Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7691 del 30/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 30/03/2010, (ud. 03/03/2010, dep. 30/03/2010), n.7691

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCIARELLI Guglielmo – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. PICONE Pasquale – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.F., elettivamente domiciliato in Roma, Via Pompeo

Ugonio n. 3, presso lo studio dell’Avv. VALENZI Luigi Isabella, gia’

rappresentato e difeso dall’Avv. Vincenzo Franco ed in prosecuzione

dall’Avv. Pavia Carlo come da procura speciale per atto notaio

Giorgio Giorgi di Roma rep. n. 00748;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.p.A., in persona dell’Avv. S.A.,

responsabile della Direzione Affari Legali giusta procura per atto

notaio Ambrosone di Roma del 15.06.2005 rep. n. 36583, elettivamente

domiciliata in Roma, Viale Europa 175, presso la Direzione Affari

Legali, rappresentata e difesa dall’Avv. URSINO Anna Maria Rosaria

per procura a margine del controricorso;

– ricorrente –

per la cassazione della sentenza n. 652/05 della Corte di Appello di

Roma del 26.0 1.2005/18.05.2005 (R.G. n. 1958 dell’anno 2003);

Udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

3.03.2010 dal Cons. Dott. De Renzis Alessandro;

udito l’Avv. Carlo Pavia per il ricorrente;

sentito il P.M., in persona del Sost. Proc. Gen. Dott. FUCCI

Costantino, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso, depositato il 23.02.1999, C.F. conveniva in giudizio le Poste Italiane per sentir accertare il proprio diritto all’inquadramento in Area Quadri di (OMISSIS) livello a decorrere dal 27.05.1995, con tutte le conseguenze di ordine economico e giuridico.

Premetteva al riguardo:

– di avere svolto mansioni superiori per sede vacante (OMISSIS) presso l’Agenzia (OMISSIS) dal 6.09.1994 al 31.08.1995 in qualita’ di vice direttore e successivamente dal 1.09.1995 al 17.1 1.1995 mansioni superiori di (OMISSIS);

– di avere inoltrato tale richiesta con lettera del 9/07/1997, cui le Poste Italiane rispondevano negativamente con nota del 4.10.1997.

All’esito, disattese le richieste istruttorie, il Tribunale di Roma con sentenza dell’1 1.03.2002. rigettava la domanda proposta dal C..

Tale decisione, appellata dal C., e’ stata confermata dalla Corte di Appello di Roma con sentenza n. 652 del 2005.

Il giudice di appello, prendendo in considerazione la nota 14.10.1997 delle Poste Italiane e tenendo conto della descrizione delle mansioni contenuta nel capitolo delle prove testimoniali, ha ritenuto che mancasse qualsiasi riferimento al requisito previsto dall’art. 38, comma 7 – CCNL riguardante la facolta’ di iniziative, nell’ambito delle direttive gestionali, e l’assunzione della responsabilita’ quanto a tali direttive e ai risultati conseguiti.

Il C. ricorre per Cassazione con due motivi, illustrati con memoria ex art. 378 c.p.c..

Le Poste Italiane resistono con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. In via preliminare va disattesa l’eccezione di inammissibilita’ del ricorso proposta dalla controricorrente per asserita violazione dell’art. 366 bis c.p.c., atteso che tale disposizione, relativa alla formulazione del quesito di diritto, trova applicazione per i ricorsi riguardanti sentenze di appello pubblicate dopo il 2 marzo 2006, mentre la sentenza impugnata nel caso di specie e’ stata pubblicata il 18 maggio 2005.

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia:

a) insufficiente motivazione circa la valenza probatoria della nota delle Poste Italiane 14.10.1997 per quanto riguarda lo svolgimento delle mansioni superiori di 494 giorni;

b) violazione dell’art. 215 c.p.c., e dell’art. 2702 c.c.;

c) insufficiente motivazione circa la non ammissione delle istanze istruttorie reiterate anche in grado di appello;

d) violazione e falsa applicazione dell’art. 38, comma 7 – CCNL del 26.11.1994, in relazione a quanto previsto dall’art. 2103 c.c. e dalla L. n. 190 del 1985, art. 6. Le esposte censure sono infondate.

La Corte di Appello ha affermato (pag. 7 della sentenza) che dal quadro delle prove descrittive delle mansioni svolte dal C. “risulta assente qualsivoglia riferimento sia alla facolta’ di iniziative, nell’ambito di direttive gestionali, sia all’assunzione delle responsabilita’ quanto a dette direttive”, carattere che non era desumibile neppure dalla lettera indicata 14.10.1997 (riportata a pag. 13 del ricorso).

Cio’ precisato, puo’ dirsi che sostanzialmente non e’ stato dimostrato che le mansioni di vice direttore di agenzia svolte fossero riconducibili alla qualifica (OMISSIS).

Oltre tutto va osservato che in difetto di “autosufficienza” il ricorso (pag. 21) richiama le mansioni descritte ai punti A) e B) di pag. 1 e 2 dello stesso, mentre nell’originario atto introduttivo, come riportato a pag. 12 del ricorso per Cassazione, non sono individuabili i capi A) e B), per cui non si desume quale fosse la prova testimoniale.

3. Con il secondo motivo il ricorrente deduce vizio di contradditorieta’ ed errata motivazione circa le mansioni in concreto svolte dal lavoratore, violazione e falsa applicazione degli artt. 43 e 44 CCNL del 26.1 1.1 994, nonche’ dell’art. 38 stesso CCNL, dell’art. 2103 c.c. e della L. n. 190 del 1985, art. 6.

In particolare a pag. 21 e a pag. 23 il ricorrente riporta la qualifica (OMISSIS) ed afferma di avere chiesto interrogatorio e prova sui capitoli 1, 2, 3, 4,,5 della narrativa del ricorso, ma si puo’ obiettare sul punto che non sono reperibili nel ricorso introduttivo riportato a pag. 1 e a pag. 2 del ricorso per Cassazione, con palese violazione del principio di autosufficienza.

4. Quanto alla lamentata omessa pronuncia sulla richiesta di ordinanza di produzione del fascicolo personale del ricorrente (pag.

24 del ricorso) va osservato che un ordine in tal senso e’ meramente esplorativo, perche’ non dice cosa sarebbe emerso ove tale ordine fosse stato disposto ed eseguito.

Le restanti critiche costituiscono una diversa interpretazione dei fatti rispetto alla valutazione dei giudici di merito. Ne’ infine un riconoscimento della pretesa del ricorrente si puo’ desumere dal generico testo della lettera delle Poste Italiane (“risultano complessivamente n. 494 giorni di funzioni superiori effettuate dalla S.V.”). Le Poste Italiane assumendo la non utilita’ di tali giornate hanno chiaramente inteso far riferimento alla non continuita’ delle giornate stesse, non comprendendosi altrimenti il senso negativo della lettera e dovendosi – nell’interpretazione di un atto – risalire all’intenzione dell’autore (art. 1362 c.c.).

5. In conclusione il ricorso e’ destituito di fondamento e va rigettato.

Ricorrono le condizioni per compensare le spese del giudizio di cassazione, in considerazione del non breve periodo di svolgimento di mansioni superiori da parte del ricorrente.

PQM

LA CORTE Rigetta il ricorso e compensa le spese.

Cosi’ deciso in Roma, il 3 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2010

 

 

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