Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7602 del 18/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/03/2021, (ud. 11/02/2021, dep. 18/03/2021), n.7602

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19748-2019 proposto da:

PITRE SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA GIULIANA 82, presso lo

studio dell’avvocato RUSSO PAOLA, rappresentata e difesa

dall’avvocato MATURO GIUSEPPE;

– ricorrente –

contro

B.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FILIPPO

NICOLAI 91, presso lo studio dell’avvocato NICASTRO ROSAMARIA,

rappresentato e difeso dall’avvocato BARBIERI ANTONIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2481/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 20/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. SCODITTI

ENRICO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

PITRE s.r.l. propose opposizione innanzi al Tribunale di Benevento avverso il decreto ingiuntivo emesso per l’importo di Euro 56.340,00 in favore di B.A. e nei confronti dell’opponente e di La Fiorita del Titerno s.r.l. in solido fra di loro a titolo di canoni di locazione immobiliare. Il Tribunale adito accolse l’opposizione, revocando il decreto ingiuntivo. Avverso detta sentenza propose appello il Borzaro. Con sentenza di data 20 maggio 2019 la Corte d’appello di Napoli accolse l’appello, rigettando l’opposizione.

Osservò la corte territoriale, per quanto qui rileva, che il decreto ingiuntivo opposto da PITRE s.r.l. ” – non anche da “La Fiorita del Titerno s.r.l.”, cui ugualmente risulta essere stato notificato e nei cui confronti esso è diventato definitivo – “, era stato revocato dal Tribunale per difetto di legittimazione passiva della sub-affittuaria dell’azienda e che al contrario sussisteva tale legittimazione perchè il cessionario era subentrato nei rapporti facenti capo al cedente l’azienda.

Ha proposto ricorso per cassazione PITRE s.r.l. sulla base di un motivo e resiste con controricorso la parte intimata. Il relatore ha ravvisato un’ipotesi d’inammissibilità del ricorso. Il Presidente ha fissato l’adunanza della Corte e sono seguite le comunicazioni di rito.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con il motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 31,102 e 331 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Osserva la parte ricorrente che, contrariamente a quanto affermato dal giudice di appello, La Fiorita del Titerno s.r.l. aveva proposto in altro giudizio opposizione avverso il decreto ingiuntivo ed ottenuto la revoca del decreto, circostanze di cui l’odierna ricorrente non era al corrente, e che ricorreva un’ipotesi di integrazione obbligatoria del contraddittorio ai sensi dell’art. 331 c.p.c., applicabile non solo nel caso di litisconsorzio necessario sostanziale, come nel caso di specie relativo a rapporti inscindibili, ma anche al caso di rapporti scindibili ma logicamente interdipendenti. Aggiunge che il giudice di appello doveva disporre l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 331 c.p.c. nei confronti de La Fiorita del Titerno s.r.l..

Il motivo è inammissibile. La censura è affetta da incomprensibilità ed è dunque inidonea a raggiungere lo scopo della critica della decisione perchè assume la necessità dell’integrazione del contraddittorio in sede di impugnazione nei confronti di altra parte del processo, a cui l’appello non sarebbe stato notificato, premettendo però che quella parte a cui l’impugnazione non sarebbe stata notificata non è stata parte del processo di primo grado. Per un verso quindi la ricorrente lamenta che la sentenza di appello è stata emessa a contraddittorio non integro, per l’altro afferma che la parte rimasta estranea al giudizio di appello non è stata parte del processo di primo grado. Tale intima contraddittorietà dell’assunto alla base della censura rende quest’ultima incomprensibile.

E’ appena il caso di aggiungere, ad ogni buon conto, che ove il soggetto rimasto fuori del processo di appello fosse stato parte del processo di primo grado la fattispecie sarebbe ricaduta nell’art. 332 c.p.c.. L’obbligazione solidale passiva non comporta, sul piano processuale, l’inscindibilità delle cause in quanto, avendo il creditore titolo per rivalersi per l’intero nei confronti di ogni debitore, è sempre possibile la scissione del rapporto processuale, che può utilmente svolgersi anche nei confronti di uno solo dei coobbligati, sicchè, se uno solo di essi propone impugnazione (o questa sia formulata nei confronti di uno soltanto), il giudizio può proseguire senza dover integrare il contraddittorio nei confronti degli altri, non ricorrendo una delle ipotesi previste dall’art. 331 c.p.c. (Cass. 12 febbraio 2016, n. 2854; 30 agosto 2011, n. 17795). Nel processo con pluralità di parti relativo a cause scindibili, l’omessa integrazione del contraddittorio delle altre parti del giudizio di primo grado, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., non importa nullità della sentenza, essendo la fattispecie regolata dall’art. 332 c.p.c.. Ne consegue che, nel caso in cui il giudice di appello abbia omesso di disporre la notificazione dell’impugnazione alle parti non costituite, la sentenza di appello può essere cassata in sede di legittimità soltanto se al momento della decisione della Suprema Corte non siano ancora decorsi, per la parte pretermessa, i termini per l’appello, mentre in caso contrario la violazione resta priva di effetti (Cass. 12 marzo 2020, n. 7031; 15 aprile 2013, n. 9080).

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene disatteso, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 11 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2021

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