Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7642 del 01/04/2020

Cassazione civile sez. un., 01/04/2020, (ud. 14/01/2020, dep. 01/04/2020), n.7642

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Primo Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente di Sez. –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco M. – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio P. – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13408-2019 per regolamento di giurisdizione proposto

d’ufficio dal TRIBUNALE DI NAPOLI, con ordinanza del 11/4/2019 nella

causa (r.g.n. 26934/2018) tra:

COMUNE di Santa Maria Capua Vetere, in persona del Sindaco pro

tempore;

– attore non costituitosi in questa fase –

contro

Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, in

persona del legale rappresentante pro tempore, e Campania Bonifiche

s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore.

– convenuti non costituitisi in questa fase –

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/01/2020 dal Consigliere Dott. ROBERTA CRUCITTI;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Stanislao De Matteis, il quale chiede che la Corte, a Sezioni Unite,

in Camera di Consiglio, dichiari la giurisdizione del giudice

ordinario ed emetta le pronunzie conseguenti per legge.

Fatto

RILEVATO

che:

la Commissione tributaria provinciale di Caserta, con sentenza n. 3343/2018 del 9 luglio 2018, dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice tributario, ritenendo devoluta al giudice ordinario la vertenza promossa dal Comune di Santa Maria Capua Vetere nei confronti della Campania Bonifiche s.r.l. (concessionario per la riscossione per conto del Consorzio di Bonifica Inferiore del Volturno), in quanto il soggetto ingiunto (non avente proprietà nel perimetro consortile) si era limitato ad utilizzare i canali consortili come recapito dei propri scarichi;

dopo la regolare traslacio judici, alla prima udienza di trattazione, il secondo giudice (Tribunale di Napoli, decima sezione civile) denunciava questione di giurisdizione, che definiva con ordinanza del 11 aprile 2019, in forza della quale, rilevato che, nel caso di specie, il presupposto contributivo, alla luce della L.R. Campania n. 4 del 2013, risiedeva, esclusivamente, nella circostanza di fatto di utilizzare, giusta la previsione di legge e secondo i criteri di quantificazione approntati dal Consorzio nel piano di classifica, i canali di bonifica come recapito di scarico, da un lato sospendeva il procedimento e, dall’altra, sollevava regolamento d’ufficio della controversia che riteneva devoluta alla giurisdizione tributaria;

il conflitto è stato avviato alla trattazione in Camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380-ter c.p.c., sulle conclusioni scritte del Pubblico ministero, il quale ha chiesto dichiararsi la giurisdizione del giudice ordinario.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. il giudizio di merito, secondo quanto riportato dall’ordinanza denunciante il conflitto di giurisdizione, riguarda il contributo di scarico delle acque meteoriche nei canali consortili dovuto da soggetto (il Comune) non avente proprietà nel perimetro consortile;

2. in materia, queste Sezioni Unite (ordinanza n. 4309 del 20 febbraio 2017) hanno ribadito quanto già statuito in precedenza (ordinanze n.ri 7101 del 29 marzo 2011 e 7178 del 26 marzo 2014) e, cioè, che occorre distinguere fra contributi obbligatoriamente dovuti dai proprietari dei fondi ricompresi nel perimetro consortile e contributi dovuti da coloro che, pur non avendo alcuna proprietà nell’anzidetto perimetro, utilizzano ugualmente i canali consortili come recapiti dei propri scarichi provenienti da insediamenti abitativi od industriali esterni. Mentre le controversie sui primi vanno ricondotte alla giurisdizione delle commissioni tributarie, quelle sui secondi vanno devolute alla cognizione del giudice ordinario, stante la “prevalenza della (loro) natura negoziale, resa palese dalla previsione di una necessaria determinazione convenzionale di modalità ed entità del corrispettivo” per l’utilizzo dei canali; la normativa regionale di riferimento (L.R. Marche n. 13 del 1993, art. 6) legge regionale prevedeva infatti, in quel caso, che il predetto corrispettivo, “univocamente definito come canone”, venisse determinato mediante “l’obbligatoria stipula di una convenzione”, ovverosia sulla base di “uno schema chiaramente negoziale di obbligazione”, che, oltre ad essere del tutto distinta da quella gravante sui proprietari dei fondi ricompresi nel perimetro consortile, trova(va) origine e fonte primaria in una convenzione tra il Consorzio e il gestore del servizio idrico integrato;

3. il Tribunale di Napoli ha rilevato, per discostarsi da tali pronunce e ritenere sussistente la giurisdizione del giudice tributario, la diversità della normativa regionale di riferimento, nei casi esaminati da queste Sezioni Unite, rispetto a quella della presente controversia. Secondo quel Giudice, infatti, la L.R. n. 6 del 2016, nel modificare la L.R. Campania n. 4 del 2003, art. 13, comma 4, ripristinava, in caso di mancata stipula della convenzione, quella imposizione unilaterale che trova la propria fonte nella legge, con la conseguenza che la giurisdizione appartiene al Giudice tributario, al quale spetta, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, come novellato dalla L. 31 dicembre 2001, n. 448, art. 12, comma 2, la cognizione di tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie…;

4. la controversia sub iudice riguarda, come già detto, contributi consortili dovuti per gli anni dal 2008 al 2016, per cui il riferimento alla L.R. n. 6 del 2016, art. 12, comma 2, operato dal Tribunale di Napoli, al fine di qualificare come tributo il canone dovuto al consorzio di bonifica dall’ente territoriale, in mancanza di stipula di apposita convenzione, è privo di rilevanza, sicuramente, per i contributi dovuti per gli anni antecedenti al 2016, per i quali possono trovare pacifica applicazione i principi gia statuiti e sopra riportati;

5. sotto la rubrica “Regime degli scarichi nei canali consortili e relativi contributi”, infatti, del testo originario della L.R. n. 4 del 2003, art. 13, prevedeva: “i soggetti gestori del servizio idrico integratodi cui alla L.R. 21 maggio 1997, n. 14, che, nell’ambito dei servizi affidati, utilizzano canali e strutture di bonifica come recapito di scarichi, anche se di acque meteoriche o depurate, provenienti da insediamenti tenuti all’obbligo di versamento della tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura, contribuiscono, ai sensi della L. n. 36 del 1994, art. 27, alle spese consortili in proporzione al beneficio diretto ottenuto, mediante il versamento dei canoni stabiliti da convenzioni stipulate con i Consorzi e promosse dalla Regione”;

6. la Legge Regionale delineava, dunque, uno schema chiaramente negoziale di obbligazione: il contributo consortile dovuto dai gestori del servizio idrico integrato è definito canone, termine che si addice ad una prestazione patrimoniale di natura non tributaria, e questo è determinato in base a convenzioni e, nel caso in cui non fosse stata stipulata la convenzione era prevista la nomina di un commissario ad acta;

7. la soluzione – come, peraltro, già statuito, in relazione ad analogo conflitto di giurisdizione sollevato dallo stesso Tribunale di Napoli, da questa Corte a sezioni unite con ordinanza n. 31760 del 5 dicembre 2019 – non muta per i canoni dovuti dal 2016;

7.1. l’elemento caratterizzante della disposizione normativa, sopra citata, infatti, non viene meno per effetto delle modifiche ad essa apportate dalla L.R. Campania 30 gennaio 2008, n. 1, che, con l’art. 23, ha aggiunto, del citato art. 13, comma 4, il seguente periodo: “Nell’ipotesi in cui i Comuni non contribuiscano alle spese consortile di cui al presente comma, la Giunta regionale procede su richiesta dei singoli Consorzi alla nomina di un commissario ad acta”;

7.2. infatti, nel contesto in cui si colloca, la previsione della nomina del commissario ad acta costituisce pur sempre, come esattamente prospettato dal pubblico ministero, un meccanismo di recupero, sebbene in forma sostitutiva o vicariale, del momento convenzionale;

8. tale elemento caratterizzante non scompare, neppure, nel nuovo testo dell’art. 13, comma 4, quale risultante dalle modifiche apportate dalla L.R. n. 6 del 2016, il quale utilizza il termine “canone” – termine che si addice ad una prestazione patrimoniale di natura non tributaria – per definire il contributo consortile dovuto dai comuni e dagli altri enti che, nell’ambito dei servizi affidati, utilizzano canali e strutture di bonifica come recapito di scarichi, e prevede che esso sia determinato, in proporzione al beneficio diretto ottenuto, sulla base di convenzioni stipulate con i consorzi e promosse dalla Regione;

8.1 secondo le modifiche introdotte dalla L.R. n. 6 del 2016, infatti, “(i) soggetti gestori del servizio idrico integrato di cui alla L.R. 21 maggio 1997, n. 14, o sino a che questi non siano stati individuati, i Comuni e gli altri enti competenti, che, nell’ambito dei servizi affidati, utilizzano canali e strutture di bonifica come recapito di scarichi, anche se di acque meteoriche o depurate, provenienti da insediamenti tenuti all’obbligo di versamento della tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura, contribuiscono, ai sensi della L. n. 36 del 1994, art. 27, alle spese consortili in proporzione al beneficio diretto ottenuto, mediante il versamento dei canoni stabiliti da convenzioni stipulate con i Consorzi e promosse dalla Regione. Nell’ipotesi in cui i Comuni non contribuiscano alle spese consortili di cui al presente comma ovvero non sottoscrivano entro 60 giorni dal loro invio da parte del Consorzio le convenzioni, i Consorzi sono autorizzati a riscuotere i canoni loro dovuti con le modalità di cui dell’art. 12, comma 4”, ossia direttamente, ovvero per mezzo di terzi abilitati, sulla base delle leggi vigenti in materia di tributi;

9. deve, quindi, pienamente condividersi quanto già in precedenza affermato (cfr. Cass. Sez. U. n. 31760/2019, cit.) ossia che “il riferimento alle modalità di riscossione del canone previste dalla L.R. n. 4 del 2003, art. 12, comma 4, in caso di mancata sottoscrizione delle convenzioni, attiene al quomodo e non all’an o al quantum del canone e nè rileva il fatto che la convenzione non sia mai stata stipulata, in quanto questione riguardante il merito, così come sempre attinente al merito è anche il problema della individuazione dei criteri suppletivi da seguire per la quantificazione del contributo (Cass., Sez. Un., n. 4309 del 2017, cit.; Cass., Sez. Un., n. 5399 del 2018, cit.)”;

10 in conclusione, quindi, va ribadito che “anche in base al quadro delineato dalla normativa di dettaglio della Regione Campania, il canone per l’utilizzo dei canoni e delle opere consortili quali recapiti di scarichi, anche se di acque meteoriche o depurate, da parte di soggetti, quali i Comuni, che non possono qualificarsi appartenenti necessari ai Consorzi di bonifica per non essere proprietari di terreni compresi nel loro ambito territoriale, ha natura esclusivamente negoziale, sicchè le relative controversie sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario” (v. Cass. Sez. U. n. 31760 del 5 dicembre 2019 cit.);

11 non v’è luogo a provvedere sulle spese, trattandosi di regolamento di giurisdizione sollevato d’ufficio nel quale nessuna delle parti ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

Dichiara la giuridizione del giudice ordinario.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 1 aprile 2020

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