Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7704 del 06/04/2020

Cassazione civile sez. lav., 06/04/2020, (ud. 17/12/2019, dep. 06/04/2020), n.7704

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4750/2014 proposto da:

STAR PALLET S.R.L. (già FEBESTAR S.R.L. – INDUSTRIA IMBALLAGGI), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

FRANCESCA RAMICONE;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del suo

Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale

mandatario della S.C.C.I. S.P.A. società di cartolarizzazione dei

crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto,

rappresentati e difesi dagli avvocati ANTONINO SGROI, LELIO

MARITATO, CARLA D’ALOISIO e ESTER ADA SCIPLINO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1448/2013 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 23/12/2013, R.G.N. 318/2013.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 23.12.2013, la Corte d’appello dell’Aquila ha confermato la pronuncia di primo grado che, per quanto qui rileva, aveva rigettato l’opposizione proposta da Febestar s.r.l. (ora Star Pallet s.r.l.) avverso la cartella esattoriale con cui le era stato ingiunto di pagare all’INPS somme per contributi omessi per avvenuto superamento del massimale de minimis a seguito di un aiuto concessole dalla Regione Abruzzo;

che avverso tale pronuncia Star Pallet s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione, deducendo due motivi di censura;

che l’INPS ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo, la società ricorrente denuncia errata interpretazione della L. n. 448 del 2001 e del Regolamento CEn. 2204/02, per avere la Corte di merito ritenuto che gli sgravi ex L. n. 448 del 2001, fossero assoggettabili alla disciplina degli aiuti di Stato, trattandosi piuttosto di aiuti a carattere generale erogati a sostegno dell’occupazione;

che, con il secondo motivo, la ricorrente lamenta difetto di motivazione circa l’inosservanza del Regolamento CE n. 994/98 e del Regolamento 12.1.2001, per avere la Corte territoriale ritenuto la legittimazione dell’INPS a richiedere la restituzione delle somme conguagliate a titolo di sgravio (rectius: il pagamento dei contributi oggetto dell’invocato sgravio), nonostante che il diritto a fruirne fosse legittimamente maturato per l’intero triennio alla data di ottobre 2002, essendo il superamento del massimale de minimis avvenuto solo successivamente a tale data, in seguito alla concessione di un contributo da parte della Regione Abruzzo;

che il primo motivo è infondato, avendo la Corte di merito correttamente rilevato che, dal momento che la L. n. 448 del 2001, art. 44, comma 3, riconosce il beneficio dello sgravio “nei limiti della disciplina degli aiuti di importanza minore di cui al regolamento (CE) della Commissione, del 12 gennaio 2001”, non è decisivo al riguardo stabilire se lo sgravio costituisca o meno aiuto di Stato, quanto piuttosto accertare “il superamento del limite stabilito attraverso la regola de minimis” (così la sentenza impugnata, pag. 8);

che parimenti infondato è il secondo motivo, avendo questa Corte consolidato il principio secondo cui il rispetto del limite della categoria de minimis va calcolato con riguardo non al singolo aiuto, ma al periodo di tre anni decorrente dal momento del primo aiuto, comprendendo ogni altro aiuto pubblico accordato quale aiuto de minimis (Cass. n. 6671 del 2012);

che il ricorso, conclusivamente, va rigettato, provvedendosi come da dispositivo sulle spese del giudizio di legittimità, che seguono la soccombenza;

che, in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, previsto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 8.700,00, di cui Euro 8.500,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 17 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 6 aprile 2020

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