Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7764 del 30/03/2010

Cassazione civile sez. III, 30/03/2010, (ud. 18/01/2010, dep. 30/03/2010), n.7764

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. UCCELLA Fulvio – Consigliere –

Dott. TALEVI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MUSOLESI IMMOBILIARE SRL (OMISSIS) e L.S.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore

geom. L.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ANTONIO

BERTOLONI 31, presso lo studio dell’avvocato PULSONI FABIO, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAZZETTI MAURO giusta

delega in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

C.P. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA G. NICOTERA 24, presso lo studio dell’avvocato CICERCHIA

PIETRO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

TAGLIORETTI FORTUNATO giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2623/2008 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

Sezione Terza Civile, emessa l’8/07/08, depositata il 02/10/2008;

R.G.N. 2458/06;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

18/01/2010 dal Consigliere Dott. TALEVI Alberto;

udito l’Avvocato Raffaela RAPONE per delega Avv. Fabio PULSONI;

udito l’Avvocato Paolo FARESE per delega Pietro CICERCHIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio che ha concluso per rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nell’impugnata decisione lo svolgimento del processo e esposto come segue.

Con atto di citazione 18.6.93 C.P. conveniva in giudizio Musolesi Immobiliare srl chiedendo al Tribunale di Milano di dichiarare la risoluzione o l’annullamento del contratto preliminare in data (OMISSIS) e successive integrazioni (che esso aveva stipulato come promissario acquirente e avente ad oggetto la vendita delle quote societarie della srl Musolesi Costruzioni), con conseguente condanna della convenuta alla restituzione in suo favore della caparra di L. 300.000.000, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al saldo, nonche’ al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. nella misura da accertare in corso di causa, ovvero in via equitativa. In via subordinata, per la denegata ipotesi di non accoglimento della domanda principale, chiedeva dichiararsi la riduzione della penale, ex art. 1384 c.c., perche’ eccessiva.

Si costituiva Musolesi Immobiliare srl chiedendo il rigetto delle domande dell’attore, in via riconvenzionale, chiedeva darsi atto dell’inadempimento del C., dichiararsi legittimo il recesso di essa Musolesi dal preliminare o, in subordine, dichiarare risolto il preliminare stesso, acclarando il diritto di essa convenuta di trattenere la caparra ricevuta, con condanna del C. al risarcimento dei danni per inadempimento contrattuale.

Con sentenza n. 10561 del 23.1.97, depositata il 9.10.97 il Tribunale di Milano, rigettava la domanda principale di risoluzione contrattuale avanzata dal C. e ritenuto risolto il contratto preliminare tra le parti per inadempimento dello stesso, esercitava il potere di riduzione della penale, determinandone l’importo in L. 150.000.000, condannava pertanto Musolesi Immobiliare srl alla restituzione della differenza di L. 150.000.000, oltre interessi legali e disponeva la compensazione delle spese processuali.

Avverso detta sentenza interponeva appello la srl Musolesi immobiliare …omissis…

Si costituiva il C. chiedendo il rigetto dell’appello e la conferma dell’impugnata sentenza.

La Corte d’Appello di Milano, con sentenza n. 1985/99, depositata in data 23.7,99, respingeva l’appello e condannava Musalesi Immobiliare srl al pagamento delle spese processuali.

Avverso detta sentenza srl Musalesi Immobiliare proponeva ricorso per Cassazione. La Corte di Cassazione, con sentenza 13772.01, dichiarava la nullita’ della sentenza e dei giudizio di prima grado per mancata integrazione del cantraddittorio nei confronti del L., quale parte del contralto preliminare e rinviava la causa dinanzi al Tribunale di Milano.

Riassumeva il giudizio, con atto del 12.2.02, il C. convenendo dinanzi al Tribunale di Milano Musolesi Immobliare srl e L.S., .. omissis…

Il Tribunale di Milano, in composizione collegiale, con sentenza n. 5414/06 depositata il 10.5.06, esercitava il potere di riduzione della caparra e condannava Musatesi srl e L., in solido, a restituire all’attore la somma di Euro 77.468,53 oltre interessi e condannera’, inoltre, Musolesi e L. al rimborso delle spese processuali.

Avverso detta sentenza proponevano appello Musolesi immobiliare srl e L. chiedendo dichiararsi nulla la impugnata sentenza per difetto di costituzione dell’argano giudicabile e, in subordine, per violazione dell’art. 99 c.p.c. Nel merito ..omissis… si costituiva C.P. chiedendo il rigetta dell’appello…..”.

Con sentenza 8.7 – 2.10.08 la Corte d’Appello di Milano, definitivamente pronunciando, decideva come segue: “…in parziale accoglimento dell’appello:

1) dichiara nulla l’impugnata sentenza nella parte in cui condanna, L.S. alla corresponsione in favore di C.P. dell’importo di Euro 77.468,53, oltre interessi legali.

2) in parziale riforma della impugnata sentenza, dichiara compensate tra le parti le spese di tutte le precedenti fasi di giudizio;

3) dichiara compensate le spese del grado”.

Contro questa decisione hanno proposto ricorso per Cassazione la s.r.l. MUSOLESI IMMOBILIARE e L.S., con nove motivi.

Ha resistito con controricorso C.P..

C.P. ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DEL D.LGS. N. 51 DEL 1998, ART. 1, N. 135, LETT. B DELL’ART 50 BIS – TER- E QUATER C.P.C. DELLA L. 22 LUGLIO 1997, N. 276, ART. 1 DELL’ART. 48 ORD. GIUDIZIARIO, COMMA 2 APPROVATO CON R.D. 30 GENNAIO 1941, N. 12 COME MODIFICATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353, ART. 88 E DELL’ART. 161 C.P.C., COMMA 1 IN RELAZIONE ALL’ART. 360 C.P.C., COMMA 1, N. 3, esponendo doglianze da riassumere nel modo seguente. La Corte d’Appello di Milano con riferimento all’eccezione di nullita’ dell’impugnata sentenza n. 5414 del Tribunale di Milano in composizione collegiale, anziche’ monocratica, ha disatteso la censura motivando che “a norma dell’art. 50 quater c.p.c., le disposizioni sulla composizione monocratica o collegiale del giudice non si considerano attinenti alla costituzione del giudice e, conseguentemente, non costituiscono vizio che importi inesistenza o nullita’ della sentenza”. Tale concisa asserzione si rivela in conflitto con detta norma (art. 50 quater c.p.c.) che dispone tra l’altro: “alla nullita’ derivante dalla loro inosservanza si applica l’art 161 c.p.c., comma 1”, sanzionando espressamente di nullita’ la violazione delle sfere di attribuzione monocratica o collegiale della delibazione della controversia. Pur essendo vero che la violazione delle norme disciplinante la composizione dell’organo giudicante non attiene alla costituzione del Giudice, e’ pero’ innegabile che tale violazione costituiva una causa di nullita’ insanabile. OUESITO DI DIRITTO. Dica la S.C. se per l’effetto del D.Lgs n. 51 del 1988, art. 88, n. 135, lett. B dell’art. 50 bis, ter e quater c.p.c., della L. 22 luglio 1997, n. 276, art. 1 dell’art. 48 ord. giudiziario, comma 2 approvato con R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 come modificato dalla L. 26 novembre 1999, n. 353, art. 88 la delibazione della causa rientrava o meno nelle attribuzioni del Tribunale in composizione monocratica e se la violazione di tale attribuzione comporta ex artt. 50 quater e 161 c.p.c. la nullita’ della sentenza pronunciata dal Tribunale in composizione collegiale da far valere soltanto nei limiti e secondo le regole proprie dell’appello.

Il motivo non puo’ essere accolto.

