Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7788 del 05/04/2011

Cassazione civile sez. II, 05/04/2011, (ud. 03/12/2010, dep. 05/04/2011), n.7788

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

F.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIOVANNI

BETTOLO 9, presso lo studio dell’avvocato VERGA SEBASTIANO,

rappresentato e difeso dall’avvocato SAMMARTINO DARIO, giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 89/2007 del TRIBUNALE DI CATANIA, SEZIONE

DISTACCATA DI MASCALUCIA del 16/03/07, depositata il 16/03/2007;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/12/2010 dal Consigliere Relatore Dott. IPPOLISTO PARZIALE;

e’ presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS, che nulla

osserva sulla relazione ex art. 380 bis c.p.c..

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. – F.V. impugna la sentenza n. 89 del 2007 del Tribunale di Catania, sezione distaccata di Mascalucia, del 16 marzo 2007, non notificata, che rigettava il suo appello proposto avverso la sentenza del Giudice di Pace di Mascalucia n. 261 del 2004, che aveva condannato F.M.R. (di cui l’appellante era erede) al risarcimento dei danni per infiltrazioni.

2. – Il Tribunale di Catania rigettava l’appello, ritenendo infondato l’unico motivo col quale l’appellante F. aveva eccepito la nullita’ del giudizio di primo grado per inesistenza della notifica della citazione sulla base della prodotta documentazione, che attestava che la sorella F.M.R. era da sempre residente in (OMISSIS), mentre la notifica era avvenuta in (OMISSIS). Riteneva il giudice regolare la notifica, eseguita in (OMISSIS), presso l’odierno ricorrente, a mani di C.G., “cognata, tale qualificatasi”. La notifica doveva ritenersi regolarmente eseguita, stante il valore soltanto presuntivo delle risultanze anagrafiche a fronte della dimora abituale della F. presso il fratello, come risultava dal carteggio stragiudiziale prodotto in causa (tutte le note erano state inviate il presso fratello e regolarmente ricevute) cosi’ da fondare la certezza soggettiva del notificante P. che la F. dimorasse presso l’abitazione del fratello o vi avesse eletto domicilio. La corrispondenza ricevuta in quel luogo era cospicua e l’ultima (un telegramma) si collocava temporalmente circa 4 mesi prima dell’inizio del giudizio e non risultava rifiutata. Di qui l’irrilevanza della mancata attestazione da parte dell’ufficiale giudiziario della convivenza tra la cognata che aveva ricevuto l’atto e la convenuta notificata.

3. – Sostiene il ricorrente, col primo motivo di ricorso, la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione alla contraddittorieta’ e alla perplessita’ della motivazione. L’aver indicato che la notifica era stata effettuata presso la dimora o presso il domicilio della F. dimostrava che a fondamento della sua decisione il giudice aveva posto due fattispecie completamente diverse (la residenza e domicilio). Di qui il vizio denunciato.

Col secondo motivo, in via subordinata, si deduce la violazione sotto altro profilo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 in relazione all’illogicita’ e della carenza di motivazione. Osserva il ricorrente che il superamento delle risultanze anagrafiche puo’ avvenire soltanto attraverso gravi, precisi e concordanti elementi sull’effettiva dimora, che non risultavano, nel caso di specie, nel quale vi era soltanto corrispondenza indirizzata alla signora F. presso la residenza dell’odierno ricorrente, oppure corrispondenza ricevuta dallo stesso ricorrente in nome e per conto della sorella. Tale corrispondenza di per se’ appariva priva di significato, posto che in una sola occasione la signora F., presente nella casa del fratello, aveva ricevuto la corrispondenza. In tutti gli altri casi era il fratello che agiva in nome e per conto della sorella. Mancava infine anche la prova dell’avvenuta ricezione del telegramma, collocato temporalmente 4 mesi prima dell’inizio del giudizio.

4. – Nessuna attivita’ in questa sede ha svolto l’intimato.

5. — Attivata la procedura ex art. 375 c.p.c. il consigliere relatore delegato ha depositato relazione con la quale ritiene che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile. La relazione e’ stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti.

6. – Il ricorso e’ inammissibile, posto che la formulazione dei quesiti non appare rispondente alle prescrizioni contenute nell’art. 366 bis c.p.c..

