Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7650 del 24/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 24/03/2017, (ud. 13/02/2017, dep.24/03/2017),  n. 7650

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al numero 3082 del ruolo generale dell’anno 2010

proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

gli uffici della quale in Roma, alla Via dei Portoghesi, n. 12, si

domicilia;

– ricorrente –

contro

s.r.l. Tre Esse in liquidazione, in persona del liquidatore pro

tempore;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale del Lazio, sede staccata di Latina, sezione 40^,

depositata in data 22 dicembre 2008, n. 614/40/08;

udita la relazione sulla causa svolta alla pubblica udienza in data

13 febbraio 2017 dal Consigliere Dott. Angelina Maria Perrino;

udito per l’Agenzia l’avvocato dello Stato Giovanni Palatiello;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. DE RENZIS Luisa, che ha concluso per l’accoglimento

del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate ha proceduto ad un accertamento induttivo nei confronti della società contribuente e ne ha ricostruito i ricavi, il volume di affari ed il valore della produzione, ai fini dell’irpeg, dell’iva e dell’irap sulla base delle percentuali di ricarico specificate nell’avviso di accertamento. L’impugnazione dell’avviso proposta dalla società ha avuto successo in primo grado ed il giudice d’appello, nel respingere il gravame dell’Ufficio, ha affermato che l’accertamento si è basato su presunzioni non sorrette da prove adeguate e che le percentuali di ricarico applicate non sono attendibili, perchè non differenziate, ma fondate sul metodo della media. Avverso questa sentenza propone ricorso l’Agenzia per ottenerne la cassazione, che affida a tre motivi, cui la società non replica.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.-Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione ìn forma semplificata.

2.- Secondo quanto già statuito da questa Corte in relazione ad altri anni d’imposta al cospetto di sentenze e di ricorsi analoghi a quello oggi in esame (vedi Cass. ord. 18 ottobre 2011, nn. 21531, 21532 e 21536), sono fondati il primo ed il terzo motivo di ricorso, con i quali l’Agenzia si duole del difetto di motivazione della sentenza impugnata, perchè basata su affermazioni anapodittiche. In effetti, la motivazione della sentenza impugnata si limita ad affermazioni astratte e disancorate dall’oggetto dell’accertamento senza spiegare quali fossero le presunzioni applicate dall’Ufficio e perchè fossero semplici; in cosa fosse consistito il metodo di accertamento e perchè fosse fondato su una media ponderata semplice, perdipiù limitandosi ad evocare gli argomenti della sentenza di primo grado, senza illustrarli neanche in forma riassuntiva, impedendo per conseguenza di ricostruire il percorso seguito da quel giudice.

3.- Ne risulta assorbito il secondo motivo, col quale si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, D.P.R. n. 33 del 1972, art. 54, commi 1 e 2, nonchè degli artt. 2697, 2727 e 2729 c.c..

4.- Ne deriva la cassazione della sentenza, con rinvio alla Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione, perchè riesamini la fattispecie e regoli le spese.

PQM

la Corte:

accoglie il primo ed il terzo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 13 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2017

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