Preliminare ad ogni altra considerazione e’ infatti la sua inammissibilita’ per difetto di interesse, sulla base dei due seguenti principi di diritto, che vanno confermati e che sono certamente applicabili nella fattispecie (del resto la parte ricorrente non ha ritualmente dedotto alcuna valida ragione che possa comportare l’inapplicabilita’ degli stessi):

-A) “L’inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocrafica del tribunale legittimato a decidere su una domanda giudiziale costituisce, alla stregua del rinvio operalo dall’art. 50 quater c.p.c., al successivo art. 161 c.p.c., comma 1, un’autonoma causa di nullita’ della decisione e non una forma di nullita’ relativa derivante da atti processuali antecedenti alla sentenza (e, percio’, soggetta al regime di sanatoria implicita), con la sua conseguente esclusiva convertibilita’ in motivo di impugnazione e senza che la stessa produca l’effetto della rimessione degli atti al primo giudice se il giudice dell’impugnazione sia anche giudice del merito, oltre a non comportare la nullita’ degli atti che hanno preceduto la sentenza nulla” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 28040 del 25/11/2008);

-B) “E’ inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di ricorso in cassazione avverso la sentenza di appello che abbia omesso di dichiarare la nullita’ della sentenza di primo grado, qualora il vizio di questa, laddove esistente, non avrebbe comportato la rimessione della causa al primo giudice, in quanto estraneo alle ipotesi tassative degli artt. 353 e 354 c.p.c. ed il giudice di appello abbia deciso nel merito su tutte le questioni controverse, senza alcun pregiudizio per il ricorrente conseguente alla omessa dichiarazione di nullita’” (Cass. Sentenza n. 2777/del 21/11/2008).

I successivi motivi vanno esaminati insieme in quanto connessi. Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’ART. 99 C.P.C. E DELL’ART. 394 C.P.C., COMMA 3 NONCHE’ DEGLI ARTT. 1384 E 1385 C.C. IN RELAZIONE ALL’ART. 360 c.p.c., COMMA 1, N. 3” esponendo doglianze da riassumere come segue.

La Corte d’Appello ha rilevato che nelle conclusioni rassegnate nell’originario atto di citazione, l’attore aveva richiesto la restituzione dell’intera somma ed in subordine la riduzione della penale unicamente nei confronti della SrL Musolesi Immobiliare, facendo derivare l’ammissibilita’ dell’asserita domanda di restituzione della differenza fra caparra e “penale” ridotta dalla invocata comminatoria di restituzione dell’intera somma di L 300.000.000, perche’ rientrante in tale maggiore rivendicazione.

L’argomentazione posta a sostegno della ritenuta ammissibilita’ della statuizione sanzionatoria di condanna mai formalizzata dall’attore nella domanda subordinata, si rivela errata poiche’ l’asserita domanda di restituzione dell’eccedenza della penale ridotta non puo’ implicitamente conseguire dalla invocata restituzione della caparra originariamente azionata in via principale in stretta connessione con la perorata declaratoria di risoluzione o di annullamento per fatto e colpa della S.r.l. Musolesi Immobiliare del contratto preliminare de quo, poi abbandonata in sede di rinvio, essendo evidente che le diverse azioni sono caratterizzate da natura e funzioni diverse. In difetto di rimozione del vincolo negoziale non puo’ essere disposta la smobilitazione anche parziale di un elemento accessorio del contratto.

QUESITO DI MERITO. Dica la S.C. se per l’effetto dell’art. 99 c.p.c. e dell’art. 394 c.p.c., comma 3, nonche’ degli artt. 1384 e 1385 c.c. debba ritenersi illegittima in difetto di svincolo contrattuale la statuita restituzione della differenza fra caparra versata e “penale” ridotta, e se in difetto di espressa richiesta in merito debba escludersi che ogni relativa richiesta possa desumersi da assente relazioni della domanda subordinata con quella principale anche in funzione della natura degli istituti della caparra e della penale.

Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DEGLI ARTT. 1382, 1384, 1456 E 1459 C.C. IN RELAZIONE ALL’ART. 360 C.P.C., COMMA 1, N. 3” esponendo doglianze da riassumere come segue. La Corte d’Appello ha acclarato l’ammissibilita’ della domanda azionata in via subordinata dal C.P., ma le argomentazioni poste dai Giudici del gravame sono in contrasto con i dettami degli articoli sopra citati. In dipendenza della ritenuta inadempienza del C. ad opera dei Tribunale di Milano, nessuna rivendicazione azionata dall’attore anche in via subordinata poteva trovare ingresso, in quanto nel caso di specie la domanda ex art. 1459 c.c. poteva essere utilmente ed efficacemente proposta in forma collettiva da entrambi i componenti la parte promittente cedente (S.r.l. Musolesi Immobiliare e geom. L.S.), con la conseguenza che la risoluzione contrattuale invocata soltanto dalla S.r.l. Musolesi Immobiliare con comunicazione 9/2/93 deve ritenersi inefficacemente reclamata, non consentendo l’accesso alla clausola penale che, pertanto, non puo’ neppure essere ridotta.

OUESITO DI DIRITTO. Dica la S.C. se in presenza dell’inadempimento del promissario acquirente al termine del 4 dicembre 1992 fissato con scrittura privata (OMISSIS) per la liberatoria dei promittenti cedenti dalle fideiussioni bancarie ed in difetto di comunicazione collettiva da parte di questi ultimi prevista dal combinato disposto dall’art. 1456 c.c., comma 2 e dall’art. 1459 c.c. possa farsi valere le clausole risolutive espresse di cui all’art. 1 della suddetta scrittura (art. 1382 c.c.) e, quindi, invocarsi e statuirsi la riduzione della penale ex art. 1384 c.c. Con il quarto motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’ART. 1456 C.C., COMMA 2 E DELL’ART. 1459 ED ART. 1385 C.C. IN RELAZIONE ALL’ART. 360 C.P.C., COMMA 1, N. 3” esponendo che nella fattispecie concreta, in cui la mancata prestazione del geom. C. era essenziale, l’invocata risoluzione contrattuale andava efficacemente proposta ex art. 1459 c.c. in forma collettiva da entrambi i componenti la parte promittente cedente; in altri termini l’operativita’ della clausola n. 1 della scrittura (OMISSIS) era strettamente subordinata anche all’assenso del geom.

L.S., il quale ha successivamente espresso in sede giudiziale la volonta’ di avvalersi dell’istituto del recesso ai sensi dell’art. 1385 c.c. allineandosi ad analoga manifestazione di volonta’ consacrata in un secondo tempo dalla societa’ immobiliare nella comparsa di costituzione e risposta.

QUESITO DI MERITO. Dica la S.C. se agli effetti della risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c. la comunicazione della parte interessata di volersi avvalere della clausola risolutiva del contratto preliminare (OMISSIS) contenute nella clausola n. 1 della scrittura privata (OMISSIS) doveva essere espressa informa collettiva ex arT. 1459 c.c. dai promittenti cedenti S.r.l. Musolesi Immobiliare e L.S. geom., titolare della rispettiva quota di L. 39.865.000 e di L. 335.000 del capitale sociale della S.r.l. Musolesi Costruzioni dedotto nell’unico negozio giuridico e se, quindi, la comunicazione inviata il 9/2/93 dalla sola societa’ promittente cedente sia valida ed efficace ai sensi dell’art. 1456 c.c. Con il quinto motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DEGLI ARTT 1382, 1384 E 1385 C.P.C. IN VIOLAZIONE ALL’ART. 360 C.P.C., COMMA 1, N. 3” esponendo doglianze da riassumere nel modo seguente. L’argomentazione posta dalla Corte a sostegno della tesi che le parti hanno inteso mutare la natura e la funzione della causale delle somme di L. 300.000.000 versata a titolo di caparra confirmatoria e’ in conflitto con la natura e la funzione degli istituti della caparra confirmatoria e della clausola penale disciplinati dagli artt. 1385 e 1382 c.c. A prescindere dalla terminologia adottata dalle parti nel caso di specie la normativa applicabile e’ quella disciplinata dall’art. 1385 c.c. in quanto se da un lato il recesso viene piu’ propriamente definito dalla dottrina come “risoluzione unilaterale”, dall’altra la caparra confirmatoria e’ caratterizzata da “contenuti risarcitori” (Cass. 13/6/1975 n. 2388) stante la sua funzione di liquidazione preventiva e forfettaria del danno da inadempimento. Se a cio’ si aggiunge che la caparra confirmatoria rappresenta una “dazione” mentre la clausola penale si sostanzia in una “promessa” e’ evidente che la fattispecie rientra chiaramente nell’ipotesi normativa del recesso.

