Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7459 del 26/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 26/03/2010, (ud. 02/03/2010, dep. 26/03/2010), n.7459

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 8742/2009 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO

VISCONTI 20, presso lo studio dell’avvocato ANTONINI Mario, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MURINO GIULIANA, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati VALENTE

Nicola, PULLI CLEMENTINA, RICCIO ALESSANDRO, giusta procura speciale

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 422/2008 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI del

22.10.08, depositata il 13/11/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. GIANCARLO D’AGOSTINO.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. IGNAZIO PATRONE.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Nella causa promossa con ricorso del 6.12.2005 da C.A. contro l’Inps per il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento e la condanna dell’Istituto al pagamento delle relative prestazioni, la Corte di Appello di Cagliari, con sentenza depositata il 13.11.2008, ha rigettato l’appello proposto dal C. avverso la sentenza di primo grado che, dichiarata cessata la materia del contendere per avere l’Inps corrisposto gli arretrati nell’aprile 2006, aveva liquidato le spese, secondo l’appellante, in misura inferiore ai minimi tariffari.

A sostegno della decisione il giudice di appello ha aderito alla tesi dell’applicabilità alle controversie aventi ad oggetto una prestazione assistenziale dell’art. 13 c.p.c., comma 1, trattandosi di prestazioni che partecipano della natura di prestazioni assistenziali ed ha affermato che nella specie il valore della controversia è pari all’ammontare delle somme dovute per due anni (433,83 x 24 = 10.411,92) ed è quindi compreso nello scaglione da Euro 5200,00 ad Euro 25900,00.

La Corte ha rilevato altresì che nella specie gli onorari, a norma della L. n. 794 del 1942, art. 4, comma 2, potevano essere ridotti fino alla metà dei minimi trattandosi di causa di particolare semplicità.

Avverso detta sentenza il C. ha proposto ricorso con un motivo con il quale, denunciando violazione dell’art. 13 c.p.c., comma 2, ha affermato che il valore delle controversie assistenziali deve essere assimilato ad una rendita vitalizia per cui nella specie il valore della controversia è compreso tra Euro 51700,00 ed Euro 103.300,00, valore ottenuto dalla moltiplicazione del rateo mensile (Euro 433,83) per tredici mensilità e per dieci anni.

L’Inps ha resistito con controricorso.

Osserva la Corte che il dispositivo della sentenza è conforme a diritto, ancorchè la motivazione del provvedimento debba essere corretta.

Nella specie non è dubbia l’applicabilità dell’art. 13 c.p.c., comma 2, parte seconda. La giurisprudenza di questa Corte è costante nell’affermare che il valore di una causa in tema di pensione di invalidità, al fine di stabilire gli onorari e i diritti spettanti al difensore, deve essere determinato alla stregua del criterio dettato dall’art. 13 c.p.c., comma 2, per le cause relative a rendite temporanee o vitalizie (vedi Cass. n. 7203/2004, n. 373/1989, n. 2837/1986).

Peraltro deve ritenersi corretta l’interpretazione per cui, se il titolo non è controverso, il valore della causa si determina cumulando le annualità domandate “fino ad un massimo di dieci”. Il limite delle dieci annualità opera quindi nel solo caso in cui le annualità richieste siano superiori. Nella specie le annualità domandate sono tre, che vanno dalla domanda amministrativa (31.3.2003) all’aprile 2006, e ammontano a complessivi Euro 16919,37 (Euro 433,83 per 13 per 3), rendendo quindi applicabile lo scaglione indicato dal giudice di appello.

Nessuna censura è stata proposta avverso quella parte della decisione che ha dichiarato applicabile il disposto della L. n. 794 del 1942, art. 4, comma 2, in tema di riduzione degli onorari.

In definitiva, il ricorso deve essere respinto. Quanto alle spese, non ricorrendo le condizioni per l’applicabilità dell’art. 152 disp. att. c.p.c., nel testo introdotto dalla legge n. 326/2003, il ricorrente deve essere condannato al pagamento in favore dell’Inps delle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 30,00 per esborsi ed in Euro millecinquecento per onorari, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 2 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 marzo 2010

 

 

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