Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7700 del 24/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 24/03/2017, (ud. 12/01/2017, dep.24/03/2017),  n. 7700

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10482/2016 proposto da:

F.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POLIBIO 15,

presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO RUSSO, rappresentata e

difesa dagli avvocati PASQUALE ESPOSITO, ANTONIO SPALLIERI, il

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE di MADDALONI, in persona del Commissario

Prefettizio,elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI NOVELLA, 22,

presso lo studio dell’avvocato FILIPPO RUSSO, rappresentato e difeso

dall’avvocato PATRIZIO RUSSO, giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4242/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 29/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

DELL’UTRI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza resa in data 29/10/2015, la Corte d’appello di Napoli ha confermato la decisione con la quale il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha rigettato la domanda proposta da F.A. per la condanna del Comune di Maddaloni al risarcimento dei danni dalla stessa sofferti a seguito della caduta su una strada di proprietà dell’amministrazione comunale convenuta, asseritamente determinata da una buca ivi esistente.

2. Avverso la sentenza d’appello, ha proposto ricorso per cassazione F.A. sulla base di un unico motivo di impugnazione.

3. Resiste con controricorso il Comune di Maddaloni, che ha concluso per la dichiarazione di inammissibilità, ovvero per il rigetto del ricorso.

4. A seguito della fissazione della Camera di consiglio, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la ricorrente ha presentato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di impugnazione proposto, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 2043 e 2051 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente omesso di rilevare il mancato assolvimento, da parte del Comune di Maddaloni, dell’onere di comprovare la dipendenza dell’infortunio in esame dal ricorso di un caso fortuito, disattendendo il riconoscimento della relativa responsabilità per i danni sofferti dalla attrice.

2. Il motivo è inammissibile.

Osserva il collegio come la ricorrente abbia prospettato il vizio in esame senza cogliere in modo specifico la ratio individuata dal giudice a quo a sostegno della decisione assunta.

Sul punto, varrà richiamare il principio, consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, ai sensi del quale, il motivo d’impugnazione è rappresentato dall’enunciazione, secondo lo schema normativo con cui il mezzo è regolato dal legislatore, della o delle ragioni per le quali, secondo chi esercita il diritto d’impugnazione, la decisione è erronea, con la conseguenza che, siccome per denunciare un errore occorre identificarlo (e, quindi, fornirne la rappresentazione), l’esercizio del diritto d’impugnazione di una decisione giudiziale può considerarsi avvenuto in modo idoneo soltanto qualora i motivi con i quali è esplicato si concretino in una critica della decisione impugnata e, quindi, nell’esplicita e specifica indicazione delle ragioni per cui essa è errata, le quali, per essere enunciate come tali, debbono concretamente considerare le ragioni che la sorreggono e da esse non possono prescindere, dovendosi, dunque, il motivo che non rispetti tale requisito considerarsi nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo. In riferimento al ricorso per Cassazione tale nullità, risolvendosi nella proposizione di un “non motivo”, è espressamente sanzionata con l’inammissibilità ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 4 (Sez. 3, Sentenza n. 359 del 11/01/2005, Rv. 579564-01).

Nella specie, avendo la corte territoriale disatteso la domanda della F. sul presupposto della palese riconducibilità della vicenda dannosa al fatto della danneggiata (indipendentemente dalla riconducibilità della vicenda allo spettro normativo di cui all’art. 2043 c.c. o a quello dell’art. 2051 c.c.: cfr. pagg. 3-5 della sentenza impugnata), sì da escludere alcun nesso di causalità tra il fatto dell’amministrazione convenuta e i danni denunciati, l’odierna censura della ricorrente, nel riproporre la questione del mancato assolvimento, da parte del Comune di Maddaloni, dell’onere di comprovare la dipendenza dell’infortunio in esame dal ricorso di un caso fortuito, dimostra di non essersi punto confrontata con la decisione impugnata, con la conseguente inammissibilità della censura per le specifiche ragioni in precedenza indicate.

3. All’inammissibilità del ricorso – cui la memoria successivamente depositata non ha apportato significativi elementi di valutazione di segno contrario – segue la condanna della ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore dell’amministrazione controricorrente, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2.900,00, di cui euro 200,00 per spese, oltre agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 12 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2017

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