Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7563 del 23/03/2017


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Cassazione civile, sez. II, 23/03/2017, (ud. 28/02/2017, dep.23/03/2017),  n. 7563

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25070/2012 proposto da:

F.V., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

ASIAGO 8, presso lo studio dell’avvocato GUIDO ALFONSI, dal quale è

rappresentato e difeso dall’avvocato;

– ricorrente –

contro

A.A., FA.CL., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA A TRAVERSARI 55, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE

MARZANO, rappresentati e difesi dall’avvocato BERARDINO CIUCCI;

– controricorrenti –

e contro

B.G., G.N., D.C.A.,

S.A.M., C.E., CI.EV., AN.RI.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 815/2011 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 13/09/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/02/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA;

udito l’Avvocato Alfonsi;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, il quale ha concluso per l’inammissibilità o,

in subordine, per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

F.V. ha proposto ricorso articolato in tre motivi contro la sentenza della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA n. 815/2011, depositata il 13/09/2011, la quale, pronunciando sull’appello proposto in via principale da A.A. e FA.CL. avverso la sentenza resa il 18/02/2002 dal Tribunale di L’Aquila, ha accolto la domanda dagli stessi avanzata nei confronti di F.V., B.G., G.N., D.C.A. (erede subentrato in corso di causa a BO.PA.), S.A.M., C.E., CI.EV. e AN.RI., e così dichiarato che il terreno di proprietà A. – Fa., sito in (OMISSIS), in catasto al f. (OMISSIS), partt. (OMISSIS), è libero da servitù di passaggio.

La causa era iniziata con citazione del 26/01/2000 dei coniugi A.A. e FA.CL., i quali narravano di aver provveduto di recente a recintare il fondo in (OMISSIS), ove si trova anche la loro abitazione, il che aveva provocato il promovimento di azione di spoglio da parte dei vicini. Costoro, convenuti in questo giudizio con azione negatoria della servitù di passaggio in loro favore, avevano richiesto in via riconvenzionale la costituzione della medesima servitù alcuni per avvenuta usucapione, ed altri quale conseguenza della situazione di interclusione dei loro fondi. Il Tribunale di L’Aquila aveva dichiarato non proponibile la domanda petitoria per la pendenza del giudizio possessorio, e questa pronuncia veniva riformata dalla Corte d’Appello con una prima sentenza non definitiva. La sentenza qui impugnata n. 815/2011, di seguito, osservava come la domanda negatoria fosse resistita soltanto da parte di alcuni convenuti, poi appellati, con la pretesa di usucapione della servitù di passaggio, che però la Corte di L’Aquila definiva sprovvista di prova. Ed infatti, osservava la Corte di merito, era certo che i signori A. e Fa. avessero recintato il loro fondo nel 1999, così dando luogo alla domanda di spoglio, peraltro rigettata per mancata prova del possesso. La sentenza d’appello riferisce di due testi ( U. e P.) che avevano deposto sull’esistenza di una stradina, larga due o tre metri, sul fondo A. – Fa., utilizzata da alcuni dei convenuti, poi appellati, con motozappa e carrello, stradina dove cresceva l’erba e che era presumibilmente oggetto di passaggi sporadici e tollerati per ragioni di buon vicinato. La Corte d’Appello escludeva anche l’apparenza della servitù, essendo la stradina, appunto, ricoperta d’erba; d’altro canto, la stradina non emergeva neppure dall’allegato rilievo aerofotogrammetrico. Circa la domanda di costituzione di un passaggio coattivo, riguardante in particolare S.A.M., C.E., CI.EV. e AN.RI., anche questa veniva rigettata, sia per mancata prova che il tracciato sul fondo A. – Fa. fosse l’unico accesso possibile alla via pubblica, sia alla luce del divieto di cui all’art. 1051 c.c., u.c., essendo il terreno dei signori A. e Fa. adibito a giardino ed orto, a servizio della loro abitazione.

A.A. e FA.CL. resistono con controricorso, mentre B.G., G.N., D.C.A. (erede di BO.PA.), S.A.M., C.E., CI.EV. e AN.RI., intimati, non hanno svolto attività difensiva.

Il ricorrente ha presentato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso di F.V. deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1031 e 1058 c.c., quanto all’assunta sporadicità del passaggio sulla strada, oggetto della pretesa di usucapione, ed allo spirito di mera tolleranza che l’aveva consentito da parte dei proprietari. Si richiamano le testimonianze U. e P., che avrebbero dimostrato il possesso indisturbato e ripetuto del passaggio.

Il secondo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 1061 c.c., per aver la Corte di l’Aquila negato l’apparenza della servitù in virtù del fatto che la stradina era ricoperta di erba e non brecciata.

Il terzo motivo di ricorso denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione resa dalla sentenza impugnata sia quanto all’esistenza di una strada nel fondo dei signori A. e Fa., sia quanto alle caratteristiche della stessa.

Da ultimo, il ricorrente ripropone la questione di illegittimità costituzionale degli artt. 353 e 354 c.p.c., per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., essendo stata la causa, nel presente giudizio, decisa nel merito solo in grado di appello, in quanto il Tribunale si era limitato a statuire l’improponibilità della domanda petitoria in pendenza del procedimento possessorio.