QUESITO DI MERITO. Dica la S.C. se con la clausola n. 1 della scrittura privata (OMISSIS) si sia modificata e trasformata l’originaria caparra confirmatoria in clausola penale e se, per l’effetto, dell’inadempienza del promissario acquirente debba ritenersi applicabile la normativa dell’art. 1385 c.c. o la disciplina di cui all’art. 1382 c.c..

Con il sesto motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE DELL’ART. 360 C.P.C., COMMA 1, N. 5 IN RELAZIONE ALL’ART. 1384 C.C. PER OMESSA ED INSUFFICIENTE MOTIVAZIONE” esponendo doglianze da riassumere come segue. La Corte d’Appello con generica e succinta motivazione ha recepito le argomentazioni svolte dai primi giudici, riaffermando congrua la riduzione dell’asserita penale alla somma di L. 150.000.000, corrispondente al 15% dell’obbLigazione principale, in quanto piu’ adeguata alla sua funzione tipica;

ed alla sua natura accessoria, tenuto conto dell’interesse dei promittenti cedenti alle conclusioni del contratto definitivo. In buona sostanza i Giudici del gravame hanno convalidato una sentenza del Tribunale, palesemente nulla, che a sua volta ha ratificato una sentenza di 1 grado, annullata dalla S.C., clamorosamente illegittima per difetto di costituzione del contraddittorio, in cui la restituzione della “penale” di L. 300.000.000, era stata ritenuta eccessiva sia in relazione al “ritardato adempimento” che in riferimento al prezzo della cessione. La Corte d’Appello, al pari del Tribunale ha ignorato che ai sensi dell’art. 1384 c.c. il giudizio di “congruita’” della penale implica “una valutazione dell’interesse del creditore all’adempimento con riguardo alla effettiva incidenza dello stesso sull’equilibrio delle prestazioni e sulla concreta situazione contrattuale” (Cass. 8/5/01 n. 6380), il giudizio di congruita’ andava rapportato all’interesse dei prominenti cedenti all’adempimento delle obbligazioni contratte dal geom. C. in relazione ad una situazione contrattuale non cristallizzata ma in itinere per l’effetto dell’attivita’ gestionale dell’impresa di costruzioni, la cui gestione all’atto della scrittura (OMISSIS) era stata affidata al C. con conseguenti effetti negativi.

Inquadrata in tale ottica, la pattuita penale di L. 300.000.000 appare addirittura incongrua in quanto inadeguata ad esercitare la sua funzione tipica di rafforzativo della volonta’ contrattuale.

L’asserita penale (che poi tale non e’) e’ stata inserita non nel contratto preliminare ma nella scrittura (OMISSIS), vale a dire a distanza di mesi quando anche per l’effetto dell’operato del C. l’originario rapporto di proporzionalita’ era variato incrementando l’interesse dei promittenti cedenti alla definizione della cessione definitiva. Lesiva de criterio dell’interesse del creditore all’adempimento, la minor penale e’ stata fissata nella sentenza di 1^ grado ed avvallata dalla Corte d’Appello sull’erroneo presupposto della previsione negoziale del ritardo nell’adempimento, mentre nel caso di specie ricorre l’ipotesi normativa dell’inadempimento. Parimenti pregiudizievole del principio dell’interesse si rivela il rapporto fra asserita penale e la prima soluzione di L. 150.000.000 della caparra confirmatoria, essendo evidente che la clausola n. 1 della scrittura privata (OMISSIS) e’ intervenuta successivamente alla esecuzione del contratto da parte dei prominenti cedenti il cui interesse era anche la liberatoria delle fideiussioni bancarie gravemente appesantite dall’operato gestionale del C., con l’ovvia conseguenza che il postumo giudizio dei contraenti non puo’ essere rapportato o raffrontato con le valutazioni preventive espresse dai contraenti all’atto della conclusione del negozio giuridico de quo. La Corte d’Appello ha ignorato che a far tempo dal 31/8/92 gli effetti delle operazioni societarie dell’impresa dovevano gravare sul pro mittente acquirente INDICAZIONE DEL FATTO CONTROVERSO. La censura afferisce all’omesso esame della circostanza che ai sensi dell’art. 4 dell’atto integrativo 11/9/92 ed art. 4 della scrittura (OMISSIS) gli effetti della gestione della S.r.l. Musatesi Costruzioni successiva al 31/8/92 ricadevano sul promissario acquirente e quindi l’interesse dei cedenti alla conclusione della cessione entro il 4/12/92 influiva sulla liquidazione della pretesa penale che non poteva essere liquidata con mero calcolo automatico alla data del contratto preliminare. Su tale determinazione influiscono pertanto anche le operazioni intervenute in tale periodo quali ad esempio le operazioni CO.GE.LO 2000 per L. 253.708.000 e C. per L 160.000.000 influenti sul valore dell’oggetto del contratto preliminare e quindi sull’asserita penale.

Con il settimo motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DEGLI ARTT. 1382, 1384, 1385 E 1456 C.C. IN RELAZIONE ALL’ART. 360 C.P.C., COMMA 1, N. 3” prospettando censure da riassumere nel modo seguente. La Corte d’Appello, delibando la doglianza della mancata pronuncia da parte del Tribunale in ordine alla domanda riconvenzionale del recesso e della risoluzione di diritto del contratto preliminare, ha escluso tale facolta’ di recesso “a fronte della qualificazione della dazione della somma in questione come clausola penale”. L’argomentazione de quo si profila in conflitto con gli artt. 1382, 1384, 1385 e 1456 c.c. in quanto una volta acclarata l’esclusiva inadempienza contrattuale del promissario acquirente rientrava nella facolta’ della parte promittente venditrice optare per il recesso dal negozio giuridico. La legittimita’ della richiesta di recesso contrattuale assorbe ogni questione relativa alla congruita’ della penale ed all’azione di risoluzione con diritto di ritenzione della caparra spiegata in via subordinata dagli odierni ricorrenti.

QUESITO DI MERITO. Dica la S.C. se in presenza di clausola risolutiva espressa sia consentita alla parte adempiente esercitare la facolta’ di recesso dal contratto e se tale diritto sia perseguibile soprattutto in ipotesi di difetto di legittima comunicazione di volersi avvalere della clausola risolutiva da parte del contraente a cui non e’ imputabile inadempienza alcuna.

Con l’ottavo motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’ART. 91 C.P.C. E DELL’ART. 92 C.P.C. IN RELAZIONE ALL’ART. 360 C.P.C., COMMA 1, N. 3” esponendo doglianze da riassumere come segue. I Giudici del gravame, avendo constatato che il Tribunale di Milano aveva omesso di provvedere in merito alle spese della precedente fase del giudizio, come statuito dalla S.C, hanno sanzionato in parziale riforma della sentenza di 1^ grado l’integrale compensazione degli oneri giudiziali in virtu’ della reciproca soccombenza quale esito complessivo dell’intero giudizio.