Infatti, il ricorso, tenuto conto delle sopra indicate date di pronunzia e pubblicazione della sentenza impugnata, e’ soggetto “ratione temporis” (vedi D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 27, comma 2) alle nuove disposizioni regolanti il processo di cassazione, tra cui segnatamente per quel che rileva, l’art. 366 bis c.p.c. (inserito dall’art. 6 del citato decreto legislativo) a termini del quale nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3, 4 l’illustrazione di ciascun motivo “si deve concludere a pena di inammissibilita’ con la formulazione di un quesito di diritto” e nel caso di cui al 5 con la “chiara indicazione del fatto controverso”.

6.1 – L’impugnazione in esame, pur deducendo vizi di motivazione, non contiene un momento di sintesi (che svolge l’omologa funzione del quesito di diritto per i motivi di cui all’art. 360 cod. proc. civ., nn. 1, 2, 3 e 4) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’, come richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte (v. S.U. sent. n. 20603/2007 e, successivamente, le ordinanze della sez. 3 n. 4646/2008 e n. 16558/2008, nonche’ le sentenze delle S.U. nn. 25117/2008 e n. 26014/2008): il relativo requisito deve sostanziarsi in una parte del motivo che si presenti a cio’ specificamente e riassuntivamente destinata, di modo che non e’ possibile ritenerlo rispettato quando solo la completa lettura della complessiva illustrazione del motivo riveli, all’esito di un’attivita’ di interpretazione svolta dal lettore e non di una indicazione da parte del ricorrente, deputata all’osservanza del requisito del citato art. 366 bis, che il motivo stesso concerne un determinato fatto controverso, riguardo al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione e si indichino quali sono le ragioni per cui la motivazione e’ conseguentemente inidonea sorreggere la decisione (ord., sez. 3, n. 16002/2007; ord., sez. 3, nn. 4309/2008, 4311/2008 e 8897/2008, cit., nonche’ sent. S.U. n. 11652/2008). In altri termini, perche’ la formulazione del motivo si possa ritenere in questo caso appropriata, si richiede che l’illustrazione del motivo venga corredata da una sintetica esposizione del fatto controverso, degli elementi di prova valutati in modo illogico o illogicamente trascurati, del percorso logico in base al quale si sarebbe dovuti pervenire, se l’errore non vi fosse stato, ad un accertamento di fatto diverso da quello posto a fondamento della decisione (v., da ultimo, ord., sez. 3, n. 16567/2008). In definitiva, deve ritenersi inammissibile, perche’ privo di autosufficienza e concretezza, come richiesto dall’art. 366 bis cod. proc. civ., il ricorso per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, in cui non siano specificamente indicati i fatti controversi in relazione ai quali la motivazione si assume carente, ne’ siano indicati i profili di rilevanza di tali fatti, qualora il ricorrente si sia limitato ad enunciare la necessaria esaustivita’ della motivazione quale premessa maggiore del sillogismo che dovrebbe portare alla soluzione del problema giuridico, senza indicare la premessa minore (cioe’ i fatti rilevanti su cui vi sarebbe stata omissione) e svolgere il successivo momento di sintesi dei rilievi attraverso il quale poter cogliere la fondatezza della censura (v. sentenza, S.U., n. 16528/2008).

5.2 – Il ricorso appare comunque infondato, posto che l’ampia motivazione del Tribunale indica con chiarezza gli elementi presuntivi che, a suo giudizio, integravano la prova in ordine alla dimora effettiva della F. presso il fratello, residuando l’indicazione di tale luogo come domicilio come effettuato soltanto ad abundantiam. Questa Corte ha, d’altronde, ripetutamente evidenziato che, al fine di dimostrare la nullita’ della notifica della citazione, in quanto eseguita in luogo diverso dalla residenza effettiva del destinatario, non costituisce prova idonea alla produzione di risultanze anagrafiche che indichino una residenza difforme rispetto al luogo in cui e’ stata effettuata la notifica, in quanto ai fini dell’individuazione del luogo ove la notificazione deve essere eseguita l’art. 138 c.p.c. privilegia la residenza effettiva, mentre la residenza anagrafica puo’ costituire soltanto un indizio superabile sulla base di qualsivoglia elemento di convincimento idoneo a dimostrare la dimora abituale del soggetto in luogo diverso (e pluribus Cass. 20.3.06 n. 6101, 5.8.05 n. 16525, 23,9.04 n. 19132, 10.3.00 n. 2814, 26.5.99 n. 5076,18.4.98 n. 3982).

P.T.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 3 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 aprile 2011

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