Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7571 del 30/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 30/03/2010, (ud. 11/01/2010, dep. 30/03/2010), n.7571

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 23020/2008 proposto da:

G.G., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la CORTE

DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avv. FUCCILO MARISA,

giusta mandato ad litem in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO in persona del Dirigente con incarico di livello

generale, Direttore della Direzione Centrale Prestazioni,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144,

rappresentato e difeso dagli avv.ti LA PECCERELLA LUIGI, PUGLISI

LUCIA, giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 706/2007 della CORTE D’APPELLO di POTENZA del

27.9.07, depositata il 31/10/2 0 07;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO LAMORGESE;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. CARLO DESTRO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Potenza, con sentenza depositata 31 ottobre 2007, ha confermato, così rigettando l’impugnazione di G.G., la decisione del Tribunale di Melfi, che aveva parzialmente accolto la domanda dallo stesso avanzata nei confronti dell’INAIL, riconoscendogli, in relazione all’infortunio sul lavoro subito il (OMISSIS), il diritto alle prestazioni previste per l’inabilità temporanea e non anche per quella permanente.

La Corte territoriale, condividendo le conclusioni del consulente tecnico di ufficio nominato in appello, ha escluso che il trauma contusivo al rachide lombare, riportato dal lavoratore nell’infortunio subito mentre lavorava, avesse comportato conseguenze inabilitanti permanenti, o avesse determinato aggravamenti della pregressa patologia.

Per la cassazione della sentenza l’assicurato ha quindi proposto ricorso, cui l’INAIL ha resistito con controricorso.

Trattandosi di pronuncia pubblicata dopo il 2 marzo 2006, data da cui devono essere applicate le modifiche al processo di cassazione introdotte dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, ed essendosi ravvisate le condizioni per la decisione del ricorso con il procedimento previsto dall’art. 380 bis c.p.c., è stata redatta la relazione ai sensi di tale norma, poi ritualmente notificata alle parti costituite e comunicata al Procuratore Generale.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è articolato in due motivi: nel primo è denunciata violazione del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 74, nel secondo vizio di motivazione.

Si addebita alla sentenza impugnata di non avere considerato i postumi risultanti dalla documentazione medica allegata, così disattendendo la relazione di consulenza tecnica di parte, postumi comportanti un’ulteriore inabilità del venticinque per cento (primo motivo); e di non avere percepito le gravi lacune della indagine tecnica, la quale presenta errori diagnostici, e di avere tralasciato le prove acquisite e gli accertamenti eseguiti, tra cui in particolare la risonanza medica lombare del 31 dicembre 1999 (secondo motivo).

Il ricorso è inammissibile. Come si è già rilevato nella relazione ex art. 380 bis c.p.c., per nessuno dei due mezzi di annullamento, come innanzi sintetizzati, risultano adempiute le prescrizioni imposte dall’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, che ha apportato modifiche al processo di cassazione.

Tale norma prescrive infatti che l’illustrazione di ciascun motivo di ricorso, nei casi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1), 2), 3) e 4), deve concludersi, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto, e nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, sempre a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.

Nella specie, invece, se pure, a parziale correzione delle deduzioni contenute nella citata relazione, si deve registrare la formulazione per il primo motivo di un quesito di diritto riportato in un foglio allegato al ricorso, cui ha fatto riferimento il ricorrente nella memoria presentata, si deve tuttavia, evidenziare la inadeguatezza del quesito enunciato e ribadire la mancanza delle indicazioni richieste dall’art. 366 bis c.p.c., per la censura concernente il vizio di motivazione.

Il suddetto quesito di diritto è del seguente tenore: “Accerti la Corte se vi è stata violazione del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 74 e segg., ed enunci a norma dell’art. 363 c.p.c., il principio di diritto nell’interesse della legge”.

Tralasciando la seconda proposizione, in quanto essa si riferisce ad un procedimento, appunto quello previsto dal richiamato art. 363 c.p.c., che presupponendo l’iniziativa del Procuratore Generale presso questa Corte non ha alcuna attinenza con l’azione di impugnazione della parte privata che richiede la cassazione della sentenza impugnata, si deve osservare che il quesito formulato, limitandosi a sollecitare l’accertamento della violazione della norma indicata, è assolutamente generico e non risponde allo schema legale quale delineato dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui il quesito deve evidenziare il nesso fra la fattispecie e il principio di diritto di cui si chiede l’affermazione, diverso da quello applicato dalla pronuncia impugnata (Cass. sezioni unite 11 marzo 2008 n. 6420, Cass. 17 luglio 2008 n. 19769, Cass. 19 febbraio 2009 n. 4044).

Osserva inoltre il Collegio che le deduzioni svolte in memoria dal ricorrente Nola valgono ad inficiare i rilievi contenuti nella relazione ex art. 380 bis c.p.c., circa la mancanza di una chiara indicazione del fatto controverso, poichè secondo quanto rimarcato dalla giurisprudenza di questa Corte, l’onere di indicare chiaramente il fatto controverso ovvero le ragioni per le quali la motivazione è insufficiente, imposto dall’art. 366 bis c.p.c., deve essere adempiuto non già e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma anche riportando, al termine di esso, una indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo, e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (Cass. 7 aprile 2008 n. 8897, Cass. 24 luglio 2008 n. 20409), sintesi tanto più necessaria nella specie, in considerazione dei diversi profili del vizio di motivazione addebitato alla sentenza impugnata, in cui si sarebbero riverberati gli errori e le lacune dell’indagine tecnica espletata in appello, fatta propria dal giudice del merito.

Va dunque dichiarata l’inammissibilità del ricorso.

Non si deve provvedere sulle spese del presente giudizio, ai sensi dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo anteriore a quello di cui al D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, comma 11, convertito in L. 24 novembre 2003, n. 326, modifica qui non applicabile ratione temporis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2010

 

 

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