Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7638 del 24/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 24/03/2017, (ud. 18/01/2017, dep.24/03/2017),  n. 7638

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11709-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

EUROFRIGO SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 74/2011 della COMM.TRIB.REG. della CAMPANIA,

depositata il 28/03/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/01/2017 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI;

udito per il ricorrente l’Avvocato CAMASSA che si riporta agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

RENZIS Luisa, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Commissione Tributaria Regionale della Campania con la sentenza n. 74/47/11, depositata il 28.03.2011 e non notificata, rigettando l’appello dell’Ufficio, confermava la decisione di primo grado che aveva accolto il ricorso proposto dalla società Eurofrigo SRL avverso la cartella di pagamento n. (OMISSIS), emessa a seguito di controllo automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis per recuperare un credito di imposta per IVA ed IRPEG relativo all’anno di imposta 2002.

Il secondo giudice ha sostenuto che l’Ufficio non aveva provato con documentazione il suo assunto e non aveva sconfessato la documentazione prodotta dalla parte privata, ma solo contestato il prospetto illustrativo presentato dal contribuente, senza indicare dettagliatamente i versamenti omessi che non avevano trovato riscontro nel controllo automatizzato. Ha quindi rammentato che, secondo quanto riferito dalla parte, nel corso di un incontro presso l’Agenzia delle entrate, questa aveva riconosciuto l’infondatezza della pretesa.

2. L’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione su un motivo. L’intimata non svolge difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

2.1. L’unico motivo, con il quale è denunciata la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, nonchè l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1), è fondato.

2.2. Ricorda la Corte, in un caso come quello in esame, la cartella emessa D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis non ha natura impositiva, poichè deriva da una mera liquidazione dei tributi già esposti dal contribuente e, con riferimento alle sanzioni, da un riscontro meramente formale dell’omissione, sicchè, quando dai dati esposti dal contribuente emerga un omesso versamento delle imposte liquidate, incombe sullo stesso l’onere di dimostrare l’erroneità della dichiarazione, mediante prova della data effettiva e della tempestività dei versamenti. La valutazione della sussistenza e della idoneità delle prove al detto fine offerte dal contribuente richiede ovviamente un esame rigoroso della documentazione contabile offerta: compito certamente riservato alla commissione tributaria e del cui assolvimento la stessa è obbligata a dar conto adeguato in motivazione (cfr. Cass. n. 548 del 2016 e prec. ivi richiamati), di guisa che alcuna prova documentale doveva essere fornita dall’Ufficio, come erroneamente sostenuto dalla CTR.

2.3. Inoltre, stante la specifica contestazione da parte dell’Ufficio degli argomenti difensivi svolti dalla contribuente – come si evince dal ricorso ove è trascritto il corrispondente passo dell’atto di appello -, in merito alla avvenuta compensazione in data 20.07.2001 del debito a titolo di acconto IRAP, ammontante a Lire 47.135.000, con il credito IRPEG maturato nell’esercizio 2000, perchè, secondo l’Ufficio, la compensazione indicata non aveva attinenza con quanto segnalato, ed in merito a quanto dovuto a titolo di IVA, poichè il versamento che la parte aveva affermato di avere eseguito in data 17.02.3003 per Euro 121.895,00 non risultava effettuato, la CTR avrebbe dovuto darne conto nella motivazione con puntuale riferimento a quanto, eventualmente provato, e non solo asserito, da parte della contribuente.

2.4. La motivazione della sentenza impugnata si appalesa in realtà tautologica, in quanto non indica gli elementi di prova posti a fondamento del convincimento e, soprattutto, non illustra il ragionamento in virtù del quale quegli elementi devono ritenersi idonei a dimostrare il fatto controverso, ossia la correttezza e la tempestività dei versamenti effettuati dalla contribuente, e ciò, in assenza di esame alcuno delle questioni e delle contestazioni sollevate dall’Agenzia, rende impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (v. ex multis Cass. n. 9113/2012).

3. Il ricorso va pertanto accolto e la controversia, previa cassazione della sentenza, va rinviata alla CTR della Campania in altra composizione per il riesame in applicazione dei principi espressi e per la compiuta motivazione, oltre che per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

– accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Campania in altra composizione per il riesame e per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2017

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