Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7601 del 18/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 18/03/2021, (ud. 11/02/2021, dep. 18/03/2021), n.7601

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18315-2019 proposto da:

R.D., nella qualità di titolare dell’omonima impresa

individuale, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARBERINI n. 36,

presso lo studio dell’avvocato ANTONIO COLAVINCENZO, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA MADDALENA GAETA;

– ricorrente –

contro

P.G., nella sua qualità di condomino del fabbricato

“(OMISSIS)”, P.E., nella sua qualità di erede del Sig.

Pi.Gi., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentati e

difesi dall’avvocato PAOLA DE NICOLELLIS;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 615/2019 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 07/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO

SCODITTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

il condominio “(OMISSIS)” propose opposizione innanzi al Tribunale di Salerno avverso il decreto ingiuntivo emesso in favore della riunione temporanea di imprese ” R.- F.- Ru.” per l’importo di Lire 201.559.116, e nei confronti del condominio in solido con Pi.Gi., P.E. e P.R., a titolo di corrispettivo per i lavori di ristrutturazione del fabbricato condominiale. Spiegarono intervento P.G. nella qualità di condomino del fabbricato “(OMISSIS)” ed P.E. nella qualità di erede di Pi.Gi.. Il Tribunale adito accolse l’opposizione, revocando il decreto ingiuntivo. Avverso detta sentenza propose appello R.D., titolare dell’omonima impresa individuale, capogruppo e mandataria della riunione temporanea di imprese ” R.- F.- Ru.”. Con sentenza di data 7 maggio 2019 la Corte d’appello di Salerno rigettò l’appello.

Premise la corte territoriale che il Tribunale aveva ritenuto la domanda, basata sullo stato di avanzamento n. 8, contestato dal committente, priva di prova, anche perchè il CTU non era stato in grado di quantificare i lavori per carenza della necessaria documentazione e l’impossibilità in particolare di rinvenire il progetto a cui le parti avevano demandato l’individuazione delle opere a farsi. Osservò quindi che, a fronte di tale condivisibile motivazione, “il motivo di appello non appare idoneo a confutare le ragioni della decisione impugnata giacchè non è stata raggiunta la prova delle categorie di lavori realizzati dall’impresa ricorrente in esecuzione del contratto di appalto e quindi dell’opus” indicato dall’appellante, che, come pure evidenziato dal primo giudice, è stato specificamente e complessivamente contestato dal committente”. Aggiunse che infondato era il motivo di appello secondo cui la CTU avrebbe costituito fonte oggettiva di prova in quanto lo stesso consulente aveva evidenziato l’impossibilità di rispondere ai quesiti e l’inattendibilità delle conclusioni alle quali egli stesso era pervenuto sulla base del SAL n. 8.

Ha proposto ricorso per cassazione R.D., titolare dell’omonima impresa individuale, capogruppo e mandataria della riunione temporanea di imprese ” R.- F.- Ru.”sulla base di tre motivi e resistono con unico controricorso P.G. nella qualità di condomino del fabbricato “(OMISSIS)” ed P.E. nella qualità di erede di Pi.Gi.. Il relatore ha ravvisato un’ipotesi d’inammissibilità del ricorso. Il Presidente ha fissato l’adunanza della Corte e sono seguite le comunicazioni di rito. E’ stata presentata memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 1665 c.c., della L. n. 219 del 1981, art. 12, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la parte ricorrente che il progetto non esaurisce l’obbligazione dell’appaltatore, dovendosi avere riguardo alle successive determinazioni delle parti, e cioè al farsi dell’oggetto del contratto in sede esecutiva, e che la prova dell’esecuzione dell’opera risulta raggiunta in base alla documentazione, ivi compreso l’atto di sottomissione, non considerato dai giudici di merito. Aggiunge che il computo metrico a consuntivo eseguito dal CTU comprova l’ammontare delle opere e che opera il principio di non contestazione, non avendo il condominio disconosciuto l’intera opera ma solo alcune categorie di lavori dato che aveva chiesto una decurtazione del corrispettivo.

Il motivo è inammissibile. Con il ricorso per cassazione la parte non può rimettere in discussione, proponendo una propria diversa interpretazione, la valutazione delle risultanze processuali e la ricostruzione della fattispecie operate dai giudici del merito poichè la revisione degli accertamenti di fatto compiuti da questi ultimi è preclusa in sede di legittimità (ex multis da ultimo Cass. n. 29404 del 2017).

Quanto poi alla denuncia della violazione del principio di non contestazione va rammentato che ove con il ricorso per cassazione si ascriva al giudice di merito di non avere tenuto conto di una circostanza di fatto che si assume essere stata “pacifica” tra le parti, il precetto di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, impone al ricorrente di indicare in quale atto sia stata allegata la suddetta circostanza, ed in quale sede e modo essa sia stata provata o ritenuta pacifica (Cass. n. 24062 del 2017), onere nella specie non assolto.

Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 156 c.p.c., comma 2, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Osserva la parte ricorrente che vi è stato errore di percezione perchè non vi è alcuna motivazione in ordine all’atto di sottomissione, il quale rappresenta un vero e proprio riconoscimento di debito.

Il motivo è inammissibile. Il ricorrente denuncia l’esistenza di errore percettivo il quale, avendo natura di errore di portata revocatoria, non può essere denunciato in sede di legittimità.

Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., e art. 2697 c.c., nonchè omesso esame del fatto decisivo e controverso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Osserva la parte ricorrente che il riconoscimento di debito contenuto nell’atto di sottomissione costituisce fatto storico decisivo non considerato dai giudici di merito e che vi è omesso esame anche del comportamento di non contestazione, non avendo il condominio disconosciuto l’intera opera ma solo alcune categorie di lavori dato che aveva chiesto una decurtazione del corrispettivo.

Il motivo è inammissibile. L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie (Cass. Sez. U. n. 8053 del 2014). L’indicato onere processuale non risulta assolto con riferimento all’atto di sottomissione richiamato nel motivo.

Quanto alla violazione del principio di non contestazione si richiama quanto osservato a proposito del primo motivo.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene disatteso, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 11 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2021

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