Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7767 del 27/03/2017


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Cassazione civile, sez. I, 27/03/2017, (ud. 27/01/2017, dep.27/03/2017),  n. 7767

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – rel. Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18862/2013 proposto da:

(OMISSIS) S.r.l. in liquidazione, (c.f./p.i. (OMISSIS)) in persona

liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via

Carlo Poma n. 4, presso l’avvocato Conte Antonio, che lo rappresenta

e difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Altavia Italia S.r.l., Brand Italia, Fallimento (OMISSIS) S.r.l.,

Groupe Seb Italia S.p.a., Rossi & C. S.p.a. in liquidazione,

Sidac S.p.a.,

– intimati –

avverso la sentenza n. 1538/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 19/03/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/01/2017 dal cons. DI VIRGILIO ROSA MARIA;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato FRANCESCA PAPINI, con delega

orale, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale DE

RENZIS Luisa, che ha concluso per l’inammissibilità o il rigetto

del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Roma, con decreto del 20 dicembre 2010, dichiarava inammissibile L. Fall., ex art. 162 la domanda di ammissione al concordato preventivo della (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione, che prevedeva il soddisfacimento integrale dei crediti privilegiati, pari ad Euro 11.125.350, e dei chirografari nella percentuale del 14,77%, pari ad Euro 42.478.021.

Con sentenza in pari data, il Tribunale, su istanza della Rossi & C. s.p.a. e di altri creditori, dichiarava fallita (OMISSIS).

La fallita proponeva reclamo avverso la sentenza di fallimento, facendo valere anche motivi attinenti all’ammissibilità della proposta concordataria.

La Corte d’appello di Roma, con sentenza del 13 novembre 2012-19 marzo 2013, ha respinto il reclamo, ritenendo nello specifico infondate:

l’eccezione di incompetenza territoriale, che in ogni caso non avrebbe potuto determinare la revoca della dichiarazione di fallimento, stante la presunzione di coincidenza della sede principale con quella legale ed il mancato assolvimento dell’onere della prova da parte della reclamante, che si era limitata ad affermare la fittizietà del proprio trasferimento;

le doglianze rivolte nei confronti della declaratoria di inammissibilità della proposta di concordato preventivo, attesa la inidoneità del piano concordatario e dei documenti allegati, come integrati in sede di procedimento L. Fall., ex art. 162, a fornire ai creditori le notizie necessarie per effettuare una scelta informata e consapevole (erano carenti le informazioni offerte sul valore del cespite costituente la maggior parte dell’attivo, non conformi al dettato della L. Fall., art. 161, immotivata la stima dell’arch. Z., redatta su richiesta di Unicredit, ed apparente quella dell’ing. P., basata sul metodo sintetico comparativo, per non fornire alcun dato specifico sulle modalità di acquisizione delle informazioni ottenute e sul contenuto delle stesse; era datato il giudizio dell’arch. Z. sulla buona commerciabilità del cespite, risalente al maggio del 2008, agli inizi della crisi economica, e mancava ogni dato concreto da cui desumere la possibilità di realizzo nel termine preventivato di circa un anno, da ritenersi particolarmente breve);

le censure intese a contestare lo stato di insolvenza, da valutarsi, nel caso di società in liquidazione, avuto riguardo all’ammontare realizzabile con la liquidazione dell’attivo, pari ad Euro 21.051.238, a fronte del passivo di Euro 57.151.127,18.

Ricorre avverso detta sentenza la società (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione, con ricorso strutturato su quattro motivi.

Gli intimati non hanno svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1.- Col primo motivo, la ricorrente fa valere il vizio di motivazione in relazione all’eccezione di incompetenza territoriale.

2.1.- Il motivo è inammissibile, non potendosi prospettare sotto il profilo del vizio ex art. 360 c.p.c.., n. 5 quel che costituisce, in tesi, vizio processuale (sul principio, si richiama la pronuncia Cass., n. 22952/2015, che ha affermato che, in tema di errores in procedendo, non è consentito alla parte interessata di formulare, in sede di legittimità, la censura di omessa motivazione, spettando alla Corte di cassazione accertare se vi sia stato, o meno, il denunciato vizio di attività, attraverso l’esame diretto degli atti, indipendentemente dall’esistenza o dalla sufficienza e logicità dell’eventuale motivazione del giudice di merito sul punto).

In ogni caso, la censura è infondata, e non del tutto corretta è la citazione della pronuncia Cass., n. 14462/2005, che ha sì affermato che ai fini della corretta individuazione del tribunale territorialmente competente a conoscere della domanda di fallimento di società commerciali, ai sensi della L. Fall., art. 9, la presunzione di coincidenza della sede effettiva con la sede legale dell’Ente opera, nel caso di trasferimento, con riferimento alla sede precedente e non a quella successiva, ma: a) quando il trasferimento stesso sia temporalmente vicino a detta domanda e quindi, ancorchè anteriore, compreso in epoca in cui debba considerarsi già manifestata, o quanto meno imminente, la crisi economica dell’impresa, atteso che in tale evenienza, venendo a mancare un collegamento con l’evoluzione delle esigenze della impresa, il trasferimento della sede diviene equivoco, o, talvolta, palesemente preordinato ad incidere proprio sulla competenza territoriale, e non consente, quindi, di fondare alcuna presunzione su di esso; b) quando sussista la prova che al trasferimento della sede non corrisponda un reale trasferimento del centro propulsore della impresa; c) quando al compimento delle formalità inerenti al trasferimento della sede non si accompagni l’effettivo esercizio dell’attività di impresa nella nuova sede; da ciò conseguendo che il trasferimento della sede legale dell’impresa, che avvenga nella imminenza del manifestarsi della insolvenza, ovvero che non sia accompagnato dal trasferimento del centro dell’attività direttiva, amministrativa, organizzativa dell’impresa e di coordinamento dei fattori produttivi, o che non sia caratterizzato da una prosecuzione dell’attività di impresa, è inidoneo a radicare la competenza per la dichiarazione di fallimento nel tribunale nel cui circondario si trova la nuova sede legale.

E del tutto correttamente la Corte d’appello ha rilevato la carenza nel caso di allegazione e prova da parte della reclamante in relazione alla deduzione di fittizietà del trasferimento di sede.

1.2.- Col secondo mezzo, la ricorrente denuncia il vizio di motivazione in relazione al ritenuto stato di decozione, stante che i crediti ed i titoli esecutivi sono contestati e che sono pendenti le relative azioni giudiziarie.

2.2.- Il motivo è inammissibile.

Ed infatti, la ricorrente, nel prospettare il vizio motivazionale, suppone ancora come esistente il controllo di legittimità della motivazione nei termini in cui era possibile prima della modifica dell’art. 360 c.p.c., n. 5, apportata dal D.L. n. 83 del 2012, convertito nella L. n. 134 del 2012, essendo oggi denunciabile soltanto l’omesso esame di un fatto decisivo che sia stato oggetto di discussione tra le parti, nei limiti in cui l’anomalia motivazionale si tramuti in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali (nelle ipotesi di “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, “motivazione apparente”, “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e”motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione): così le pronunce rese a sez. un., nn. 8053 e 8054 del 2014.

1.3.- Col terzo motivo, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. Fall., artt. 18 e 162, sostenendo che la relazione depositata agli atti contiene esattamente tutte le informazioni ed indicazioni necessarie per consentire ai creditori di esprimere un consenso informato.

2.3.- Il motivo è inammissibile.

La ricorrente sostiene del tutto genericamente che la relazione depositata contiene tutte le informazioni necessarie, ed in particolare, la richiesta di motivata dichiarazione di veridicità dei dati aziendali e di fattibilità del piano, la ricostruzione dell’iter logico delle valutazioni fatte, la produzione del preliminare accertamento delle scritture contabili e dei libri sociali, il controllo della corrispondenza dei dati della situazione economico finanziaria della società con le scritture contabili, la rilevazione del contenuto dei verbali di verifica del Collegio sindacale e delle relazioni dello stesso, il riesame del passivo e l’indicazione delle passività potenziali, la produzione della perizia giurata estimativa per la valutazione dell’immobilizzazione di maggiore valore.

Non solo, ma neppure si confronta con gli specifici rilievi esposti dalla Corte d’appello che, anche tenuto conto delle integrazioni effettuate in sede di procedimento L. Fall., ex art. 162, ha rilevato che la stima eseguita dell’arch. Z., su richiesta di Unicredit, non motivava sui criteri adottati, e quella dell’ing. P. aveva una motivazione apparente, perchè, pur richiamando il criterio sintetico comparativo, non forniva alcun dato specifico sulle modalità di acquisizione delle informazioni ottenute e sul contenuto delle stesse, ed era immotivato il giudizio di buona commerciabilità del bene dell’arch. Z., oltre che risalente al maggio 2008, quando era solo agli inizi la crisi economica, e non era quindi apprezzabile detto giudizio con riferimento al mercato immobiliare italiano relativo ad immobili di vaste dimensioni, come quello della debitrice.

1.4.- Col quarto mezzo, la ricorrente si duole del vizio di motivazione in ordine alla richiesta di sospensione della liquidazione dell’attivo, L. Fall., ex art. 19.

2.4.- Il motivo è inammissibile.

Ed infatti, come affermato nella pronuncia di questa Corte n. 27087/2011, non è ammissibile il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., rivolto nei confronti del provvedimento con il quale la corte d’appello abbia dichiarato non reclamabile il diniego dell’istanza formulata dal ricorrente, ai sensi della L. Fall., art. 19, di sospensione della liquidazione dell’attivo, in attesa della definizione del reclamo avverso la sentenza di fallimento, trattandosi di provvedimento del tutto equiparabile all’ordinanza, non impugnabile, ed in quanto priva di decisorietà, non ricorribile per cassazione, emessa ai sensi degli artt. 283 e 351 c.p.c., sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva o dell’esecuzione della sentenza di primo grado.

3.1.- Conclusivamente, va dichiarato inammissibile il ricorso; non si dà pronuncia sulle spese, non essendosi costituiti gli intimati.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 marzo 2017

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