Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7657 del 30/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 30/03/2010, (ud. 27/01/2010, dep. 30/03/2010), n.7657

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BALLETTI Bruno – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.F.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

RICCARDO GRAZIOLI LANTE 7, presso lo studio dell’avvocato CANALI

SILVIA, rappresentato e difeso dall’avvocato GILIANI ERNESTO, giusta

mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

LA PASTORELLI CERAMICHE S.P.A., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CAVOUR 211,

presso lo studio dell’avvocato RICCI EMANUELE, che la rappresenta e

difende unitamente agli avvocati BORSARI ELEONORA, D’INCERTI MANUELA,

giusta mandato in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 907/2004 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 27/03/2006 r.g.n. 589/02;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

27/01/2010 dal Consigliere Dott. BRUNO BALLETTI;

udito l’Avvocato RICCI EMANUELE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ex art. 414 cod. proc. civ. dinanzi al Tribunale-giudice del lavoro di Modena B.F.M. conveniva in giudizio la s.p.a. CERAMICHE PASTORELLI- alle cui dipendenze aveva prestato lavoro dal 1990 al 2000 – esponendo che, al momento della corresponsione del trattamento di fine rapporto (t.f.r.), la società convenuta non gli aveva computato nel t.f.r. il compenso percepito a titolo di lavoro straordinario; per cui chiedeva la condanna della società al pagamento, a suo favore, della somma di L. 10.919.565 a titolo di differenza del t.f.r..

Si costituiva in giudizio la s.p.a. CERAMICHE PASTORELLI che impugnava integralmente la domanda attorea e ne chiedeva il rigetto.

L’adito Giudice del lavoro – con sentenza del 12 aprile 2000 – rigettava il ricorso e – a seguito di impugnativa del B. e ricostituitosi il contraddittorio – la Corte di appello di Bologna, con sentenza del 27 marzo 2006, rigettava l’appello compensando le spese del grado.

Per la cassazione di questa sentenza B.F.M. propone ricorso sostenuto da un unico motivo.

L’intimata s.p.a. CERAMICHE PASTORELLI resiste con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c…

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 – Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente – denunciando “violazione dell’art. 2120 cod. civ., nonchè vizio di motivazione” – sottopone a questa Corte di legittimità il quesito di diritto “di accertare quale caratteristiche deve possedere la deroga al principio della “omnicoprensivita” della retribuzione, ai fini della determinazione del t.f.r. con riferimento ai compensi per “lavoro straordinario”, prevista nell’art. 2120 c.c., comma 2, se cioè essa debba essere “espressa”, “chiara” ed “univoca” e se, alla luce del principio che la Suprema Corte vorrà emettere, siffatta deroga sia ravvisabile nell’art. 66 del contratto collettivo dei dipendenti di aziende ceramiche in questione”.

2 – In linea assolutamente preliminare deve essere verificata la legittimità del conferimento della procura, siccome rilasciata nella specie dal ricorrente, per la rituale instaurazione del presente giudizio di Cassazione.

Al riguardo questa Corte – con giurisprudenza da tempo consolidata – ha statuito che, a norma dell’art. 365 cod. proc. civ., è inammissibile il ricorso per cassazione sottoscritto da avvocato munito di delega rilasciatagli, ancorchè per tutti i gradi di giudizio, a margine dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, difettando in tale ipotesi il requisito della specialità della procura, il quale presuppone che la stessa sia conferita dopo la pronuncia della sentenza che s’intende impugnare, della quale deve contenere gli estremi idonei ad individuarla, ed in data anteriore o coeva alla notificazione del ricorso (così, originariamente, Cass. n. 2794/1994, Cass. n. 4496/1995). In particolare, è stato specificamente ritenuto che “nel giudizio di Cassazione la procura speciale non può essere rilasciata in calce o margine di atti diversi dal ricorso o dal controricorso, stante il tassativo disposto dell’art. 83 c.p.c., comma 3, che implica la necessaria esclusione dell’utilizzabilità di atti diversi da quelli suindicati (salvo il suo conferimento mediante le forme dell’atto pubblico e della scrittura privata autenticata, alla stregua del secondo comma dello stesso art. 83); ne consegue che è invalida la procura che, apposta in calce alla sentenza impugnata, non rechi la data in cui è stata rilasciata e sia richiamata genericamente nell’intestazione del ricorso, in quanto è priva non solo del necessario requisito della specialità, ma anche di quello dell’incontestata anteriorità rispetto alla notificazione del ricorso; in tal caso, l’invalidità della procura, incidendo sulla validità stessa dell’instaurazione del rapporto processuale, va rilevata d’ufficio e comporta l’inammissibilità del ricorso (o del controricorso) indipendentemente dall’eccezione della parte interessata, il cui eventuale comportamento acquiescente rimane irrilevante” (Cass. n. 14843/2007).

3 – Nella specie, come si evince dall’intestazione del ricorso per Cassazione de quo, la cd. procura speciale è stata “rilasciata in calce al ricorso introduttivo del procedimento di primo grado (asseritamente) valido anche per questo grado di giudizio”, per cui, in applicazione del summenzionato principio, il presente ricorso – proposto senza che sia stata conferita all’avvocato che ha sottoscritto l’atto la procura speciale ex art. 365 c.p.c., n. 5, (in relazione all’art. 83 c.p.c., comma 3) – deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente, stante la sua soccombenza, al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 36,00, oltre a Euro 1.500,00 per onorario e alle spese generali ed agli ulteriori oneri di legge.

Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA