Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7739 del 30/03/2010

Cassazione civile sez. I, 30/03/2010, (ud. 10/02/2010, dep. 30/03/2010), n.7739

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – rel. Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

R.M., elettivamente domiciliata in Roma, Via Aurelia, n.

190, presso l’avv. TESTA Cesare che la rappresenta e difende per

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del ministro in carica,

elettivamente domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappresenta e difende per

legge;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’Appello di Roma n. 3855 pubblicato

il 27 aprile 2007;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 10

febbraio 2010 dal Relatore Pres. Dott. Ugo VITRONE;

udito l’avv. Cesare TESTA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per il rigetto del ricorso e

condanna alle spese.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 27 dicembre 2005 R.M. chiedeva alla Corte d’Appello di Roma la condanna del Ministero della Giustizia al pagamento di un equo indennizzo per la non ragionevole durata del processo da lei promosso dinanzi al Tribunale di Benevento con citazione del 1 luglio 1998 e definito con sentenza pubblicata il 12 maggio 2004.

Con decreto del 13 novembre 2006 – 27 aprile 2007 la corte adita dichiarava inammissibile il ricorso per tardività, in quanto proposto a distanza di oltre un anno e sette mesi dalla pubblicazione della sentenza conclusiva del processo presupposto.

Contro il decreto ricorre per cassazione R.M. con un unico motivo.

Resiste con controricorso il Ministero della Giustizia.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La ricorrente si duole che il decreto impugnato abbia dichiarato l’inammissibilità del ricorso per la violazione del termine semestrale stabilito per la sua proposizione dalla L. 21 marzo 2001, n. 89, art. 4, in quanto tale termine è stato calcolato con decorrenza dalla data della pubblicazione della sentenza conclusiva del processo presupposto e non da quella del suo passaggio in giudicato.

La censura è fondata poichè la sentenza in questione, pubblicata il 12 maggio 2004, è passata in giudicato, in difetto di notificazione, il 27 giugno 2005, con la conseguenza che il termine semestrale per la proposizione del ricorso, tenuto conto della ulteriore sospensione feriale, scadeva il 9 febbraio 2006. Ne consegue che il ricorso depositato il 27 dicembre 2005 erroneamente è stato dichiarato inammissibile per tardività.

Il ricorso merita perciò accoglimento e il decreto impugnato dev’essere cassato con pronuncia nel merito non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto poichè è incontestata la durata del processo presupposto, instaurato con atto di citazione notificato il 1 luglio 1998 e definito con sentenza depositata il 14 maggio 2004:

ne consegue che, a fronte di un’eccedenza di tre anni l’Amministrazione convenuta dev’essere condannata ad un’equa riparazione in misura di Euro 2.250,00, pari ad Euro 750,00 per i primi tre anni, nella specie rimasti insuperati, con gli interessi legali dalla domanda.

Le spese giudiziali del doppio grado seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e pronunciando nel merito, accoglie la domanda di equa riparazione proposta da R.M. e condanna il Ministero della Giustizia al pagamento della somma di Euro 2.250,00 con gli interessi legali dalla domanda, nonchè al pagamento delle spese giudiziali che liquida, per il giudizio di merito, in complessivi Euro 840,00, di cui Euro 310,00 per diritti ed Euro 480,00 per onorari e, per il giudizio di cassazione, in ulteriori Euro 600,00, di cui Euro 500,00 per onorari.

Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2010

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