L’argomentazione si rivela in evidente conflitto con i dettami di cui agli artt. 91 e 92 c.p.c. disciplinanti la condanna della parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte in quanto nei pregressi gradi del giudizio annullati dalla S.C., non vi fu soccombenza reciproca, essendo stata accolta l’eccezione del difetto originario di costituzione del contraddittorio, al cui ingresso si era opposto il C..

OUESITO DI MERITO. (8 motivo ex art 360 c.p.c., comma 1, n. 3).

Dica la S.C. se la ritenuta soccombenza reciproca nella pregressa fase del giudizio cassata con sentenza 13772/01 per difetto di costituzione del contraddittorio ingenerato con l’originario atto di citazione dal C. il quale ha censurato la fondatezza dell’eccezione opposta dalla S.r.l. Musolesi Immobiliare costituisca una violazione dell’art. 91 c.p.c., comma 1 sanzionante la condanna della parte soccombente ( C.P.) al rimborso delle spese a favore dell’altra parte (S.r.l. Musolesi Immobiliare).

Con il nono motivo i ricorrenti denunciano “VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 112 E 272 C.P.C. IN RELAZIONE ALL’ART. 360 C.P.C., COMMA 1, N. 4 PER OMESSA DELIBAZIONE E PRONUNCIA DI DOMANDE” esponendo doglianze da riassumere come segue. In sede di gravame gli appellanti avevano riproposto nel merito anche l’invocata condanna del C. al ristoro dei danni conseguenti al suo illegittimo operato, sulla quale pero’ la Corte d’Appello ha omesso ogni pronuncia. La caparra confirmatoria o la penale rappresentano forme di indennizzo preventivamente concordate in virtu’ dei criteri della prevedibilita’ e della normalita’ e, quindi, l’efficacia di tali clausole non si estende ai danni che non rientrano in detto ambito come disposto dell’art. 1225 c.c. in ipotesi di mala gestio. La Corte d’Appello non si e’ neppure pronunciata sulle istanze istruttorie formulate dall’appellante a sostegno della suddetta rivendicazione su cui e’ mancata la pronuncia.

QUESITO DI MERITO. Dica la S. se la mancata pronuncia sulla domanda sul maggior danno ex art. 1225 c.c. e sulle conseguenti istanze istruttorie, comporta la violazione degli artt. 112 e 272 c.p.c. nonche’ la conseguente nullita’ disciplinata dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4).

I motivi di ricorso non possono essere accolti.

Per esaminare correttamente le censure in esame occorre anzitutto ben interpretare l’impugnata decisione, anche nelle sue parti implicite e collocando le varie argomentazioni (esposte dalla Corte di merito seguendo l’ordine dei vari motivi di gravame) nel corretto ordine logico – giuridico.

L’iter argomentativo che emerge dall’impugnata decisione deve ritenersi -in sintesi – il seguente:

-A) l’iniziale qualificazione della corrisposta somma di L. 300.000.000 “…quale caparra confirmatoria secondo le intese del 7.7.92… ” e’ stata poi modificata; nel senso che “… le parti, con successiva convenzione del (OMISSIS), hanno….deciso di affidare all’importo di L. 300.000.000 la nuova funzione di clausola penale in sostituzione della originaria funzione di caparra confirmatoria… ” (v. a pag. 2 della sentenza);

-B) la Immobiliare Musolesi s.r.l. “consapevole della funzione del versamento di L. 300.000.000 voluto dalle parti, con la propria comunicazione del 9.2.93 ha invocato non gia’ la facolta’ di recesso, strumento previsto in caso di caparra confirmatoria, bensi’ l’avvenuta risoluzione del contratto preliminare…”;

