Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7671 del 04/04/2011

Cassazione civile sez. VI, 04/04/2011, (ud. 25/02/2011, dep. 04/04/2011), n.7671

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCIALLI Luigi – Presidente –

Dott. BUCCIANTE Ettore – rel. Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 10518/2010 proposto da:

A.L. (OMISSIS), D.L.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA COSTANTINO

MORIN 45, presso lo Studio dell’avvocato PERRONE Franco, che li

rappresenta e difende, giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

R.D.G. (OMISSIS), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA MONTELLO 30, presso lo studio dell’avvocato

DE VIRGILIO VICENZI Giulia, che la rappresenta e difende, giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4008/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

25.11.05, depositata il 14/10/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

25/02/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ETTORE BUCCIANTE.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARMELO

SGROI.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che:

– si è proceduto nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c.;

– la relazione depositata in cancelleria è del seguente tenore:

“Con sentenza del 26 giugno 2002 il Tribunale di Roma condannò i convenuti D.L. e A.L. ad arretrare due corpi di fabbrica, aggiunti a un loro fabbricato, fino alla distanza di cinque metri dal confine con il limitrofo fondo appartenente all’attrice R.G..

Impugnata dai soccombenti, la decisione e stata confermata dalla Corte d’appello di Roma, che con sentenza del 14 ottobre 2009 ha rigettato il gravame.

D.L. e A.L. hanno proposto ricorso per cassazione, in base a due motivi. R.G. si è costituita con controricorso.

Sul punto che forma oggetto del ricorso, la Corte d’appello ha ritenuto irrilevante l’epoca di realizzazione dei manufatti in questione, in quanto l’azione negatoria servitutis esercitata dall’attrice doveva “essere proposta necessariamente nei confronti del proprietario della costruzione illegittima anche se realizzata da altri”.

Ciò è indubbiamente esatto, ma non è pertinente alla problematica che D.L. e A.L. avevano prospettato, nel promuovere il giudizio di appello: avevano dedotto che il fabbricato poi da loro acquistato era stato ampliato in precedenza, con i corpi di fabbrica oggetto del giudizio, quando ancora apparteneva alla proprietaria anche della villa successivamente venduta a R. G., sicchè le due alienazioni avevano dato luogo alla costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, ai sensi dell’art. 1062 c.c..

Sotto questo profilo il giudice di secondo grado ha mancato di decidere, nell’erroneo presupposto dell’irrilevanza dello stato dei luoghi, all’epoca in cui i due immobili avevano cessato di appartenere allo stesso proprietario.

Si ritiene quindi possibile che il giudizio venga definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5, prima ipotesi”. – le parti non sì sono avvalse delle facoltà di cui all’art. 380 bis c.p.c., comma 2; il Pubblico Ministero, comparso in Camera di consiglio, ha concluso in conformità con la relazione;

– il collegio concorda con le argomentazioni svolte nella relazione e le fa proprie;

accolto pertanto il ricorso, la sentenza impugnata va cassata con rinvio ad altro giudice, che si designa in una diversa sezione della Corte d’appello di Roma, cui viene anche rimessa la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata; rinvia la causa ad altra sezione della Corte d’appello di Roma, cui rimette anche la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 4 aprile 2011

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