Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7691 del 18/03/2021

Cassazione civile sez. I, 18/03/2021, (ud. 17/12/2020, dep. 18/03/2021), n.7691

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19699/2015 proposto da:

M.L., M.P., M.R., domiciliati in Roma,

Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di

Cassazione, rappresentati e difesi dall’avvocato Adinolfi Vincenzo,

giuste procure a margine ed in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Comune di Caserta, in persona del sindaco pro elettivamente

domiciliato in Roma, Piazza Capri n. 20, studio dell’avvocato

Ricciardi Anna, rappresentato dall’avvocato Cicala Gennaro, giusta

procura in controricorso;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il

13/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/12/2020 dal Cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Napoli, con ordinanza depositata il 13/1/2015, ritenuto applicabile alla fattispecie il D.P.R. n. 327 del 2001, ha dichiarato improcedibile la domanda dei ricorrenti in epigrafe indicati diretta ad ottenere la determinazione dell’indennità di espropriazione relativa al terreno di cui al decreto di esproprio del 20-5-2013 prot. 39765, a spese compensate. Secondo la Corte distrettuale, ai sensi del D.P.R. n. 327 del 2001, artt. 27,50 e 54, non poteva essere oggetto di opposizione la mera indennità provvisoria, poichè il nuovo regime del testo unico del 2001 aveva superato le ragioni poste a presidio delle sentenze n. 67 e n. 470 del 1990 della Corte Costituzionale, che avevano dichiarato l’illegittimità costituzionale della L. n. 865 del 1971, artt. 19 e 20. A parere della Corte partenopea, attualmente i proprietari del bene temporaneamente occupato per ragioni di pubblica utilità erano muniti di sufficienti strumenti per evitare che le loro facoltà, costituzionalmente garantite, di ricorso all’autorità giudiziaria per la determinazione della giusta indennità, fossero ritardate in modo intollerabile dall’inerzia dell’organo preposto alla sua determinazione, sicchè solo decorsi trenta giorni dalla ricezione di avvenuto deposito della relazione di stima dei tecnici nominati ex art. 21 T.U.E. gli attori avrebbero potuto adire nuovamente la Corte di merito. In base alle stesse argomentazioni anche la domanda di determinazione della giusta indennità di occupazione è stata dichiarata improcedibile.

2. Avverso questa sentenza, M.L., M.R. e M.P. propongono ricorso affidato a due motivi, resistito con controricorso dal Comune di Caserta.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis.1 c.p.c.. I ricorrenti hanno depositato memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I ricorrenti lamentano: A) con il primo motivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1 n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 54, art. 12 preleggi e degli artt. 24 e 42 Cost., per avere la Corte d’appello ritenuto improcedibile la domanda di determinazione dell’indennità di esproprio, non essendo ancora stata determinata l’indennità definitiva, in base ad un ragionamento errato in diritto e contrastante con i principi consolidati espressi da questa Corte, come da pronunce che richiama; B) con il secondo motivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 327 del 2001, artt. 50 e 54, art. 12 preleggi e artt. 24 e 42 Cost., per avere la Corte territoriale dichiarato improcedibile la domanda di determinazione dell’indennità di occupazione, sulla base delle medesime errate considerazioni in diritto, censurate con il primo motivo, chiedendo, in via subordinata, la rimessione degli atti alla Corte Costituzionale per contrasto degli artt. 50 e 54 T.U.E., ove interpretati nei termini di cui all’ordinanza impugnata, con l’art. 24 Cost..

