Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7558 del 27/03/2020

Cassazione civile sez. I, 27/03/2020, (ud. 18/02/2020, dep. 27/03/2020), n.7558

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10101/2019 proposto da:

K.S., elettivamente domiciliato in Roma, presso la CANCELLERIA

CIVILE DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato Leonardo Bardi del Foro di Milano, giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 26/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/02/2020 da Dott. IOFRIDA GIULIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Milano, con decreto n. 1903/2019, depositato in data 26/2/2019, ha respinto la richiesta di K.S., cittadino della (OMISSIS), a seguito di diniego da parte della competente Commissione territoriale, di riconoscimento dello status di rifugiato, nonchè della protezione sussidiaria e per ragioni umanitarie.

In particolare, i giudici del Tribunale, all’esito di udienza di comparizione delle parti, hanno rilevato che: la vicenda personale narrata dal medesimo (essere stato costretto a lasciare il Paese d’origine, in ragione del suo rifiuto di sposare una donna scelta dal padre e perchè era stato convocato dalla Polizia, su denuncia di uno zio, e non si era presentato) non era credibile, per genericità e diverse incongruenze, cosicchè non integrava i presupposti richiesti per il riconoscimento dello status di rifugiato, con riguardo a rischi di persecuzione o di danno grave in caso di rientro nel Paese d’origine; quanto alla richiesta di protezione sussidiaria, il Paese non risultava interessato da situazione di violenza indiscriminata o generalizzata (come risultava dai Report del Human Rights Watch e di altri organismi internazionali); non ricorrevano le condizioni per la concessione del permesso per ragioni umanitarie, non emergendo ragioni di particolare vulnerabilità dello straniero o situazioni di significativo inserimento nel territorio italiano.

Avverso il suddetto decreto, K.S. propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno (che si costituisce al solo fine di partecipare all’udienza pubblica di discussione).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 111, lett. a) e b) denunciando che, malgrado la non disponibilità della videoregistrazione dell’audizione del richiedente dinnanzi alla Commissione territoriale, all’udienza di comparizione delle parti, il richiedente non fosse stato personalmente sentito; si lamenta, poi, in relazione al rigetto della richiesta di protezione sussidiaria ed umanitaria, con il secondo motivo, la violazione o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 32, comma 3 D.Lgs. e D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5,20 e 20 bis nonchè, con il terzo motivo, l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 5, di fatto decisivo rappresentato dalla situazione di vulnerabilità personale, in relazione ai contrasti familiari insorti nel suo Paese ed alla situazione di indigenza in cui verrebbe a trovarsi in caso di rientro in (OMISSIS).

2.Le censure sono inammissibili.

Invero, il ricorrente lamenta genericamente il mancato espletamento dell’udienza di comparizione delle parti e la mancata sua audizione, ma dal decreto impugnato si evince che il 18/1/2019 si è tenuta l’udienza di comparizione “alla presenza del richiedente”, udienza delegata ad un GOP.

Il richiedente è stato ritenuto non credibile.

Questa Corte ha recentemente chiarito che la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nella specie nemmeno prospettato) come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (cfr. Cass. n. 3340 del 2019).

Il Tribunale ha anche motivatamente escluso – facendo riferimento alle fonti internazionali – che la zona di provenienza del ricorrente sia caratterizzata dalla presenza di un conflitto armato generatore di una situazione di violenza tanto diffusa ed indiscriminata da interessare qualsiasi persona ivi abitualmente dimorante.

Quanto poi alla richiesta di protezione umanitaria, il Tribunale ha sostanzialmente escluso l’esistenza di qualsivoglia specifica allegazione in punto di sua vulnerabilità, senza che il ricorrente abbia efficacemente censurato tale statuizione, a tal fine dovendosi solo evidenziare, in riferimento specifico al quinto motivo, che l’omesso esame ivi denunciato, oltre a non rispettare i canoni di prospettazione di tale vizio sanciti da Cass., SU, n. 8053 del 2014, investe circostanze prospettate del tutto genericamente ed in via astratta, così da renderne impossibile la loro valutazione in termini di necessaria decisività.

Giova aggiungere che le Sezioni Unite di questa Corte, nella recente sentenza n. 29460/2019, hanno ribadito, in motivazione, l’orientamento di questo giudice di legittimità in ordine al “rilievo centrale alla valutazione comparativa tra il grado d’integrazione effettiva nel nostro paese e la situazione soggettiva e oggettiva del richiedente nel paese di origine, al fine di verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile e costitutivo della dignità personale”, rilevando che “non può, peraltro, essere riconosciuto al cittadino straniero il diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari considerando, isolatamente e astrattamente, il suo livello di integrazione in Italia, nè il diritto può essere affermato in considerazione del contesto di generale e non specifica compromissione dei diritti umani accertato in relazione al paese di provenienza (Cass. 28 giugno 2018, n. 17072)”, in quanto, così facendo, “si prenderebbe altrimenti in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo paese di origine, in termini del tutto generali ed astratti, di per sè inidonea al riconoscimento della protezione umanitaria”.

3.Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il ricorso.

Non v’è luogo a provvedere sulle spese processuali, non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 marzo 2020

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