2. I tre motivi di ricorso, per la loro connessione, possono essere esaminati congiuntamente e si rivelano infondati.

Le critiche avanzate dal ricorrente sono prive di decisività. Per costante orientamento di questa Corte, al quale la sentenza impugnata si è uniformata, in tema di servitù di passaggio, il requisito dell’apparenza richiesto dall’art. 1061 c.c., ai fini dell’usucapione deve consistere nella presenza di opere permanenti, artificiali o naturali, obiettivamente destinate al suo esercizio, visibili in modo tale da escludere la clandestinità del possesso e da farne presumere la conoscenza da parte del proprietario del fondo servente. Le opere visibili permanenti devono avere avuto tale destinazione per tutto il tempo necessario ad usucapire. Non è quindi sufficiente, di per sè, l’esistenza di una strada o di un percorso idoneo allo scopo, poichè è necessario un “quid pluris” che dimostri la specifica destinazione di dare accesso attraverso il fondo preteso servente a quello preteso dominante, (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 15447 del 10/07/2007; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 13238 del 31/05/2010). La servitù di passaggio può, allora, considerarsi apparente, e quindi suscettibile di acquisto per usucapione, anche se esercitata attraverso un sentiero naturalmente formatosi per effetto del calpestio, soltanto se venga preventivamente accertata, in rapporto alle caratteristiche della complessiva situazione di fatto, la precisa struttura del sentiero, al fine di verificare se ne sia o meno visibile la strumentalità rispetto al bisogno del fondo da considerare dominante. Nella specie la Corte di L’Aquila ha negato l’apparenza della strada oggetto del vantato diritto di passaggio, nonchè rilevato il difetto di prova dei più elementi obiettivi interdipendenti indicati, e tale apprezzamento discrezionale di fatto, prerogativa del giudice del merito, giacchè congruamente motivato, si sottrae ad ogni sindacato in sede di legittimità (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 2994 del 17/02/2004).

Del resto, più in generale, l’accertamento relativo al possesso “ad usucapionem”, alla rilevanza delle prove ed alla determinazione del decorso del tempo necessario al verificarsi dell’usucapione, involgendo questioni di fatto che suppongono l’esame, la selezione e la valutazione delle risultanze probatorie, è sempre devoluto al giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici.

La motivazione della Corte d’Appello pone in risalto come essa non abbia rinvenuto nelle prove raccolte la dimostrazione dell’esistenza di un tracciato insistente sul fondo dei signori A. e Fa. tale da denotare, senza incertezze o ambiguità di sorta, la sua visibile e permanente destinazione all’esercizio della servitù di passaggio in favore, fra gli altri, del fondo di proprietà F., e tale prudente apprezzamento del giudice di merito non può essere rimeditato in questa sede. Tanto meno la Corte di L’Aquila ha ritenuto raggiunta la prova dell’avvenuta usucapione, stante il mancato assolvimento del relativo onere probatorio del possesso della servitù di passaggio per un periodo ventennale.

Altrettanto, è comunque insindacabile nel giudizio di cassazione l’accertamento di fatto del giudice del merito, diretto a stabilire se l’attore in usucapione abbia spiegato sul fondo del convenuto un’attività corrispondente all’esercizio della servitù di passaggio, ovvero se la detta attività sia stata compiuta per mera tolleranza, nella specie assumendosi, con motivazione immune da vizi logici o giuridici, dovuta a rapporti di buon vicinato, ancorchè protrattasi per lungo tempo.

Circa la dedotta questione di illegittimità costituzionale, il ricorrente non offre elementi per modificare l’orientamento di questa Corte, secondo cui i casi che impongono la rimessione della causa al giudice di primo grado sono espressamente indicati dagli artt. 353 e 354 c.p.c. e, al di fuori dei casi ivi tassativamente previsti, non è possibile la rimessione al primo giudice, secondo quanto esplicitato dall’art. 354 c.p.c., la cui disposizione esprime una norma conforme a Costituzione, giacchè non esiste garanzia costituzionale del doppio grado di giurisdizione di merito, e il principio di eguaglianza impedisce al legislatore di dettare norme diverse per regolare situazioni ritenute differenti, mentre il diritto di difesa è ampiamente realizzato con la previsione del potere – dovere del giudice d’appello di decidere la causa nel merito, previa rinnovazione, nel contraddittorio di tutte le parti, degli atti eventualmente nulli o omessi in primo grado (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 18691 del 06/09/2007; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 8993 del 05/06/2003).

Va perciò rigettato il ricorso. Le spese del giudizio di cassazione vanno regolate secondo soccombenza nell’importo liquidato in dispositivo in favore dei controricorrenti A.A. e FA.CL., mentre non occorre provvedere al riguardo per gli altri intimati B.G., G.N., D.C.A., S.A.M., C.E., CI.EV. e AN.RI., i quali non hanno svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare ai controricorrenti A.A. e FA.CL. le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 28 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2017

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