2. Il primo motivo è fondato.

2.1. Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, al quale il Collegio intende dare continuità, l’azione di determinazione giudiziale dell’indennità di esproprio ai sensi del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 54, comma 1, nel testo ratione temporis applicabile prima della novella introdotta dal D.Lgs. n. 150 del 2011, può essere sempre proposta senza necessità di attendere la liquidazione dell’indennità in sede amministrativa, in quanto, una volta emanato il provvedimento ablativo, sorge contestualmente ed è immediatamente azionabile il diritto del proprietario di percepire il giusto indennizzo ex art. 42 Cost. (tra le tante Cass. n. 10446/2017). Infatti ove si proceda all’esproprio nei modi previsti dal D.P.R. n. 327 del 2001, art. 22, ed insieme al decreto si comunichi la misura dell’indennità provvisoria, il soggetto destinatario può agire, oltre che con il rimedio rappresentato dall’attivazione del procedimento previsto dal D.P.R. n. 327 del 2001, art. 44, anche con l’opposizione alla stima davanti alla corte d’appello ai sensi dell’art. 54 del menzionato Decreto, onde sentire dichiarare giudizialmente l’indennità a lui dovuta, senza necessità di dovere attendere la determinazione definitiva della stessa (così Cass. n. 5518/2017).

Come precisato da questa Corte con riferimento ad analoghe considerazioni espresse in altre pronunce della stessa Corte territoriale (Cass. n. 15705/2018; n. 15720/2019), le argomentazioni svolte nell’ordinanza impugnata non possono essere condivise. Segnatamente, il D.P.R. n. 327 del 2001, art. 54, comma 1, non modificato dal D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, applicabile nel caso di specie e non modificato nella parte ora di interesse, dispone che, decorsi trenta giorni dalla comunicazione del deposito della relazione di stima dei tecnici o della 4 Commissione provinciale prevista dall’art. 27, comma 2, il proprietario espropriato, il promotore dell’espropriazione o il terzo che ne abbia interesse possono “impugnare innanzi alla corte d’appello, nel cui distretto si trova il bene espropriato, gli atti dei procedimenti di nomina dei periti e di determinazione dell’indennità, la stima fatta dai tecnici o dalla Commissione provinciale, la liquidazione delle spese di stima e comunque può chiedere la determinazione giudiziale dell’indennità”. L’azione di determinazione giudiziale dell’indennità di esproprio è, dunque, testualmente prevista dalla norma in esame, in aggiunta a quella di opposizione alla stima, come attestato dalle parole “e comunque”. La relativa previsione costituisce la codificazione del principio secondo cui, una volta emanato il provvedimento ablativo, sorge contestualmente, ed è per ciò stesso immediatamente azionabile, il diritto del proprietario a percepire il giusto indennizzo di cui all’art. 42 Cost., che va determinato con riferimento alle caratteristiche del bene alla data del provvedimento, senza essere subordinato alla liquidazione in sede amministrativa (tra le tante Cass. n. 17604/2013). All’espropriato è, infatti, attribuita una duplice azione per chiedere la determinazione della giusta indennità di espropriazione: l’opposizione alla stima, nel caso in cui l’indennità definitiva sia stata calcolata dalla Commissione provinciale; l’azione per la determinazione giudiziale del giusto indennizzo, nel caso in cui sia stata soltanto offerta dall’espropriante l’indennità provvisoria, come si è verificato nella fattispecie, nel qual caso non è possibile ritenere che l’azione possa esser proposta dopo il decorso del termine di trenta giorni dalla comunicazione della stima, dal momento che la stima non è avvenuta e, in conseguenza, non possono venire in rilievo termini e comunicazioni che ne presuppongono l’esistenza. Inoltre, come pure sottolineato nelle citate pronunce di questa Corte, l’impostazione seguita dalla Corte territoriale enfatizza, a torto, la natura impugnatoria del giudizio, ed invece il giudizio di opposizione alla stima dell’indennità non si configura come un giudizio d’impugnazione dell’atto amministrativo, poichè introduce un ordinario giudizio sul rapporto, che non si esaurisce nel mero controllo delle determinazioni adottate in sede amministrativa, ma è diretto a stabilire il quantum dell’indennità, effettivamente dovuto, nel quale il giudice compie la valutazione in piena autonomia (nei limiti del principio della domanda).

3. In conclusione, merita accoglimento il primo motivo di ricorso, assorbiti il secondo e la prospettata questione di incostituzionalità, con la cassazione dell’ordinanza impugnata nei limiti del motivo accolto e rinvio della causa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa l’ordinanza impugnata nei limiti del motivo accolto e rinvia la causa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche per la decisione sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 17 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2021

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