danni subiti per effetto della imposizione di mansioni lavorative inconciliabili con la sua menomazione fisica (intervento di meniscectomia con esiti irrisolti, conseguenza di un incidente sul lavoro che ne aveva causato una riduzione della capacità lavorativa dell’11%), cui erano conseguiti un aggravamento del suo stato patologico e danni non patrimoniali di particolare gravità.

Il giudice di primo grado (che, con sentenza parziale, aveva definito le questioni pregiudiziali di giurisdizione e prescrizione in senso sfavorevole ai convenuti che le avevano sollevate) accolse la domanda nei confronti della ASL Roma *G*, costituitasi in giudizio quale successore a titolo particolare nel rapporto di lavoro della \\Guidi\ (dopo avere escluso ogni responsabilità del \Colabucci\, peraltro deceduto nelle more), condannandola al pagamento della somma di oltre 161 mila Euro.

L’impugnazione proposta dalla ASL avverso entrambe le sentenze fu rigettata dalla corte di appello di Roma, che ritenne improcedibile il gravame principale per omessa produzione, da parte dell’appellante, della sentenza non definitiva, dichiarando conseguentemente inammissibile perchè tardivo l’appello incidentale della \\Guidi\, proposto oltre il trentesimo giorno dalla notifica della sentenza.

La sentenza è stata impugnata dall’appellante principale con ricorso per cassazione sorretto da 3 motivi.

La parte intimata non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

IN DIRITTO

Con il primo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto (artt. 112 e 347 c.p.c.); omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su di un punto decisivo della controversia.

Con il secondo motivo, si denuncia, ancora, violazione e falsa applicazione di norme di diritto (artt. 112, 347 e 348 c.p.c.);

motivazione omessa, insufficiente o contraddittoria su di un punto decisivo della controversia.

Con il terzo motivo, si denuncia, infine, la violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 340, 347 e 348 c.p.c., art. 129 disp. att. c.p.c.; motivazione omessa, insufficiente o contraddittoria su di un punto decisivo della controversia.

Il ricorso è fondato.

Sotto un triplice, concorrente profilo.

Il primo, secondo il quale la sanzione dell’improcedibilità dell’appello non è più prevista dall’art. 347 c.p.c. come modificato dalla L. n. 353 del 1990, art. 53 giusta un’interpretazione via via consolidatasi presso la giurisprudenza di questa corte (ex multis, Cass. 10404/03; 2728/04);

Il secondo, poichè la questione processuale risolta in primo grado con la sentenza non definitiva era comunque a conoscenza del giudice d’appello (f. 5 della sentenza oggi impugnata), senza che questi, in motivazione, abbia in alcun modo dato conto della impossibilità di una idonea pronuncia in parte qua allo stato degli atti;

Il terzo, poichè il rapporto tra sentenza non definitiva e sentenza definitiva è di totale autonomia, con conseguente autonomia delle impugnazioni rispettivamente proposte (Cass. SS. UU. 331/1996).

Il giudice del rinvio, applicando i principi di diritto ora esposti, dovrà anche rivalutare (nel senso della sua ammissibilità) l’appello incidentale tardivo dell’odierna intimata.

P.Q.M.

La corte accoglie il ricorso, cassa e rinvia, anche per le spese, alla corte di appello di Roma in altra composizione.

Così deciso in Roma, il 11 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 2010

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