-C) “… tardiva e infondata appare allora, oggi, la pretesa degli appellanti di invocare una facolta’ di recesso non piu’ esistente per volonta’ stessa delle parti….cosi’ come tardiva e infondata risulta la pretesa degli stessi di privare di efficacia la stessa dichiarazione di avvalersi della pattuita clausola risolutiva comunicata il 9.2.93, peraltro da essi ancora invocata (sia pure subordinatamente) in giudizio,..” (v. a pag 12 e 13); la valutazione da parte della Corte di merito del predetto comportamento e’ inappuntabile (va tra l’altro ricordato a tal proposito che “il comportamento processuale (nel cui ambito rientra anche il sistema difensivo adottato dal suo procuratore) o extra processuale delle parti, puo’ costituire, ai sensi dell’art. 116 c.p.c., non solo elemento di valutazione delle risultanze acquisite ma anche unica e sufficiente fonte di prova: v. tra le altre Cass. n. 14748 del 26/06/2007; Cass. n. 09279 del 04/05/2005; e Cass. n. 12145 del 10.08.2002); inoltre, come si evince anche dal contesto della motivazione, secondo la (parzialmente implicita; ma ineccepibile pure su tale punto) tesi della Corte, anche ammesso in ipotesi che la Immobiliare Musolesi s.r.l. avesse agito pure come rappresentante del L. senza avere poteri di rappresentanza diretta di quest’ultimo, successivamente detto L. ha validamente ratificato, con il suo comportamento processuale, l’operato della rappresentante;

l’argomentazione basata sulla “simbolica partecipazione societaria” del L. e’ da considerare dunque ad abundantiam, con conseguente inammissibilita’ di ogni doglianza sul punto (Cass. Sentenza n. 8676 del 09/04/2009);

-D) la risoluzione di diritto, gia’ affermata dal Tribunale, viene chiaramente, pur se implicitamente,confermata dalla Corte (v.

all’inizio di pag. 14) riducendo peraltro la penale (con motivazione impeccabile; v. a pag. 14 e alle pagg. successive).

Cosi’ correttamente intesa, l’impugnata motivazione si sottrae al sindacato di legittimita’ in quanto sufficiente, logica, non contraddittoria e rispettosa della normativa in questione.

In particolare va rilevato quanto segue: -1) l’interpretazione della domanda sopra citata (“…di restituzione della differenza fra caparra e penale ridotta”) deve ritenersi immune dai vizi in questione; e debbono quindi ritenersi prive di pregio le doglianze sul punto; -2) altrettanto ineccepibili sono i punti della motivazione oggetto delle altre doglianze; -3) in particolare l’ottavo motivo e’ privo di pregio, tra l’altro, in quanto non considera che, sia ai fini dell’applicazione dell’art. 91 c.p.c. che ai fini dell’applicazione dell’art. 92 c.p.c., ogni valutazione circa l’individuazione della soccombenza va effettuata basandosi non sull’esito delle varie fasi de giudizio, ma sull’esito finale della lite (cfr. con riferimento all’art. 91 c.p.c. Cass. Sentenza n. 18353 del 16/09/2005: “il criterio della soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c., al fine della determinazione dell’onere delle spese processuali, non si fraziona secondo l’esito delle varie fasi del giudizio, ma va riferito unitariamente all’esito finale della lite, senza che rilevi che in qualche fase o grado la parte poi soccombente abbia conseguito un esito per se’ favorevole”; cfr. anche Cass. Sentenza n. 4778 del 09/03/2004); -4) il motivo n. 9 e’ inammissibile in quanto generico (prima ancora che privo di pregio).

Sulla base di quanto sopra esposto il ricorso va respinto.

Data la complessita’ in fatto ed in diritto della fattispecie, sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di cassazione.

PQM

LA CORTE Rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di cassazione.

Cosi’ deciso in Roma, il 18 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2010

 

 

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